L'InaDieguato: un incredibile racconto di Diego su Bologna- Roma -29 gen.-

Scritto da  Gen 29, 2013

Questo pazzo pazzo pazzo pazzo calcio

 

I pensieri librano in assoluta libertà dopo lo scoppiettante 3 a 3 con la Roma.
PRIMA. Il pensiero è andato dritto dritto a quel pomeriggio dolorosissimo. C'era il sole e avevamo il cuore in inverno proprio come ora quando ci toccò scendere in campo e nessuno ne aveva voglia. C'era il sole ed eravamo anche noi abbracciati ai nostri ragazzi che piangevano a centrocampo. Emerson infilò il coltello in una piaga ma fu il dolore minore. Io, Niccolò, devo averlo appena intravisto. Eppure è stato come perdere un nipotino. Ho pensato a lui, sabato. Ho pensato al dolore composto di Giovanni e della famiglia. Ho pensato a quando mi sedetti al computer per la consueta diretta testuale e solo pochi istanti dopo, lavoravo a Roma, seppi. Ora so che nel nome di Niccolò c'è una nuova Ambulanza: personalizzata. E' più di un fiore lungo la strada, dove sporgeva quel maledetto guard rail.
DURANTE. A Zemanlandia il calcio è una roulette. Come si dice rien ne va plus in boemo? Scrivo mentre il destino di Zdenek sembra appeso a un filo. Zeman primo personaggio de l'Inadieguato: ci sta benissimo. Il suo calcio è utopia. Lo erano pure le bollicine di Maifredi, a cui sono legati i ricordi delle più entusiasmanti vittorie del Bologna moderno. Oggi l'Italcalcio è così piatto, così scontato, così noioso... Triste come una salita, ingabbiato dai numeri, di moduli che in partita cambiano freneticamente. Il calcio di Zeman è scienza applicata all'istinto. Immagino che la dottrina lo vorrebbe più rigoroso. Ma l'impatto con l'anima latina (di cui il romano è il testimonial più autentico) finisce per rendere questo calcio spettacolare come nessun altro. Controcorrente. Inadeguato, appunto. Amo il ticchete tacchete moderno solo se l'interprete è il Barcellona. Alla noia di partite raccontate da chi, per interesse, usa accenti iperbolici preferisco il mare in burrasca, corsa e pressing fino all'ultima stilla di sudore, sull'altalena emotiva che ti fa passare in un attimo dall'esultanza allo sgomento. Il filo dell'emozione è tirato, tra l'estasi dei tocchi di Totti e le pene di Burdisso. La classifica impone il grigiore della normalità. Capisco la critica del tifoso ma dico anche che - se posso - guardo una partita della Roma. Lo facevo anche con Luis Enrique, lo faccio con Zdenek che ha oltretutto lo straordinario merito di aver restituito al calcio italiano il poeta Francesco Totti.
DOPO A CALDO. Il match con la Roma è stato un pasticciaccio non brutto, un continuo tuffo al cuore con le squadre che si allungavano senza un attimo di tregua. Sul 2 a 2 il Bologna pareva sull'orlo del baratro, per poi scrivere un finale imprevedibile, con Diamanti degno di Beckett e non secondo all'imperatore Francesco. Minuti schizofrenici che sul campo devono essere stati vissuti con il sottile e rivoluzionario piacere di sottrarre al tecnico il controllo, restituendo al pallone la sua pura accezione di gioco. Pazzo Zeman, pazzo un po' anch'io. Però... grazie!
DOPO 24 ORE. Ritrovo il senno senza salire sulla luna. E sto con Pioli. Prima di un match così delicato si è parlato pochissimo di calcio e moltissimo d'altro. Però, caro Stefano, gli intenditori bolognesi di calcio sono affamati di buone notizie. Rincorriamo sulle colonne del giornale novitài rassicuranti e invece troviamo parole che vanno in direzione opposta. Io credo in questo gruppo, ci credo fin da tempi non sospetti, o meglio, lasciando che a sospettare fossero gli altri. Però le certezze sono appese a fili e chi dovrebbe ispessirli - al contrario - li rende sottili. Necessità o virtù ci si aspetta un colpo di coda. Uno, anzi più d'uno. Coda, con la "o", non senza. Per discutere la vocale ci saranno tempi più opportuni, senza farci del malei.

 

Ultima modifica il Sabato, 27 Agosto 2016 23:34
Diego Costa

Nato il 19 agosto 1957 (lo stesso giorno mese e anno di Prandelli) a Bologna. Ha fatto per lunghi anni il giornalista, nello sport ma non solo, scrivendo, tra l'altro, per i giornali della Poligrafici Editoriale e poi sul web per il Gruppo Espresso.
Ha scritto anche per Epolis Il Bologna.
Attualmente osserva un omonimo che usa il suo nome e il suo cognome in una squadra londinese di vertice, senza pagarne peraltro i diritti. Diego Costa, in Chiesa si chiama come uo papà, Enrico, come primo nome. Lungo spiegarne i motivi. Ma lo sottolinea nel caso in cui il calciatore di cui sopra, il Diego Costa del Chelsea, firmasse per una squadra chiamata Juventus...