Vialli:" Non ci sono più segni del tumore"

Scritto da  Apr 13, 2020

 

 

La storia di Gianluca Vialli si fatica a condensare in poche righe: uno dei migliori giocatori del calcio italiano, vicecampione d'Europa per club, tra i migliori centravanti degli anni 1980 e 1990, 59 presenze e 16 reti nella nazionale italiana, prendendo parte a due Mondiali (Messico 86 e Italia 90) e un Europeo (Germania 88); al suo attivo anche 21 gare e 11 gol con l'Under 21, con cui ha disputato due Europei (1984 e 1986).

E qui finisce il meraviglioso periodo di Gianluca calciatore e inizia quello dell'allenatore, a Londra con il Chelsea e poi con il Watford; ma, nel frattempo, comincia la sua la storia dell'uomo fuori dal campo, dove si sviluppa anche un forte impegno nel sociale con la fondazione da lui creata insieme a Massimo Mauro, fondazione che ha lo scopo di recuperare fondi per la ricerca contro la sclerosi laterale amiotrofica, meglio conosciuta come il morbo di Lou Gehrig.

Poi, due anni fa, la notizia che non avremmo mai voluto commentare: Gianluca ha un tumore al pancreas, uno dei più"cattivi" fra quelli annoverati sotto la voce tumore.

Gianluca si sottopone a cicli sfiancanti di chemioterapia, che lo stravolgono anche nei lineamenti somatici del viso, rendendolo quasi irriconoscibile nelle foto. Due cicli di 8 e 9 mesi, finiti a dicembre dell'anno scorso. Una battaglia dura, durissima anche per uno sportivo temprato nel fisico e abituato a reggere la pressione ad altissimi livelli, come la sua storia agonistica ci ha insegnato.

Poi il raggio di sole, la notizia che ti cambia la vita. La malattia sta regredendo.

Queste le Sue parole in un'intervista rilasciata a poche ore dall'esito degli ultimi esami che non hanno evidenziato segni della malattia: "Sono felice, anche se lo dico sottovoce, perchè la strada verso la completa guarigione è ancora lunga. Normalità significa vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Non devo più disegnarmi le sopracciglia a matita. Può sembrare strano, ma in questo momento mi sento più fortunato rispetto a tanti altri", e il pensiero va subito a tutti coloro che stanno soffrendo e morendo per l'emergenza coronavirus. "Vorrei che la famosa frase 'Quello che conta è la salute' diventasse davvero centrale. Vorrei che non accettassimo più nessun taglio alla sanità pubblica, che non crollassero più i ponti e che la sicurezza delle persone diventasse prioritaria. Vorrei che ci ribellassimo a queste città piene di smog che uccide".

Vialli poi si è soffermato sul suo mondo, quello del calcio e prova a raccontare la sua: "Si dovrebbero dimenticare gli interessi di parte e gli egoismi, ma capisco i presidenti dei club: sono di fronte a una crisi mai vista e qualcuno inevitabilmente ci rimetterà. L'errore da non commettere però è farsi prendere dalla fretta. Si abbia fiducia nelle competenze dei medici e di chi ci prescrive cosa fare: preghiamo che lo sappiano davvero. E si torni in campo solo quando gli esperti diranno che è possibile".

 

Poi Gianluca chiude la sua intervista con un ragionamento che abbraccia tutti: "E dovremo dare più spazio alla solidarietà: non recinti più alti, ma tavoli più lunghi».

 

Viva il lupo, Campione.

Ultima modifica il Lunedì, 13 Aprile 2020 15:07
Torben Grael

Amante delle profondità umane e ricercatore delle motivazioni che muovono l'universo mondo, ama lo sport di squadra e ogni sua evoluzione possibile, la musica AOR e tutto quanto si chiama "PROSPETTIVA"