Valtolina; "Se il tifoso protesta ha sempre ragione" - 18 mar

Scritto da  Mar 18, 2017

1000cuorirossoblu ha intervistato in esclusiva Fabian Valtolina, al quale abbiamo chiesto un parere sul momento che sta passando il Bologna, anche in ottica del match contro il Chievo. Durante la sua carriera, aprì una brevissima parentesi al Bologna (campionato di C1) e riassaporò la serie B vestendo la maglia del Chievo Verona, in prestito dal club rossoblù. L'estate successiva fece ritorno nel capoluogo emiliano, contribuendo con 24 presenze e 2 reti al ritorno in Serie A dei felsinei.

Sig. Valtolina, tenendo presente delle ultime vicissitudini rossoblù, cosa ne pensa dello sciopero dei tifosi?
“Il tifoso è il dodicesimo uomo in campo, è un elemento fondamentale a cui non si può fare a meno. Bisognerebbe vivere quotidianamente il clima rossoblù dall’interno per capire le problematiche hanno spinto la gente a compiere questo atto. C’è da dire che se un supporter protesta, il 90% dei casi ha sempre ragione. Non credo che siano solo una serie di risultati negativi che li ha spinti a scioperare, c’è dell’altro sotto. Anche perché i tifosi del Bologna sono tifosi speciali, hanno sempre sostenuto la squadra, sono sempre stati presenti anche in categorie inferiori e quando le cose andavano molto male. Vanno rispettati.”

Una classifica rassicurante può essere la causa della mancanza di stimoli della squadra?
“Io non credo. Con una società stabile come quella attuale del Bologna e con un presidente che ha la possibilità di investire e programmare un florido futuro, i rossoblù dovrebbero davvero lottare con le prime sette in classifica. Lo dico senza pazzia ma lo dico sempre al condizionale, perché purtroppo al giorno d’oggi si sa già come va a finire un campionato. C’è troppa disparità tra le squadre partecipanti. Ad ogni modo, non è ammesso che i giocatori perdano motivazione perché la classifica non fa né paura ne fa sperare ad un obiettivo maggiore. Sono stato un calciatore anche io e sono sempre sceso in campo per non perdere e mai per accontentarmi di un punto. Mi è capitato di giocare partite quando eravamo già matematicamente retrocessi, ma non mi sono mai risparmiato. Oggi ho fatto due tiri a pallone con mio figlio, anche lì mi era salita la competizione. E’ il loro lavoro e devono dare sempre il massimo, è chiaro che però possano esserci giornate storte.”

Da buon esterno d’attacco che è stato, quali sono le qualità che non possono mancare a chi gioca in quel ruolo?
“Questo ruolo è un po' cambiato rispetto a quando giocavo io. Ai miei tempi bisognava essere in grado di saltare l’uomo facilmente, era fondamentale avere un buon bagaglio tecnico e tattico e anche delle importanti capacità atletiche-fisiche.”

Con il Sassuolo, Di Francesco ha giocato ha sinistra e Verdi ha ricoperto la parte destra: che ne pensa?
“Conosco Federico perché giocai assieme a suo padre, ho avuto modo di osservarlo e ho notato che ha esattamente le caratteristiche che ho elencato prima. A volte sfoggia prestazioni impressionanti, come se fosse un veterano del ruolo, mentre altre può sembrare un po' più impacciato. E’ ancora molto giovane e il suo bagaglio d’esperienza va arricchito, gli manca solo la continuità, ma lo reputo già un ottimo giocatore. Verdi ha dimostrato a inizio stagione di avere buone doti tecniche, purtroppo l’infortunio sta un po' compromettendo le attuali prestazioni, dal momento che non riesce a dare il 100%, ma sono sicuro che tornerà al massimo e crescerà. Sono ragazzi giovani, ci vuole pazienza, vanno fatti crescere del vivaio rossoblù. La fortuna dei giocatori sono gli allenatori e viceversa, la collaborazione e il rispetto tra Donadoni e i ragazzi c’è, quindi sono tutti sulla buona strada. Bologna, giustamente, è una piazza esigente però una volta che si trova il giocatore perfetto bisogna saperlo tenere stretto. Non è giusto che certe squadre debbano lavorare per le altre, crescendo e facendo fare esperienza a determinati atleti per poi darli via. Facendo così si rimane in standby.”

 

Il Chievo si trova in una buona posizione in classifica, accerchiato da squadre che non avevano la semplice salvezza come obiettivo.
“E’ una squadra bella tosta, è difficile da affrontare. Anche loro alternano buone prestazioni con altre meno buone, ma ho notato nei ragazzi una gran voglia di far bene e di farsi notare: forse hanno trovato i giusti stimoli, probabilmente Maran li ha motivati toccando i giusti tasti.