I Football - “Stasera qui non si gufa Juve, si tifa Barça” - 19 apr

Scritto da  Apr 19, 2017

 

 

Con il ritorno dei quarti di Finale di Champions League tra Juventus e Barcellona, torna a tenere banco il più classico dei discorsi “etico-calcistico”. Tifare o gufare? Questo è il problema.

Tuttavia, mentre nel resto d’Italia l’eterno i tifosi continueranno a discutere sull’eterno dilemma in una città della Sardegna non avranno dubbi su chi sostenere stasera tra Messi e Higuain.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." alt="" width="896" height="504" />Ad Alghero, infatti, c’è una piccola comunità catalana che urlerà di gioia solo per i gol di Suarez e Neymar. Ma perchè in questa parte nord occidentale dell’isola si tifa Barça? Per capirlo bisogna sapere che fra i 32mila abitanti di Alghero è ancora viva una parlata catalana appartenente che sarebbe parlata ancora oggi da 18mila persone. La presenza storica della comunità catalana in Sardegna risale al 1323 quando Alonso d’Aragona iniziò la conquista dell’isola: Alghero, fedele alla Repubblica Genovese, cadde solo nel 1353, sotto l’azione dell’ammiraglio Bernat De Cabrera.

I locali, però, non accettarono passivamente la presenza dei nuovi dominatori spagnoli protestando con diverse rivolte popolari. Ne seguì il re Pietro il Cerimonioso decise espellere, nel 1372, tutti i genovesi ed i sardi ripopolando la zona con emigrati spagnoli provenienti da Valencia, dal Penedés, dalle Baleari, Barcellona e da Taragona.

In seguito il catalano divenne addirittura lingua ufficiale in tutta la Sardegna settentrionale ed Alghero, dotata di ampia autonomia, divenne un unicuum sopratutto per quanto riguarda la lingua. Anche dopo il passaggio dell’isola sotto il dominio dei Savoia e la conseguente introduzione dell’italiano dell’uso pubblico ed ufficiale, l’uso parlato del catalano continuò a vivere.

Nel dopoguerra vennero fondati diversi gruppi culturali, tra i quali il Centre d’Estudis Algueresos nel 1950, che hanno promosso un’intensa attività fatta da pubblicazioni, concorsi poetici, ricerche e sopratutto, dal 1973, i primi esempi di insegnamento scolastico.

Oggi la lingua catalana è ancora molto usata sia nella produzione letteraria, sia nella toponomastica che nella vita culturale locale. E non fa eccezione la stampa, con il giornale La Revista de l’Alguer.

Storia a parte, Alghero vivrà la sua notte di Champions divisa a metà tra juventini e catalani. Come nel 2015, quando la finale di Champions proprio tra la squadra di Allegri e i blaugrana scatenò non poche polemiche nella cittadina sarda. Durante il primo tempo di quella finale, infatti, il sindaco Mario Bruno postò su Facebook una foto del Camp Nou creando un certo attrito con gli algheresi di fede juventina tanto che lo stesso Bruno decise di rimuovere lo status.

Andando più indietro nel tempo, a cavallo tra il 2010 e il 2012, un altro sindaco di Alghero fu protagonista di una vicenda legata sempre al Barcellona e alla Champions League. In quel periodo le sfidanti dei catalani erano le milanesi. Nel 2010 il primo cittadino di Alghero era Marco Tedde che, in occasione della semifinale con l’Inter, si schierò dalla parte della squadra di Guardiola. Alcuni algheresi, i più “italiani” della città, lo accusarono di aver preso le parti dei “colonizzatori”. Due anni dopo però Tedde non si comportò alla stessa maniera quando a sfidare il Barça in Champions fu il Milan, suscitando non poche polemiche. Nessun ripensamento sui “colonizzatori”. In realtà Tedde era milanista.

Ultima modifica il Giovedì, 20 Aprile 2017 18:46
Daniele Polidoro

Ho un sogno: quello di diventare giornalista sportivo. Desiderio che nasce da lontano, precisamente dai campi di terra e fango della periferia teatina. Poi l'illuminazione: giunta nel momento in cui ho capito che ero più utile con una penna in mano che con un pallone tra i piedi.
Oltre che su 1000 Cuori Rossoblu, puoi leggermi sul mio blog: https://calciogabbana.wordpress.com/