Il punto sul Bologna: Bipolarismi - 22 nov

Scritto da  Nov 22, 2016

Al terzo gol, quello di Viviani, ho tirato un sospiro di sollievo: abbiamo vinto, ho pensato con una certa soddisfazione. Perché alla partita contro il Palermo ero arrivato intimorito. Tutte le voci, dal tifo alla stampa, ci avevano messo in guardia: attenzione ai rosanero, squadra ostica, capace di far meglio in trasferta che in casa, attenzione a Diamanti che un golletto ce lo fa, non guardate la classifica se volete giudicare il Palermo… e via dicendo. Come volete, dunque, che arrivassi a questa partita. E dopo neanche dieci minuti ci troviamo sotto di un gol: “Eccola lì” ho riflettuto con la contrazione di ogni nervo e muscolo, “la mannaia è caduta. Questi arrivano qui e si portano via i tre punti”. “Accidenti - ho continuato nella riflessione - avevano ragione tutti a mettere in allarme la partita”.

Fortunatamente, tuttavia, è bastato poco ed il vento rossoblu ha spazzato via ogni reticenza alla sconfitta della squadra vestita color pelle. Tre a uno e sonni tranquilli.

Ma così non è stato. Perché il giorno successivo, gli stessi che avevano sollevato l’allarme (e parlo sempre di tifosi e stampa, seppur termini generici e dunque sbagliati) hanno cominciato a sostenere la tesi opposta, sancita fino a poche ore prima: il Palermo è una squadretta, Diamanti è un uomo finito, questi vanno giù a piombo… et cetera et cetera.

Mah, credo di aver pensato, devo aver sbagliato io ad intendere le parole del pre gara.

Ma c’è stato di peggio. Il funambolismo della critica negativa (nota a margine: la critica non è nata solo per essere negativa, la costruzione di un’opinione si crea anche trovando le cose positive) ma il funambolismo di suddetta critica, si diceva, se l’è presa anche con Destro. Con questo signore qui - la curva urla il nome di Mattia Destro - che, a mio umile ed inutile parere, ha fatto benissimo. Rientrava per la prima volta dopo l’infortunio, disputando novanta minuti. Ed ha dimostrato di essere in palla e di volere vincere a tutti i costi, arrampicandosi sì lassù nel cielo e buttando dentro un pallone importantissimo per le sorti dell’intero incontro ma anche sbattendosi a favore dei nostri colori finché non siamo giunti alla vittoria. Anche in questo caso, c’è un “eppure”. Perché il giorno dopo, una parte di pensiero popolare ha continuato a puntare il dito contro il nostro bomber e prendendo come spunto la voce che vuole un interesse da parte del dominatore delle minuzzaglie per il nostro attaccante, ha cominciato a celebrare l’eventuale dipartita, sportivamente parlando, del centravanti. E prima di riflettere che se una squadra che punta ai vertici, puntando sull’attaccante marchigiano fa un complimento a chi ce l’ha, al momento, a chi ne possiede il cartellino, c’è chi ha preferito sperare nella conclusione positiva dell’affare.

Riassumendo: Il Bologna ha vinto contro nessuno ed il suo bomber (che personalmente ritengo indispensabile, dal primo giorno arrivato sotto le due torri) in realtà è ben poca cosa.

Il delirio definitivo, ma lo accenno solo perché non vorrei che ci si perdesse troppo tempo su queste affermazioni, è arrivato quando una stretta minoranza di nobili intellettuali ha definito “plumone” il nostro chairman.

A quel punto mi è salito un atroce dubbio: e se fosse diventata questa Bologna? Una città arrabbiata che punta contro tutto e tutti? Non ci sarebbe da meravigliare, è un trend della società liquida di cui parlava Baumann, un sociologo molto importante. Però, no, non ci sto. Non è così la MIA Bologna, la Bologna dove sono cresciuto ed ho imparato a vivere e a relazionarmi con gli altri. Bologna è altro e Saputo, seppur da canadese, ne potrebbe essere ottimo rappresentante. Tutta la storia della nostra città ci impone di argomentare il nostro pensiero e non buttarlo là solo come potrebbe fare un pescatore con la propria esca. Non cediamo a bipolarismi che ci fanno dire prima una cosa e subito dopo un’altra. Bologna è l’accademia del libero pensiero. Occhio solo a non trasformarlo nel libero insulto. Saremmo votati solo a perdere.

Fonte immagine: road2sport.com

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Novembre 2016 17:47
Massimo Sampaolesi

Fa parte del Direttivo di 1000 Cuori Rossoblu. Si occupa di Comunicazione e ama il Bologna come se stesso. Passioni: la filosofia e la Virtus.