Il Resto del Carlino - Quella volta che Bulgarelli fermò Pelè Archivio TMF

Il Resto del Carlino - Quella volta che Bulgarelli fermò Pelè

Scritto da  Lug 21, 2021

LA PARTITA. Il giorno dopo quella maestosa partita degli azzurri, un quotidiano sportivo di rilievo titolava così: “Il Brasile non era grande ma l’Italia si”. Ma torniamo indietro di qualche ora. Quello era il giorno in cui il Brasile, due volte di fila campione del mondo (Svezia 1958 e Cile 1962), giocò in amichevole a San Siro contro l’Italia. L’Italia di Mondino Fabbri entrò in campo con la carica di chi sta per andare in guerra e il risultato finale non ammetteva repliche: 3-0 e tutti a casa. Le tre reti erano firmate Sormani, Mazzola (su rigore) e poi un certo Giacomo Bulgarelli. Era il 12 maggio 1963 e l’onorevole Giacomino gioca a calcio come “si può fare solo in paradiso”.

LA MAGLIA. Bulgarelli sulla maglia aveva il sette. Un numero pesante che gli capitò in nazionale solo in altre due occasioni. In quella partita di San Siro, la mezzala rossoblù, trasse profitto dagli esordi di Mazzola e Guarneri e di una performance “devastante” di Trapattoni: che dopo 25 minuti aveva costretto uno zoppo Pelé a lasciare il campo senza vedere la palla. La ciliegina sula torta la mette, però, Giacomino. Ad un quarto d’ora dalla fine Bulgarelli si fionda sull’assist illuminante di Mazzola e con tiro fulminante trafigge il povero Gilmar.

STORIA. “Bulgarelli nella storia del Bologna e di tutto il calcio italiano rappresenta una figura leggendaria” dice Matteo Marani, che da presidente della fondazione del Museo di Coverciano (ed editorialista Sky) ha collocato ieri in una teca del museo la prestigiosa maglia di Bulgarelli. Eppure non sarebbe stato possibile tutto ciò senza l’aiuto di un collezionista bolognese, che porta il nome di Luciano Brigoli: “Credo che il posto giusto per conservare la maglia di Giacomo fosse proprio il Museo di Coverciano” dice il collezionista, che come ogni collezionista conosce il peso della separazione da un cimelio, ma ha regalato a tutta l’Italia calcistica un pezzo di storia da conservare per i posteri.

Fonte: Massimo Vitali