Il mondo è bello perché è Mario

Scritto da  Mag 28, 2018

Doverosa premessa: sono fazioso. Già, quando si parla di Roberto Mancini dimentico la mia onestà intellettuale e divento fazioso a tutti gli effetti. Perché da appassionato di calcio, Roberto può essere solo amato. Da giornalista, non posso fare altro che ringraziarlo perché non è mai stato banale, un bel vantaggio per chi – come noi – storicamente ha dovuto fare i conti con monosillabili pronunciati da esseri monocellulari. E poi da amico, perché… Beh, questi sono cazzi nostri e li tengo per noi. Quindi, lo dico subito, fino a quando Roberto Mancini sarà il Ct della Nazionale italiana, non sperate che io lo attacchi pubblicamente: se farà cazzate (e le farà, ovviamente), lo dirò direttamente a lui. Stasera, la mia rinnovata faziosità mi ha portato a compiere una sorta di fioretto: guardare l’amichevole con l’Arabia Saudita, una roba che può essere catalogata alla voce “prova d’amore”. Perché non so voi, ma io l’Italia l’ho guardata solo in occasioni ufficiali, Europei e Mondiali, se non costretto dal lavoro. Ma adesso c’è Roberto e tutto è diverso. Quanto me ne freghi del risultato della partita è certificata dall’orario in cui pubblico questo post: l’Italia vinciucchia 1-0, ma non è importante. L’importante, per me e per tutti quelli che amano questo sport, è che Mancini ha già ottenuto due grandi successi: gli azzurri pare abbiano voglia di fare bella figura, nonostante siano relegati al ruolo di sparring partner degli arabi (questi non ne avevano voglia neanche contro la Svezia, ricordate?) e Balotelli ha già segnato. Perché Balotelli – e questo Roberto lo sa da sempre – è la vera, grande scommessa da vincere. Mario ha sempre avuto mezzi atletici e tecnici fuori dal comune, ma nessuno – tranne Mancini – è stato capace di farlo rendere per quanto vale. Mario è come quel figlio che si comporta da coglione ma tu sai che non lo è. Mario è il classico “il ragazzo ha buone capacità, ma non si applica”. Mario, insomma, siamo noi. E il mondo è bello perché è Mario, quando c’è il Mancio…

Ultima modifica il Lunedì, 28 Maggio 2018 21:38
Marco Montanari

Nel suo curriculum, alla rinfusa, Guerin Sportivo, Treccani, Gruppo Poligrafici Editoriale, La Gazzetta dello Sport, Panini, SportMediaset, Corriere della Sera e alcuni house organ di società calcistiche.
Oggi vorrebbe essere il… Palacio del fantastico gruppo dei 1000 Cuori Rossoblu.