Monday Night – QPR: la prima volta non si scorda mai!

Scritto da  Apr 15, 2019

 

 

 

Anno domini 2014. Mi trovo a Londra da diverso tempo: un po’ per motivi di studio, un po’ per motivi sentimentali. Diciamo 50 e 50. Verosimilmente 20 e 80, ma tant’è.

Per gli appassionati di sport (e soprattutto di calcio), questa città è probabilmente quella che più si avvicina al paradiso. Nella City si sa, risiedono una marea di squadre e la scelta non manca.

Non sono ancora stato a vedere una partita e, piuttosto misteriosamente, opto per il Queens Park Rangers (sarà la mia indole anticonvenzionale o che ne so), anche se la vicinanza geografica rispetto alla mia misera abitazione nel nord della capitale suggerirebbe l’Arsenal ...

Ad ogni modo, compro un biglietto per il match tra QPR e Reading in un piovoso venerdì pomeriggio: 28 Sterline e via.

Domenica, 16 febbraio 2014. Sono sulla “Circle Line” in direzione Hammersmith. Davanti a me, una bizzarra coppia da telefilm americano anni ottanta. Una sorta di “sbirro buono&sbirro cattivo”. Il primo: orientale, ciuffo brizzolato, giacca e cravatta. Il secondo: occhiali a specchio, barba irsuta, capello lungo e camicia sbottonata.

Scendiamo tutti alla stazione di Wood Lane. L’enorme edificio che ospita la sede della BBC appena fuori dalla fermata della metro non mi è del tutto nuovo. Qualche tempo fa, tra una scadenza d’affitto e l’altra, sono stato ospitato da queste parti per una decina di giorni.

L’orario è giusto, la temperatura incredibilmente gradevole per essere pieno inverno.

Mi accodo silenziosamente su "South Africa Road", dietro un corteo di tifosi in livrea biancoblù. Ad attenderci, alla fine della via, l’inconfondibile odore di fritto e la polizia in sella a cavalli corazzati.

Il “Queens Tavern”, pub di riferimento della tifoseria Rangers, trasuda passione (e fiumi di birra) a poche centinaia di metri di distanza dalla Main Entrance di "Loftus Road".

Ci siamo.

Le viuzze laterali, scavate fra classiche villette a schiera vittoriane tutte simili, sono presidiate dalla Metropolitan Police con tanto di cani al guinzaglio. D'altronde, non corre buon sangue fra le due tifoserie e l’ordine pubblico è sempre una priorità da queste parti.

L’epoca e soprattutto le mie tasche, non mi permettono di avere fra le mani uno di quei nuovi telefoni di ultima generazione (forse era appena uscito l’Iphone 4). Non faccio video, manco storie su Instagram (e chi lo conosceva?), ma investo comunque tre sterline per accaparrarmi il “matchday programme”, la "sacra lettura" che ogni britannico ritiene indispensabile in qualsiasi pre -partita. 

Mentre sfoglio la “bibbia” di giornata, comincio a circumnavigare quello che da fuori sembra il palazzo del catasto. Supero la vigilata e chiassosa entrata dedicata agli ospiti e raggiungo il mio ingresso. Block X, “Ellerslie Road Stand”.

I controlli sono velocissimi. Via il tappo dalla bottiglietta d’acqua e, dopo un dinamico passaggio sotto al tornello, eccomi a pochi gradini dal Gate W.

L’orologio segna le due e quaranta e prima di varcare il confine che vieta il consumo di alcolici, mi bevo velocemente una pinta di Carslberg in mezzo a centinaia di supporters “Hoops”.

Il “kick-off” incombe: salgo una decina di scalini e raggiungo il mio posto.

Otto, forse nove file di seggiolini mi dividono dal tappeto verde. Quello che di primo acchito assomigliava ad un miscuglio di uffici, è in realtà un brillante intreccio di passione e storia. Il tutto, ovviamente, condito dall'inconfondibile fetore di Cod, il pesce più utilizzato nella frittura del più classico “Fish&Chips”.

La struttura è ideale. La visuale quasi perfetta. Alla mia sinistra, i sostenitori provenienti dalla vicina Reading cantano già a squarciagola.

La prima cosa che noto è la spensieratezza durante il riscaldamento. Ci sono trecento palloni in campo. Molti dei quali vengono calciati in porta senza nemmeno dare il tempo al portiere di rimettersi in piedi. Più che la preparazione ad una sfida decisiva per la promozione, sembra l’ora di educazione fisica negli ultimi giorni di scuola.

La seconda, è un che a centrocampo passeggia indisturbato un giocatore ampiamente fuori forma: si tratta di Nico Kranjcar. L’ex Tottenham, pare in sovrappeso di una quindicina di chili, ma il tocco di palla resta delizioso. Il consumato estro del croato, si sposa alla perfezione” con la pazzia di quel fuorilegge di Joey Barton: i due compongono la mediana titolare del QPR.

Ora, chi ha masticato un po’ di Premier League, conoscerà senza dubbio anche qualche altro protagonista schierato in campo dai padroni di casa. Oltre ai due sopracitati, tra i londinesi, ci sono infatti il portiere Green (undici partite con la nazionale inglese), l’esterno camerunense Assou Ekotto, il furetto ex Chelsea Shaun Wright – Philips, la punta della nazionale irlandese Kevin Doyle e addirittura il talentuoso israeliano ex Liverpool Yossi Benayoun.

Tanta roba per il campionato di Championship ma, dopo appena sette minuti, comincio a sospettare che siano soltanto un manipolo di miliardari venuti a svernare nel tranquillo quartiere di Hammersmith. Gente con un buon pedigree, ma che ha smarrito la voglia di scarificarsi per la causa.

Al decimo infatti, i rossi son già in vantaggio grazie all'arrogante incornata di tale Williams. L’acustica dello stadio rende l’esultanza dei tifosi avversari un qualcosa di simile al ruggito di un leone.

I “Royals”, tutti in piedi alla mia sinistra, cominciano a "sbadilarci" addosso caterve d’insulti.

In effetti, la mia postazione non dista molto dal settore ospiti. Qualcuno sotto di me, li manda a quel paese mentre si alza feroce il coro “ We are QPR !!!We are QPR!!”.

Gli “Hoops”rispondono d’orgoglio. Doyle, con una parte del corpo non ben definita, riesce a spingerla dentro al termine di una mischia d'altri a pochi passi dalla porta del Reading.

Pareggio!

“Loftus Road” esplode. E adesso siamo “noi”, ad urlare a quelli del Berkshire che non sono i benvenuti in città.

Sulle ali dell’entusiasmo, i Rangers sfiorano addirittura il vantaggio: zuccata del solito Doyle e palla che scheggia la traversa. Il boato di disperazione dei diciottomila è da brividi.

Il pubblico è in tilt e comincia ad incitare la squadra ad ogni contrasto.

Purtroppo però non c’è più tempo e si va all’intervallo sul risultato di 1 a 1.

Fine dei primi quarantacinque minuti. Le gradinate si svuotano ed il pubblico si trasferisce nella zona in cui sono consentite birre e sigarette. Ne approfitto per andare in bagno e vengo immediatamente attratto da un paio di adesivi di protesta contro il “calcio moderno” . Qualcosa di molto simile a quelli che vediamo dalle nostre parti. 

"Tutto il mondo è paese"? A volte sì.

Vaschetta di patatine con mostarda da 4 pounds e sono pronto per la ripresa.

Secondo tempo che ricomincia con un dubbio calcio d’angolo assegnato proprio a tre metri dal mio seggiolino. La parabola è arcuata ma fiacca. Green esce fuori dall’area piccola salvo poi ibernarsi nella terra di nessuno. La palla lo supera, qualcuno sul secondo palo la spinge dentro proprio sotto ai tifosi ospiti.

Il settore del Reading adesso è un formicaio senza controllo. Il clima si surriscalda. Nico Kranjcar, visibilmente appesantito, s’inciampa da solo sopra un pallone buono per una ripartenza e saltano i nervi a qualche tifoso di casa. Volano un paio di schiaffi tra fans della stessa squadra a qualche gradino di distanza dal mio. Una manciata di enormi stewart  impiega circa dieci secondi per sedare gli animi. Proprio nel momento in cui tale McCleary infila una bomba sotto l’incrocio da distanza siderale. 1-3.

Per gli ospiti la festa è completa, mentre intorno a me si riaccende l’entusiasmo soltanto per l’espulsione del terzino Gorkss.

L’ultimo sussulto arriva a tre minuti dal termine, quando Bobby Zamora fallisce un comodo tap – in che probabilmente avrebbe reso i secondi finali una battaglia senza precedenti.

Pazienza.

Al triplice fischio, minacciosi nuvoloni neri hanno ormai completamente soppiantato quell’insolito sole pomeridiano. La pioggia si sfoga sulla parte occidentale della capitale, innaffiando migliaia di teste ciondolanti dirette verso la stazione più vicina.

Si conclude così la mia esperienza, con l’ultima sigaretta (bagnata) spenta davanti ai tornelli dell’entrata della fermata di "Wood Lane", prima di salire sopra un treno diretto a nord.

Sono passati 5 anni e ancora mi ricordo tutto: è proprio vero, la prima volta non si dimentica mai!

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Settembre 2019 16:03
Andrea Nervuti

Amante del mondo anglosassone in ogni sua sfumatura: dall'atmosfera del piccolo pub di periferia fino alle luci della Premier League