L'inaDieguato - di Diego Costa - 28/01/13

Scritto da  Gen 28, 2013

La Redazione di 1000Cuori è estremamente felice di aprire questa nuova sezione, dedicata e dedicataci da Diego Costa. Diego ha già collaborato più volte con noi, ma con questa rubrica facciamo un passo avanti, dando più costanza ai suoi preziosi interventi sul nostro sito, interventi che nonostante il titolo, non saranno certamente inaDieguati.

Metti un sabato pomeriggio di improvvisa quiete. Seduto sulla poltrona, in relax, intercetto in tv una partita del campionato Primavera. Il caso vuole che mi sintonizzi proprio mentre i bianchi... ma i bianchi, oh, E' IL BOLOGNA!) vanno in gol. E gli altri? In casa del Milan, caspiterina! Mi sento un po' come il marcatore: Pescatore. Ma sì, ho "pescato" bene, nello zapping annoiato. 
La decisione è immediata. Finchè il mio personal trainer (esigentissimo: si chiama Matilde, ha tre anni) non mi reclama... dai... mi guardo la partita. Ecco, il Milan reagisce: timorosi i nostri, strafottenti loro, non tolgono mai la gambetta. Toh, c'è un arbitro donna... Okay, lo ammetto: un pregiudizio fa capolino. Succede quando Lombardi esce a respingere, su angolo, e viene travolto da un tir rossonero, platealmente. Che fa non fischia? Ma dai, allora è vero: chi dice donna... Felice di sbagliare, invece. I nostri, subìto il pareggio, tornano a girar palla con attenzione ed equilibrio. Poi perchè "la" arbitro non è affatto male. Mi piace come prende decisioni anche impopolari con lucida, elegante (e femminile) freddezza. Ci sa fare. 1 a 2 al riposo, perchè - al termine della più bella azione del match - Veratti incorna (come fece al San Paolo in coppa Italia) e la mette angolatissima: non c'è Morgan De Santis, gol di pregevole fattura. 
Hai capito il Bolognetto? Ripresa: non tira mai indietro lo scarpone... Mentre i soliti telecronisti si aspettano Petagna ed elogiano Ganz... (ma il migliore in rossonero è il figlio d'arte Cristante), il talentino Capello ci porta sull'1 a 3 con un tap in ravvicinato. Dolcetti o scherzetti? Dolcetti pochi, i padroni di casa perdono la tramontana, doppia ammonizione e primo espulso. Il piccolo Bologna, invece... sembrano tutti piccoli Buddha: non raccoglie le provocazioni, gira palla talvolta tradendo la giovane età. Ma, vivaddio, quella di Baldini "è" una squadra. Si aiutano tra reparti, si sostengono, si parlano non solo col pallone tra i piedi. Montorsi non ha l'estro di Capello, ma fa un bell'ordine in mezzo, Palomeque e Ferrari sui lati si sentono eccome, dietro Scalini è una sicurezza. Ganz sostituito non la prende bene. E il corazziere Petagna si fa cacciare per insulti al guardalinee. Fatta? Hmmm, mai dire gatto... un errore ed è 2 a 3. Regalato. Su azione d'angolo. Ci pensa Capello a riportarci a distanza di sicurezza. 4 a 2. Finita. macchè, un'altra ingenuità, però Lombardi in uscita evita il peggio, e così arriva il 5 a 2 di Veratti lanciato dal solito Capello. Stavolta è finita. 
Mi guardo attorno. Matilde gioca tranquilla. Mi piace questo Bologna minorenne eppure così solido. Mi fanno tenerezza i balletti sudamericani del "dieci" nostrano, dicono già appetito di grandi club. Mi irrito solo nel vedere le scenate alla terna arbitrale degli avversari. Dovrebbero guardare queste partite - quelli di serie A: la colpa è loro, sono peccati da imitazione.
Fossi un allenatore giovanile, lo dico a scanso di equivoci, la mia intransigenza sul comportamento sarebbe enorme. E mi piace persino la tolleranza della arbitro che - a gara praticamente finita - concede la grazia a un certo De Feo, piccolo e scalmanato, quando colpisce il nostro dieci alla mascella come un nipotino di Mazzinghi. Poverino, lui, aveva un Diavolo per Capello!

Ultima modifica il Venerdì, 23 Dicembre 2016 10:17
Diego Costa

Nato il 19 agosto 1957 (lo stesso giorno mese e anno di Prandelli) a Bologna. Ha fatto per lunghi anni il giornalista, nello sport ma non solo, scrivendo, tra l'altro, per i giornali della Poligrafici Editoriale e poi sul web per il Gruppo Espresso.
Ha scritto anche per Epolis Il Bologna.
Attualmente osserva un omonimo che usa il suo nome e il suo cognome in una squadra londinese di vertice, senza pagarne peraltro i diritti. Diego Costa, in Chiesa si chiama come uo papà, Enrico, come primo nome. Lungo spiegarne i motivi. Ma lo sottolinea nel caso in cui il calciatore di cui sopra, il Diego Costa del Chelsea, firmasse per una squadra chiamata Juventus...