La lettera scarlatta: Caro Roberto... - 16 Mag

Scritto da  Mag 16, 2018

Caro Roberto, è finita com’era giusto che finisse. Saltiamo le dichiarazioni di rito e andiamo sul concreto: tu non ne potevi più del gelido splendore di San Pietroburgo, la Nazionale aveva un disperato bisogno di ritrovare uno slancio che chissà dov’è finito e quindi il “matrimonio” (uso le virgolette, perché a quanto pare ne stai per vivere un altro senza virgolette… Auguri!) s’aveva da fare. Da oggi, ritroverai milioni di “amici” (altre virgolette necessarie) pronti a inondarti di buoni consigli in attesa di accendere il rogo sul quale cercheranno di bruciarti prima o poi, ma sai anche che gli amici veri, quelli – appunto – senza virgolette e senza carbonella in cantina, saranno come sempre al tuo fianco. Tanto lo sai quello che ti aspetta, e hai la buccia abbastanza grossa per non averne paura. La Juventus ha appena vinto il settimo scudetto consecutivo, eppure una buona parte della tifoseria (la più rumorosa) per festeggiare ha chiesto il licenziamento di Allegri perché la Juve “gioca male”. È l’Italia, Roberto, e tu la conosci bene. Sai che le prime partite rappresenteranno la luna di miele, ma poi nessuno ti farà più sconti perché siamo un popolo di tuttologi, figurati se al tuo posto non avremmo fatto meglio… Te lo dico prima, perché dopo sarà troppo facile: nessuno ti ringrazierà per il lavoro che farai, “perché con tutti i soldi che guadagni…”, così come nessuno ti perdonerà il minimo errore, “perché con tutti i soldi che guadagni…”. Sì, Roberto: so già che sarà divertente fare il tifo per te, difendere le tue scelte, spiegare le tue incazzature. Perché ci saranno, mi auguro: sarai mica diventato un buonista, eh? Tu poi in Azzurro hai una storia maledetta. Adesso che siedi in panchina, diciamolo che cosa non ha funzionato, proviamo a spiegare perché uno dei più fulgidi talenti calcistici degli ultimi decenni ha pagato dazio in Nazionale. La spiegazione, ancora oggi, è messa nero su bianco – ma senza commento – nell’incipit della tua scheda su wikipedia: “Roberto Mancini (Jesi, 27 novembre 1964) è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista o attaccante, attuale commissario tecnico della nazionale italiana”. Ecco: a poco meno di vent’anni dal tuo ritiro, quel dubbio (“centrocampista o attaccante”) ti insegue ancora. Bearzot ti fece fuori perché tu facesti una pataccata, ma Vicini e Sacchi ti tarparono le ali perché non ebbero il coraggio di schierarti assieme a un altro grande Roberto del calcio italiano, Baggio. Eravate “atipici”? No, eravate fuoriclasse, ma la prudenza di uno e la rigidità tattica dell’altro sancirono la tua Via Crucis azzurra. Adesso ci torni, in Nazionale, e per tua disgrazia non avrai lo stesso problema di Azeglio e Arrigo: oggi di fuoriclasse ce ne sono veramente pochi, non hai problemi di abbondanza… Centrocampista o attaccante: come se fosse un problema. Ti affido virtualmente Simone Verdi, un altro che – nel suo piccolo – corre il rischio di non essere inquadrabile come lo eri tu, e ti confesso qual è la tua partita che ancora oggi porto nel cuore. Goteborg, 9 maggio 1990, finale di Coppa delle Coppe, Sampdoria-Anderlecht 2-0. Io c’ero, quella sera all’Ullevi, ma quel che più conta c’eri tu, in campo. L’Anderlecht chiuso a radicchio a difesa di uno squallido 0-0 che avrebbe portato ai rigori. Tu a dettare legge (la legge del più forte), a smistare palloni, a cercare la conclusione personale: niente da fare, il bunker reggeva. Colpisti anche un palo, se non ricordo male; di sicuro fiaccasti la difesa belga senza però iscrivere il tuo nome nel tabellino dei marcatori. Quello, il nome, lo iscrisse Luca. Del fatto che tu fosti il migliore in campo, quella sera, resta traccia nei ricordi di chi ha visto la partita; per tutti gli altri ci sono gli almanacchi, che riportano la doppietta di Vialli… Ecco, Roberto, che cosa dovrai fare, da oggi in poi: portare la croce di un movimento regredito, fare scelte geniali e aspettare che altri (i ragazzi che sceglierai) passino agli onori dell’albo d’oro. Cazzotenefrega, Roberto: con tutti i soldi che guadagni… A proposito: ci vediamo dal Moro a mangiare un gelato. Offro io, naturalmente.

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Maggio 2018 17:15
Marco Montanari

Nel suo curriculum, alla rinfusa, Guerin Sportivo, Treccani, Gruppo Poligrafici Editoriale, La Gazzetta dello Sport, Panini, SportMediaset, Corriere della Sera e alcuni house organ di società calcistiche.
Oggi vorrebbe essere il… Palacio del fantastico gruppo dei 1000 Cuori Rossoblu.