Il Punto sul Bologna - Il marchio del silenzio

Scritto da  Dic 05, 2017

Il Bologna è un’anomalia. In un mondo fatto di strillacci ed isteria, di “vaffa” sparati alzo zero e di perculate infamanti, il Bfc 1909 si muove come una farfalla: svolazza, attira l’attenzione per qualche istante e se ne va. Silenziosamente.
I media nazionali te lo dimostrano: nonostante la squadra di Donadoni stia volando lassù dove osano solo le aquile o impavidi piccioni, ancora pochi sanno con quanta solidità stia crescendo il nostro benamato. Non se ne parla. O se ne parla poco. O se ne parla solo come se fosse un contenitore per altri. Eppure, con una pignoleria che farebbe invidia ad un orologiaio, il Bfc sta pedissequamente aggrappato al filo di lana che Saputo, nella metafora con le vesti di Arianna, ha teso per uscire dal labirinto delle perplessità e delle ambiguità, di fallimenti e retrocessioni, che erano state caricate sul dorso dei tifosi.
Saputo guarda e sorride. Silenziosamente. E con lui i suoi boys. Forse Bigon e Donadoni sorridono un po’ meno ma, silenziosamente, si adoperano anche loro per seguire il cartello “one way”. E così, capitan Di Vaio. E così, il federabile Fenucci.
L’altro giorno eravamo in B a smadonnare con e per Diego Lopez. Oggi, a poche ore di distanza da quella situazione e con un filo di puzzetta sotto al naso, ci lamentiamo per non aver triturato a colpi di cingoli la squadra attualmente allenata da l’hombre vertical. Evidentemente, Saputo sorride a senso.
Certo, a qualcuno di noi piacerebbe vedere il chairman che in tribuna si rivolge ai tifosi ospiti e con gesto verticale della mano a conchetta indica il percorso verso le proprie pudenda. Ma non accadrà. Qualcuno vorrebbe vedere Donadoni che si arde in piazza della pace come un bonzo tibetano per un rigore non dato. Ma non accadrà. Qualcuno vorrebbe vedere Bigon e Di Vaio stracciarsi le vesti e delirare come baccanti per una vittoria. Ma, ovviamente, non accadrà. Qualcuno vorrebbe vedere Fenucci sbattere il tacco della scarpa sui tavoli della Figc. E, anche questo, non accadrà.
Infine, per qualcuno la mancanza di questi accadimenti è un male. In realtà, è un brand. Ed essendo un brand è commerciabile. E se è commerciabile vuol dire che è vendibile. E se è vendibile significa che è funzionale. Perché, piaccia o non piaccia, le leggi del mercato valgono anche nel calcio. In alcuni casi, soprattutto nel calcio.
Al momento, i nostri scudetti più accessibili (anche se è difficile indicarne una calendarizzazione credibile) sono l’accesso all’Europa e la ristrutturazione del Dall’Ara. E sono “scudetti” a portata di mano. Se non per questa stagione, nel giro di due o tre anni potremmo cominciare a vedere i primi risultati. Due o tre anni. Non venti o trenta. E, in quel momento, l’accesso al mercato sarà compiuto e le entrate economiche aumenteranno. È economia, non speranza.
Per capirci, uno come “er viperetta” va bene per il viavai di una città portuale “piena di strepito e furore” ma non per Bologna. Bologna sta bene come sta. Bologna sta facendo il suo. Ed il “suo” è il nostro.

Massimo Sampaolesi

Fa parte del Direttivo di 1000 Cuori Rossoblu. Si occupa di Comunicazione e ama il Bologna come se stesso. Passioni: la filosofia e la Virtus.