7 Giugno 1964 - "Storia RossoBlù dalla nascita fino all'ultimo scudetto" - 26 Gen

Scritto da  Gen 26, 2014

29 – L’Europa si colora di rossoblù

Nella prima metà degli anni Trenta, come detto, il campionato italiano è segnato dal dominio della Juventus. I bianconeri vincono cinque scudetti in fila, dalla stagione 1930-31 al 1934-35. Il Bologna accusa, proprio nel gennaio del ‘31, la partenza del mago Felsner, che dopo dieci stagioni rossoblù pianta in asso la compagnia sul finire del girone d’andata per andare a cercare nuovi stimoli a Firenze. La squadra rimedia comunque un terzo posto finale, alle spalle di Juve e Roma, e l’anno dopo sarà secondo dopo una partenza fulminante, con diciannove risultati utili consecutivi prima della caduta sul campo della Lazio.

Ma è in campo internazionale che Schiavio e compagni diventano lo squadrone da battere. Conquistando, prima squadra italiana a riuscire nell’impresa, la Coppa Europa nel luglio del ‘32, con Gyula Lelovich in panchina. E ripetendosi due anni più tardi, con Lajos Kovacs al timone. Poi arriverà l’era di Arpad Weisz: e saranno altri scudetti, e un trofeo internazionale più unico che raro, quello dell’Esposizione di Parigi del ‘37.

Sul tetto d’Europa

La Coppa dell’Europa Centrale è nata nel 1927, e nelle prime due edizioni non c’erano squadre italiane a disputarla. Nel ‘29 sarebbe toccato al Bologna, ma le tre finali col Torino e la successiva (remunerata) trasferta sudamericana avevano indotto la società a passare la mano. Quelle che ci hanno provato dopo, dalla Juve al Genoa, dall’Inter alla Roma, non hanno avuto fortuna. Anche perché la formula è tosta, da “dentro o fuori”, e ogni edizione trova le sue vittime illustri.

La formula, appunto: sono ammesse le prime due classificate dei tornei di Ungheria, Repubblica Ceca, Austria e Italia. A parte gli inglesi, che snobbano il mondo convinti come sono della propria superiorità, c’è il miglior calcio d’Europa. Da giocare in piena estate, in condizioni climatiche estreme. Ed è qui che il Bologna mostra la sua grande forza e la sua tenuta, presentandosi all’appuntamento in condizione di gran lunga migliore delle avversarie.

Due parole sul tecnico che lo guida al primo trionfo, Gyula Lelovich. Le merita. Ungherese, classe 1897, era arrivato in Italia negli anni Venti, da giocatore. Diventato tecnico, e arrivato all’ombra di Felsner nel 1930, si era ritrovato prima guida all’improvviso, quando il “professore” dei primi scudetti aveva scelto la Fiorentina. E dopo un terzo e un secondo posto in campionato, confeziona con modestia il suo capolavoro europeo. Non se ne andrà più dall’Italia: allenerà a Livorno, a Palermo, tornerà al Bologna alla fine degli anni Trenta e in seguito si dedicherà ai giovani. E un giorno degli anni Cinquanta scoprirà un tredicenne mingherlino baciato dal talento, lo chiamerà al campo di via Serlio e lo aiuterà a crescere. Quel ragazzo, Giacomo Bulgarelli, diventerà una bandiera rossoblù.

 

In quell’edizione del ‘34 la forza d’urto del Bologna è evidente già all’andata dei quarti di finale: contro lo Sparta Praga di Silny e Nejedly finisce 5-0: segnano Reguzzoni, due volte Maini, Schiavio, e ancora Baldi nella ripresa. Il ritorno è una formalità, anche se l’arbitro ci mette del suo per favorire i cechi: 3-0 per lo Sparta, Bologna in semifinale. L’avversario è il First Vienna, che ha in squadra i nazionali Hoffmann, Rainer e Blum. Andata al Littoriale, 2-0, segnano Sansone e Maini, provvidenziale, a pochi minuti dal termine. Risultato difeso coi denti in Austria, dove finisce 1-0 per il First. Senza saperlo, il Bologna ha già il trofeo in tasca. Nell’altra semifinale, incidenti assortiti tra Juventus e Slavia Praga portano all’esclusione di entrambe le squadre, e alla vittoria a tavolino della truppa di Lelovich.

 

La forza del bomber

La stagione ‘33-34, per gli standard rossoblù dell’epoca, è deludente in campionato. Un quarto posto, a undici punti dalla Juve e condito da avvicendamenti in panchina: inizia Achille Gama, a dicembre lo sostituisce la triade Genovesi-Schiavio-Perin, poi arriva Kovacs. Toccherà a lui raddrizzare il timone fino al trionfo in Coppa Europa.

Si gioca tra giugno e settembre, questa volta. Prima contro gli ungheresi del Bocksay (2-0 a Bologna, 1-2 a Debreczin), poi contro il Rapid Vienna (goleada al Littoriale, 6-1 con doppiette di Reguzzoni e Schiavio, e ko ininfluente in Austria, 1-4). In semifinale c’è il fortissimo Ferencvaros di Sarosi, ma il Bologna tiene in trasferta (1-1) e dilaga nella propria “tana” (5-1, e Schiavio ne fa altre due).

In finale c’è l’Admira Vienna, che ha tra i titolari parecchie colonne del Wunderteam. Il 5 settembre del ‘34, in Austria, i rossoblù cedono di misura, 2-3. Quattro giorni più tardi si prendono rivincita e interessi. Nel caldo soffocante di un’estate che non accenna a spegnersi, la combattività degli uomini di Kovacs surclassa l’eleganza dei viennesi. Il Bologna ha tutto quello che serve per imporsi. Un gruppo eccellente dal punto di vista tecnico, ma capace di rimboccarsi le maniche e far legna quando occorre. Fantasia e pragmatismo. Al Littoriale, poi, sfodera un Reguzzoni semplicemente stellare. Carletto ne mette tre alle spalle del numero uno del Rapid, Platzer. Al resto pensano Maini e Fedullo. 5-1 per i rossoblù, e un’altra coppa prestigiosa da mettere in bacheca. Il ciclo europeo non è chiuso. Tre anni più tardi, con il grande Arpad Weisz in panchina, i rossoblù andranno a insegnare calcio al Torneo dell’Esposizione di Parigi.

 

(29 – continua)

Ultima modifica il Venerdì, 23 Dicembre 2016 09:55
Marco Tarozzi

Classe 1960, giornalista e scrittore, ha lavorato a Stadio-Corriere dello Sport negli anni ’90, poi al mensile Calcio 2000, ed è stato per dodici anni caposervizio al Domani di Bologna. Firma di Runner’s World Italia, è direttore della rivista Nuovo Informatore. Tra i suoi libri, “La leggenda del re corridore” e “American Runners” con Bradipolibri, “L’Angelo Controvento”, “100 storie x 100 anni”, “Valeria fa “gli” Olimpiadi”, “Segni particolari, Magnifico” con Minerva Edizioni, “Hello Wamba” con Maglio editore.