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Grandi Pensieri di Mattia Grandi

Scritto da  Mar 02, 2014

Opera incompiuta. I crismi del quadro d'autore domenicale formato trasferta si infrangono dinanzi alla cronica mancanza della pennellata decisiva. Quella capace di catalogare il positivo operato alla voce capolavoro. Non è un dettaglio da poco, in quel gradino si cela il destino dell'artista. La linea sottile che separa una vita di stenti dalle pareti delle migliori gallerie d'arte. Spesso però il fato è soltanto la distorsione beffarda della propria natura, del proprio essere. Tutto ha una logica, è solo questione di angolazioni. L'ottimo Bologna di Ballardini in scena al Bentegodi di Verona marcato Hellas difetta fisiologicamente della molecola cinismo. Un annoso problema che risiede palesemente nel disgraziato depotenziamento tecnico perpetrato ai danni della compagine felsinea dalla propria struttura societaria. I giocatori cinici, freddi e spietati sono quelli che spostano gli equilibri nell'infinita mediocrità dei bassifondi di classifica. Valgono milioni di euro, rompono le balle e ti azzeccano, sovente, il colpo da tre punti. Tutti gli altri ci vanno soltanto vicino e nel calcio conta pochissimo. Dispiace perchè questo gruppo assimila con grande caparbietà il pratico Credo ballardiniano. Destabilizza perchè un punto sopra agli inferi è una coperta pericolosamente corta in ottica futura. Un alone di occasioni sprecate sul taccuino che trova appagamento serale nella lettura del balbettante rendimento delle truppe rivali. Mors tua vita mea, come nel deserto o nella giungla. Come nei prolungati stati di difficoltà dove la sfiga altrui rappresenta l'appiglio vitale. Pensiero semplicistico perchè il Bologna di Ballardini vale onestamente qualcosina di più. Un'opera mutilata con l'anima dannatamente incazzata. Quest'anno potrebbe anche bastare.

Mattia Grandi

Ultima modifica il Sabato, 27 Agosto 2016 22:10