Il GRILLO PENSANTE - Alti, bassi e...Diego

Scritto da  Nov 29, 2020

 

 

Il calcio è rimasto orfano di uno dei suoi figli prediletti. In un triste pomeriggio di un tristissimo anno Diego Armando Maradona (El Pibe de Oro, El Diez, La Mano De Diòs) si è visto recapitare, a soli 60 anni, il salatissimo conto dei lussuriosi vizi che lo hanno accompagnato per tutta la vita.

Fenomeno assoluto, un artista totale che col pallone tra i piedi era capace di inventare pennellate che hanno illuminato l’ultimo ventennio del secolo scorso, capace di trascinare la sua Argentina al trionfo mondiale di Mexico 1986 e di regalare alla sua Napoli un periodo di fasti che mai quelle latitudini avevano conosciuto. Purtroppo il suo genio impareggiabile nel rettangolo di gioco si intrecciava con la sua deleteria sregolatezza della vita privata, una condotta autodistruttiva che lo ha reso un personaggio controverso e criticato ma che ha paradossalmente contribuito ad ammantare di leggenda la sua figura. Diego però viene ricordato con grande amore e stima da tutti i compagni di squadra, dirigenti e giornalisti intellettualmente onesti, i danni che produceva erano autoinflitti ed è quindi scorretto puntare il dito verso di lui in altri contesti; non ha invece mai dimenticato le sue umili origini, la sua famiglia, i suoi amici, non ha smarrito nel tempo i valori appresi dai suoi genitori ed ha sempre trattato con distacco i numerosi squali che popolano, come nel calcio, ogni ecosistema che trasuda denaro. Pertanto lo stile di vita di Maradona non può e non deve inficiare la grandezza delle sue gesta sportive; il noto fumettista argentino Negro Fontanarossa ha sintetizzato questo pensiero in un’accorata dedica al suo connazionale “non mi interessa cosa hai fatto nella tua vita, grazie per quello che hai fatto nella nostra“.

La dipartita del Pibe de Oro aveva appena iniziato a riecheggiare nel web quando il Bologna sprofondava in Coppa Italia contro lo Spezia, umiliato ai tempi supplementari (tra le mura amiche) da un roboante poker dei liguri imbottiti di seconde linee; eppure la stessa regione tirrenica aveva portato fortuna solo pochi giorni prima con la vittoria corsara ai danni della Sampdoria, tre punti marcati sia da luci che da ombre ma che avevano dato respiro alla classifica e riportato un po‘ di buon umore nell’ambiente rossoblu.

Il sereno è durato un batter di ciglia, la gara con la compagine neopromossa di mister Italiano è la sintesi, il sugo ridotto all’essenza di come il Bologna condisce puntualmente la minestra: incassa di sicuro e scialacqua senza risparmio. Un mantra consolidato. Di questi tempi le certezze sono la morte, le tasse e il Bologna che subisce gol, il guinness negativo del Bordeaux targato 1960 è a un solo passo. Ma non è l’unica patologia che affligge la squadra, Mihajlovic nel post partita è tornato ad invocare l’arrivo di un centravanti che trascriva sul tabellino la considerevole mole di occasioni ripetutamente create…impossibile farne ancora a meno, l’ultima volta che un centravanti ha raggiunto la doppia cifra sotto le Due Torri è nella lontana stagione 2015/16 in cui Mattia Destro segnò 11 reti prima di perdersi nell’oblìo. Se è da ben 5 anni che un vecchio “nove“ da doppia cifra non veste il rossoblu occorrerà che la direzione sportiva della società si faccia quantomeno un esame di coscienza.

Domenica arriva il fanalino di coda Crotone, insidioso trabocchetto da evitare centrando un doppio “semplice“ obiettivo: vincere e mantenere la porta inviolata, così da riscattare la figuraccia di Coppa ed evitare di scrivere l’ennesimo record negativo dell’ultracentenaria storia bolognese dal ritorno in serie A (dopo: peggior sconfitta interna di sempre, unica squadra della storia della Serie A a perdere una gara in doppia superiorità numerica, record assoluto di 21 sconfitte in campionato, peggior avvio della storia con 8 sconfitte in 10 turni). In un giorno in cui si commemorerà il mito di Diego Armando Maradona si spera che i giovani virgulti rossoblu possano quantomeno prendere esempio, sebbene su pianeti diversi, dalla sua leggerezza e dalla sua genuinità sul campo di gioco, dal suo amore per uno sport che gli ha donato tutto e a cui lui ha donato se stesso. “Se stessi con un vestito bianco a un matrimonio e arrivasse un pallone infangato, lo stopperei di petto senza pensarci“. Grazie di tutto Diego, impossibile dimenticare uno come Te. 

Ultima modifica il Domenica, 29 Novembre 2020 17:58