Canta che ti passa: Ma il cielo è sempre più blu

Scritto da  Nov 22, 2018

Lunedì 13 novembre 2017, l’Italia entra nell’Inferno delle non ammesse al Mondiale, dopo il pareggio 0-0 contro gli svedesi, a San Siro; sabato 17 novembre 2018, l’Italia torna a Milano e, dopo i 90’ contro il Portogallo, fa l’ingresso nel Purgatorio delle squadre messe in sala d’attesa per accedere a Euro 2020.
In mezzo, contestazioni, mancate dimissioni, presidenza FIGC vacante, posto da Ct relegato a tempo determinato a Di Biagio, al quale subentra Mancini, che viene criticato perché nella Nations League gli Azzurri giocano male, non vincono e non adotta una linea costante riguardo alle convocazioni.
Respiro.
Morale: se ne sono viste di tutti i colori, dopo la più grande “tragedia” sportiva-calcistica dal 1966.

Ho ripescato una canzone del 1975 che, sebbene sia stata scritta negli anni di piombo, risulta tanto attuale quanto il suo autore. Rino Gaetano descrive in maniera molto sintetica (e senza giri di parole) tutta la situazione italiana di quegli anni. Quasi mezzo secolo dopo (che fa più riflettere rispetto alla frase “Dopo quarantatrè anni”), astenendoci dal proferire sentenze in ambiti al di fuori del mondo del pallone, la canzone del cantautore calabrese è lo specchio del Belpaese a esagoni e pentagoni.
Nell’ultimo giro di calendario abbiamo assistito a chi suda il salario, chi ama i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria, chi va sotto un treno, chi sogna i milioni, chi gioca coi fili, chi ruba, chi lotta, chi legge la mano, chi regna sovrano, chi è assicurato, chi grida “Al ladro!”…

C’era confusione quella volta, c’è confusione ora e alla fine non cambia un bel niente, sotto il profilo del potere. Abbiamo passato un anno al buio, dove la rivoluzione tanto cantata dai “proletari” del Paese è rimasta solamente scritta sulle bacheche dei rispettivi profili Facebook. Non ci sono state proteste con cortei o occupazioni come quella volta (per carità, si tratta solo di un paragone), e quindi ci è toccato constatare con mano come la barca verdebiancorossa abbia toccato il fondo al triplice fischio di quel lunedì lontano 365 giorni, per poi aver assistito al famoso “raschiare il fondo” con l’attaccamento alla poltrona da parte di Tavecchio e Ventura.
Tralasciando l’onta di aver trovato il padrone della FIGC solo un mese fa (“Viva i giov…ah, no”), abbiamo pregato Conte e coccolato Ancelotti perché riportassero ai vecchi fasti la Nazionale. Quando le mani di ogni tifoso italiano stavano ormai spellandosi per il troppo sfregamento, ecco che arriva Mancini. E giù caccapupù quando convoca Balotelli o pareggia con l’Ucraina (e meno male che la Polonia ha fatto elemosina). L’allenatore di Jesi ha sempre dichiarato che fare il Ct era il suo sogno; certo, magari sperava di ricevere l’incarico in una situazione più tranquilla, ma – prima di risalire la china – bisogna sempre riempire il fondo, dopo averlo raschiato.
Alla fine della lunga ed estenuante fiera, siamo riusciti ad accaparrarci il Purgatorio dell’infima competizione inventata dalla UEFA. Ci giocheremo la qualificazione agli Europei del 2020 più avanti, ma almeno non abbiamo fatto la fine della Germania.
E qui, nel bicchiere mezzo pieno, la barca verdebiancorossa torna a galla. Noi italiani siamo salvi, noi italiani veniamo fuori nei momenti di difficoltà, noi italiani abbiamo tanti difetti, but in the end it doesn’t even matter, come cantano i Linkin Park, perché tutta la sporcizia che abbiamo passato (e che c’è ancora!) scompare tutto d’un tratto in un urlo liberatorio: “Ma il cielo è sempre più blù!

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.