Football Knowledge #1: I nomi degli stadi

Scritto da  Set 06, 2017


Quante volte, nella nostra vita, ci imbattiamo in aneddoti che suscitano la nostra curiosità? Quante volte, da un singola frase, simbologia o numero, cerchiamo di estrapolare, tramite una ricerca, una vera e propria storia?

Il calcio, in particolare, è ricco di situazioni del genere. È per questo motivo che nasce Football Knowledge, una nuova rubrica in cui cercheremo di narrarvi diverse stranezze relative al mondo del pallone ad esagoni. Non solo: cercheremo, tramite i vostri suggerimenti, di scovarne ulteriori. Per questo, attendiamo (copiosi) i vostri commenti sulla pagina Facebook di 1000 Cuori Rossoblu e BFC Group!

Per dare il via a Football Knowledge, abbiamo deciso di trattare il tema della nomenclatura degli stadi italiani. Tantissime sono le curiosità che avvolgono le denominazioni dei nostri impianti, a partire dalla Serie A.

Sono 16 le strutture utilizzate dai 20 club della massima serie: come noto ai più, le squadre di Genova, Milano, Verona e Roma condividono il principale impianto cittadino, mentre Torino è l’unica città del campionato a vantare due stadi. Ciò che incuriosisce è ben 5 di essi presentino una doppia nomenclatura: trattasi del “Ciro Vigorito – Santa Colomba” di Benevento, il “Giuseppe Meazza – San Siro” di Milano, il “Mapei Stadium – Città del Tricolore” di Reggio Emilia, il “Friuli – Dacia Arena” di Udine e l’ “Olimpico – Grande Torino” dell’omonima città sabauda. Non figura nell’elenco, diversamente da quanto si possa pensare, il “Luigi Ferraris” di Genova: il nome Marassi, frequentemente utilizzato, esiste solo in via ufficiosa, stante l’edificazione nell’impianto nel quartiere cittadino.

Lo stesso “Ferraris” è uno degli appena 3 stadi intitolato ad un calciatore professionista: Luigi, infatti, militò nel Genoa nei primi anni del 1900, morendo poi nel primo conflitto mondiale; con lui gli altri giocatori ad aver l’onore, pur postumo, di essere detentori del nome di un impianto sono il già citato Meazza, bandiera dell’Inter, ma con trascorsi anche tra i cugini rossoneri, e Ezio Scida, capitano del Crotone negli anni ’40. Di appena un’unità superiore è il numero dei dirigenti di club che danno il nome ad uno stadio: solo due di essi, Renato Dall’Ara e Paolo Mazza, furono presidenti dei principali club delle rispettive città, mentre si limitarono alle cariche dirigenziali minori Artemio Franchi, che dalle scrivanie della Fiorentina iniziò la scalata che lo vedrà, successivamente, presidente UEFA e vicepresidente FIFA, e Ciro Vigorito, fratello di Oreste, attuale presidente del Benevento, che fu amministratore delegato dei sanniti.

Non può mancare, inoltre, il legame tra il nome dello stadio e il territorio in cui sorge: ne sono esempio la “Sardegna Arena” di Cagliari, impianto provvisorio costruito a pochi metri dal vecchio “Sant’Elia”, in attesa della nuova casa degli isolani, e il “Friuli” ad Udine; mentre fanno riferimento rispettivamente al quartiere in cui sorge e alla via dell’ingresso principale “San Siro” e il “Santa Colomba”. Non meno legato alla realtà cittadina è il “Città del Tricolore”: si narra, infatti, che l’attuale bandiera italiana nacque a Reggio Emilia, mentre Roma e Torino omaggiano con il nome “Olimpico” gli impianti teatro delle cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi estivi del 1960 e quelli invernali del 2006. Marcantonio Bentegodi, storico benefattore dello sport veronese, dà il nome allo stadio di Verona, quello di Bergamo, invece, omaggia gli Atleti Azzurri d’Italia. Ai meno romantici  Allianz (ex Juventus) e Mapei Stadium e Dacia Arena fanno da contrappeso il “San Paolo” di Napoli, che prende il nome dall'apostolo Paolo di Tarso, il quale, si narra, sbarcò per la prima volta in Italia nel porto di Fuorigrotta, a pochi metri da dove è stato costruito lo stadio, e il “Grande Torino”, che celebra i caduti di Superga.

Numerosi, a tal proposito, sono gli impianti intitolati ai granata tragicamente scomparsi il 4 Maggio del 1949, sparsi in tutt'Italia: il più grande di essi è il “Mario Rigamonti” di Brescia, città natale del mediano, con una capienza attualmente attestata a 16.743 posti (ma toccò, in passato, i 28.000). L’intrinseco legame con le origini degli eroi di Superga fa sì che prendano il nome dei calciatori deceduti gli impianti di Savona (Bacigalupo, nato in provincia, a Vado), Chioggia (i fratelli Ballarin), Trieste (Grezar, oggi non più utilizzato dalla Triestina), Marostica (Maroso), Mantova (Martelli), Varese (Ossola), Vicenza (Menti) e addirittura il piccolissimo centro di Claut, in provincia di Pordenone, che diede i natali a Ruggero Grava, emigrato in Francia da piccolissimo con i genitori, e che, recentemente, ha ricordato il compianto concittadino dandovi il nome del campo comunale. Ultimo, non per importanza, Rubens Fadini, unico emiliano della squadra: porta, ovviamente, il suo nome lo stadio di Jolanda di Savoia, nel ferrarese.

Allo stesso Fadini, inoltre, è intitolato lo stadio di Giulianova. Il motivo è alquanto curioso: quando, nel 1951, si decise di dare un nome all’impianto del centro abruzzese, i dirigenti giuliani, per evitare strumentalizzazioni politiche nella scelta, inserirono in un’apposita urna i nomi dei 18 calciatori del Grande Torino, lasciando alla sorte il compito di determinare l’esito finale. E a pochi passi da Giulianova, varcando il confine nord dell’Abruzzo in direzione Marche, più precisamente a San Benedetto del Tronto, in un’altra struttura dedicata a due compianti giocatori torinesi, i fratelli Ballarin, avvenne un’inenarrabile tragedia: il 7 Giugno del 1981, in un rogo accidentalmente scoppiato nella curva della squadra di casa, persero la vita le giovani tifose Maria Teresa Napoleoni e Carla Bisirri (cliccando sul link, si aprirà un articolo che parla dell'accaduto).

 

Chiudiamo con qualche altra piccola curiosità relativa ai nomi dati agli stadi: solo un impianto, tra le squadre attualmente militanti dalla A alla D, è dedicato ad un calciatore straniero. Trattasi del “José Guimarães Dirceu” di Eboli, nel salernitano, intitolato al brasiliano ex Atletico Madrid, Verona e Napoli, che chiuse la sua carriera con la maglia dell’Ebolitana, vestita tra il 1989 e il 1991, salvo poi ripensarci e giocare una manciata di partite a Benevento nel 1992. Agrigento, invece, tributa un celebre concittadino vissuto… 2500 anni fa: trattasi dell’atleta olimpionico Esseneto, campione nella corsa con le bighe. Infine, un tocco di sano patriottismo calcistico: gli impianti di Carpenedolo, in provincia di Brescia, e Noale (VE) celebrano le ultime due vittorie azzurre ai Mondiali, chiamandosi rispettivamente “Mundial ‘82” e “Azzurri d’Italia ‘06”, mentre lo stadio di Marino, nei pressi di Roma, centro d’allenamento della Nazionale Italiana nell’avventura iridata del 1990, per un breve periodo ha preso un nome che evoca molteplici ricordi, un pezzo di storia del football nostrano: Italia ’90, of course.

Claudio Leone

Palermitano di nascita, valledolmese di crescita (e nel cuore), imolese dall'adolescenza in poi. Innamorato del calcio in ogni sua espressione, vivo di curiosità, con picchi di entusiasmo fanciulleschi nel nutrirmi di storie poco note. Segno distintivo: politeista. Venero Roby Baggio, Federico Buffa ed altri personaggi del mondo sportivo.