Marco Ferrante in azione con la maglia del Bologna Marco Ferrante in azione con la maglia del Bologna

Meteore Rossoblù - Meglio non comprarne più - 4 Gen

Scritto da  Gen 04, 2018

 

Lo ammetto, nel calcio ho le mie cabale, sono una persona abbastanza superstiziosa quando si parla di pallone... se, dopo aver fatto un’azione vedessi le cose andare nel peggiore dei modi, non mi sognerei mai di ripeterla, peccato purtroppo che per il Bologna non fu così!!! Tutti noi abbiamo ancora davanti agli occhi la stagione 2013/14, la retrocessione, Bianchi che, da capitano goleador del Torino viene a Bologna ad offrire pessime prestazioni durante la lunga agonia verso la serie B, quasi un film già visto nove anni prima... Stagione 2004/05, il Bologna veleggia tranquillamente a metà classifica con un occhio mezzo aperto verso l’Europa quando, a gennaio, dopo aver sentito per settimane i giornali parlare del ritorno di Signori davanti e dell’arrivo di Materazzi in difesa, i tifosi Rossoblù vedono arrivare sotto le due torri Nicola Legrottaglie dalla Juventus e l’ex capitano goleador del Torino Marco Ferrante. Un bruttissimo finale di stagione, un crollo verticale, Mazzone che perde la bussola e Calciopoli ci indirizzarono dritto verso la retrocessione in serie B, con l’ex attaccante granata sceso in campo poche volte e con prestazioni pessime ed incolore.

Marco Ferrante, nato a Velletri il 4 febbraio 1971, cresce nelle giovanili del Napoli ed esordisce in serie A il 25 giugno del 1989 contro il Como nella squadra di Maradona e, nonostante non scende mai in campo in quella competizione, vince la Coppa UEFA per aver fatto parte di quella rosa. L’anno successivo, per lo stesso principio, vince lo scudetto (il secondo partenopeo) senza mai giocare ma sedendo in panchina per qualche partita. Nell’estate del 1990 passa in prestito alla Reggiana in serie B dove gioca 25 partite e segna 5 gol e, l’anno successivo passa, sempre in prestito, al Pisa dove segna 13 gol in 37 partite. Rientrato al Napoli nell’estate del 1992, gioca 4 partite in maglia azzurra prima di passare, a novembre, al Parma in comproprietà. Nella stagione 1993/94, il Napoli vende la sua metà al Piacenza neo promosso in serie A e, con quella maglia, Ferrante segna 4 gol in 27 partite prima di passare al Perugia nella stagione 1994/95 ed alla Salernitana la stagione successiva.  

La stagione 1996/97 rappresenta la svolta della sua carriera con il passaggio al Torino per 500 milioni di vecchie Lire. L’inizio non è certo dei migliori, arriva in una squadra appena retrocessa e sotto contestazione da parte dei tifosi. La società promette l’immediata risalita ma, la campagna acquisti senza badare a spese non entusiasma comunque i tifosi che nelle due punte Ipoua e Ferrante non vedono due bomber capaci di riportarli nella massima serie e che, nonostante il miracolo effettuato negli anni precedenti a Padova, non vedono in Sandreani l’allenatore giusto. L’inizio del campionato è pessimo e Ferrante non si distingue affatto in positivo non avendo segnato ancora un gol in 14 giornate. Il 22 dicembre 1996, nella sfida contro il Castel Di Sangro, al ventitreesimo minuto segna il suo primo gol in maglia granata nonché il gol partita e da quel momento in poi non si ferma più: segna 4 gol la giornata successiva, il 5 gennaio 1997 contro la Reggina, va a segno per sei giornate di fila e finisce la stagione con 13 gol all’attivo.

A inizio stagione 1997/98 in casa granata hanno solo una grande certezza da cui ripartire per volare verso la promozione: Marco Ferrante! Viene costruita la squadra attorno a lui, dopo 5 anni al Milan torna sotto la mole Gianluigi Lentini e in panchina arriva l’ex Liverpool Graeme Souness, i presupposti ci sono tutti per una stagione esaltante, ma le cose non si mettono per il modo giusto e, dopo 4 sconfitte nelle prime 7 giornate (in cui l’attaccante segna solo un gol) e sopratutto dopo le due consecutive per 4 a 0 contro Verona e Venezia, l’allenatore viene esonerato e viene sostituito da Edy Reja. I granata si riprendono subito e tra ottobre e dicembre non perdono mai tornando prepotentemente a lottare per la promozione e agganciando il quarto posto. Il 7 giugno 1998 però, dopo aver perso 2 a 1 contro il Perugia, vengono raggiunti dalla squadra umbra che li obbliga allo spareggio per la promozione. A Reggio Emilia, il 21 giugno 1998, la gara è tiratissima e viene sbloccata solamente al settantatreesimo minuto dal “Cobra” Tovalieri a favore del Perugia ma, sei minuti più tardi ci pensa Ferrante a riportare le cose in parità. Il punteggio di 1 a 1 non cambia più e si arriva ai calci di rigore dove Dorigo sbaglia il tiro per il Torino e il Perugia vince 5 a 4 obbligando i granata ad un altro anno di serie cadetta.

Durante l’estate l’attaccante attira su di se gli occhi di molte squadre di serie A ma decide di rimanere comunque a Torino e, l’anno successivo, con Mondonico in panchina e grazie a una grande cavalcata conquista la serie A sopratutto grazie ai suoi 27 gol (8 nelle prime 10 giornate) che gli valgono il record di marcature per il campionato cadetto superato solo da Luca Toni che, con il Palermo nella stagione 2003/04 ne segna 30. 

Alla partenza della serie A 1999/2000 il Torino si presenta quasi con la stessa ossatura dell’anno precedente ma, nonostante i 18 gol di Ferrante alla sua prima vera esperienza nella massima serie, a fine stagione dovrà arrendersi e retrocede di nuovo in Serie B.

Inizia la stagione successiva a Torino ma, a causa dei rapporti tesi col nuovo allenatore Gigi Simoni e dell’arrivo di Stefan Schwoch, finisce spesso in panchina mentre la squadra scivola in zona retrocessione. Simoni viene sostituito da Camolese che ridà grinta e gioco alla squadra ma a gennaio, dopo 8 gol segnati, Ferrante decide di non rifiutare la proposta dell’Inter e passa in prestito sotto la madonnina... l’esperienza in nerazzurro si rivela fallimentare, con solo un gol all’attivo contro l’Udinese. 

L’anno successivo rientra al Torino neo promosso in serie A dove gioca in coppia con l’altro nuovo acquisto Cristiano Lucarelli e dove, dopo un brutto inizio sia di squadra sia personale con 0 gol segnati in 5 partite, il 14 ottobre 2001, nel derby contro la Juventus, dopo essere andati negli spogliatoi a fine primo tempo sotto 3 a 0, rinascono e pareggiano la partita (i bianconeri sbagliano anche un rigore nei minuti finali con Salas) e conquistano, a fine stagione, l’undicesimo posto e si qualificano per l’Intertoto.

L’anno successivo però, nonostante le premesse, si rivela una bruttissima copia di quello precedente e, dopo 4 allenatori cambiati, sconfitte umilianti come il 6a0 a San Siro col Milan o il 4 a 0 nel derby e dopo aver giocato la parte finale di campionato tra Reggio Emilia e Parma a causa della squalifica dello stadio per i disordini dei tifosi nella gara contro il Milan nel girone di ritorno, i granata retrocedono nuovamente in serie B con Ferrante che decide di rimanere comunque.

La stagione 2003/04 sarà la sua ultima con la maglia granata e, a 33 anni e dopo 125 gol che lo fanno diventare il quinto marcatore di tutti i tempi in maglia granata davanti a nomi del calibro di Valentino Mazzola e Ciccio Graziani, non rinnova il contratto e firma per il Catania.

Dopo sei mesi in Sicilia, nel gennaio 2005 passa al Bologna dove, impiegato solamente 6 volte da Carlo Mazzone a fine stagione retrocede e viene ceduto all’Ascoli per 200 mila euro. In maglia bianconera gioca il suo ultimo campionato in massima serie e mette a segno 8 gol prima di tornare in serie B dove, con le maglie di Pescara e Verona segna complessivamente 4 gol in due stagioni prima di chiudere la carriera.

Appese le scarpette al chiodo diventa procuratore di alcuni calciatori prima di entrare, nella stagione 2010/11 nello staff del Monza come collaboratore tecnico e, nel 2012, di intraprendere il corso da direttore sportivo a Coverciano.

Durante la sua carriera, Ferrante, ha giocato una gara amichevole, contro l’Egitto con la maglia della nazionale Under 21 ed è stato convocato per le Olimpiadi di Barcellona 92 senza però scendere mai in campo.

 

Diceva Agatha Christie “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”... dopo l’accoppiata Bianchi-Ferrante, meglio non comprarne più di ex bomber granata, mi accontento della coincidenza senza averne la vera e propria prova!!!

Matte Sandy Santoli

Continua a giurare di aver visto un colpo di tacco di Lanna in maglia rossoblu, dal gol di Bresciani contro il Chievo in poi ha visto, ricorda ed è pronto a raccontare quasi tutte le partite del Bologna, ma non chiedetegli un commento tecnico, perchè come è risaputo lui di tattiche e schemi e non capisce proprio niente