Pop&Sport - Joshua Cavallo ci ricorda che l'omosessualità nel calcio è ancora un tabù en.as.com

Pop&Sport - Joshua Cavallo ci ricorda che l'omosessualità nel calcio è ancora un tabù

Scritto da  Nov 15, 2021

Josh Cavallo, calciatore dell’Adelaide United, una squadra della A-League australiana, ha fatto coming out ed ha riaperto un tema a tratti dimenticato, oscurato dall’ostentazione del denaro e dai fatti che accadono in campo: il dibattito sull'omosessualità nel calcio.  

Eleonora Giovinazzo de La Repubblica pone una giusta domanda per capire il perchè il coming out di Cavallo è un passo importante nella lotta contro l’omofobia nel calcio: ”perché dichiarare il proprio orientamento sessuale fa così paura?”. Inizio anno scorso il centrocampista sampdoriano Albin Ekdal ha lanciato l’allarme: “Molti giocatori hanno paura di fare coming out”. Secondo quanto ha dichiarato lo svedes, in occasione dell’incontro Sport vs Omofobia, una partita da vincere, organizzato al Parlamento Europeo: “Come giocatore professionista penso che sia essenziale contribuire a sensibilizzare il pubblico europeo su questo argomento. In un mondo ideale nessuno dovrebbe sentirsi a disagio nel dichiararsi omosessuale e questo vale tanto nella vita quanto per il calcio, ma la realtà è purtroppo molto diversa. Nel nostro sport solo otto giocatori si sono ufficialmente dichiarati omosessuali, molti altri vorrebbero farlo, ma non se ne sentono liberi a causa della paura di reazioni negative” . Ekdal ha ammesso che quello del calcio è “un ambiente nel quale l’omofobia è ancora diffusa ed i giocatori che vorrebbero fare coming out sono preoccupati di poter diventare un bersaglio per gli insulti. Si sentono quindi costretti a nascondersi, fuggire e vivere nella paura. Questo è il motivo per il quale dobbiamo reagire, utilizzando l’istruzione per un cambiamento positivo.Che tipo di società è quella nel quale un ragazzo non può seguire il suo sogno di diventare calciatore solo a causa del suo orientamento sessuale?”. 

Anche l’ex giallorosso Radja Nainggolan ha espresso la sua, visto che il tema lo vive molto da vicino: “I gay nel calcio ci sono ma non lo rivelano perché si vergognano. Oggi saresti finito in questo mondo, perché il calcio è noto per le belle donne. Ognuno sceglie quello che vuole nella vita, chi punta l’indice non non so perché lo faccia, forse la vede diversamente. Mia sorella gioca a calcio e sta con una donna e io sono contento perché lei è felice”.

Da quando Nainggolan ha dichiarato queste parole sono passati ormai 3 anni e, purtroppo, quel velo di omofobia sul pallone internazionale è tristemente rimasto. Infatti, tutt’ora non sono stati molti i giocatori dei campionati maschili a rivelarsi. Il primo, nel 1990, fu il britannico Justin Fashanu, discriminato poi non solo dall’ambiente calcistico, ma anche dalla comunità nera a cui apparteneva. Tra gli altri che hanno fatto coming out c’è anche Thomas Hitzlsperger, ex giocatore dell'Aston Villa, Lazio e West Ham: ha dovuto aspettare di appendere gli scarpini al chiodo per fare coming out, nel 2014. Rosario Coco, ex calciatore, risulta essere l'unico italiano omosessuale: aveva 28 anni quando decise di fare coming out con i compagni di squadra. Sono seguiti mesi di incertezze e prese in giro, fino a quando Rosario non riuscì a maturare: “Il mio essere finto sul campo mi impediva di esprimere le mie potenzialità e questo mi generava tanta infelicità e una profonda non consapevolezza”. Nel 2013 ha contribuito a dar vita alla "Lupi Roma Outsport", una squadra di calcio gay-friendly, e ora è anche attivista.

 

 

Matteo Linarello

Studio Scienze della Comunicazione, gioco a baseball da quando ero “cinno” e possiedo una fede multi-sportiva legata alla mia città: Bologna.
Mi piace lo sport in tutte le sue angolazioni: vederlo, praticarlo e raccontarlo.