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Colomba: “Dzemaili valore aggiunto. Quella di Verdi scelta intelligente” – 26 gen

Scritto da  Gen 26, 2018

Solamente due giorni ci separano da Napoli – Bologna, partita che in sé può rappresentare, a prima vista, soltanto un’occasione per accumulare punti in più ma che, in realtà, nasconde al suo interno migliaia di sfaccettature diverse.

E proprio in occasione del match che andrà in scena al San Paolo domenica alle ore 15.00, abbiamo intervistato uno degli ex della partita, Franco Colomba, che a Napoli ha allenato e che a Bologna, oltre a sedere sulla panchina, ha avuto modo di giocare con la maglia dei rossoblù – e non poche partite.

Un excursus sulla sua carriera ma anche sui più recenti avvenimenti, suoi e delle due squadre che hanno fatto parte del passato calcistico dell’allenatore nato a Grosseto ma svezzato, in termini pallonari, proprio a Bologna.

“Esordire a 19 anni (anno calcistico 1974) fu già quello un trionfo, una grande soddisfazione. L’anno dopo uno parte con aspettative superiori ed invece devo dire che non furono così ripagate, feci poche presenze, subì un infortunio serio (scafoide del piede); ripresi dopo ma non ero ancora in grado di esprimermi al meglio. Rimasi abbastanza nell’ombra: da lì l’anno dopo mi capitò l’opportunità di andare in prestito al Modena, squadra nella quale giocavano due miei amici, ovvero Mei – con cui divisi lo spogliatoio in Primavera – e Ragonesi. Parlarono bene di me e venni preso al Modena: giocare quasi tutte le partite fu importante, giocare in un campionato del genere mi fece imporre anche all’attenzione degli addetti ai lavori, cosa che mi diede fiducia. A fine stagione tornai al Bologna con molta convinzione: convinzione che non fu completata da una maglia da titolare, poiché venni mandato in prestito alla Sambenedettese. Anche qui feci un gran bel campionato, una B qualitativa e intensa, dove c’erano ottimi giocatori. Una stagione che completò la mia formazione da calciatore. Un consiglio ai giovani: piuttosto che fare due, tre o quattro presenze l’anno è sempre meglio andare a giocare e riuscire ad esprimersi.”

 

Come andò la stagione (2009/2010) da allenatore sulla panchina rossoblù?

“Da allenatore fu un trionfo: quando capiti all’improvviso, in un  momento in cui non ci credi più, nell’anno del centenario, con la dirigenza che ti affida in mano la squadra e riesci a salvarla con facilità, beh, per un bolognese è quanto di meglio si possa augurare a un allenatore. La stagione finì bene ma, come spesso accade, fu un’illusione: l’anno dopo ci fu il ricambio societario, arrivò il Dottor Porcedda che decise di cambiare allenatore ancora prima di iniziare il campionato. Fu come passare dalle stelle alle stalle nel giro di pochissimi giorni: feci la preparazione, ottenemmo buoni risultati anche nel precampionato (sia nel torneo in Arabia che contro il Napoli, dove feci giocare molti giovani). Alla vigilia della partita con l’Inter, però, fui esonerato: e qui si chiuse quel capitolo, non in maniera consona, anche perché si mise da parte un allenatore che avrebbe dato tutto per allenare il Bologna.”

 

Come andarono invece le due esperienze da allenatore del Napoli? Che Napoli era, ai tempi?

“Dopo aver vinto il campionato a Reggio Calabria proprio a spese del Napoli, ironia della sorte mi venne a cercare il Napoli e, ovviamente, col fatto che si trattava di una piazza importante, accettai senza timori, anche in memoria della tante trasferte fatte al san Paolo. Purtroppo capitai in una stagione dove c’era un conflitto continuo tra la società e i tifosi; c’era contestazione nei suoi confornti, soprattutto a causa del mercato ritenuto non all’altezza. L’inizio stagione non fu buono e alla fine del girone d’andata fui esonerato. Nel giro di un paio di mesi fui richiamato, trovai una squadra che doveva salvarsi ma, con gli acquisti fatti, riuscimmo a mantenere la categoria proprio nelle ultime partita. A fine stagione decisi di non rimanere, di concludere lì la mia storia; un’esperienza positiva, passammo dalla contestazione ad un tifo splendido negli ultimi mesi.”

Il giocatore più forte con il quale hai giocato e quello che invece hai allenato?

“A parte i primi anni, per il carisma, l’affetto reciproco, diciamo Bulgarelli, Pecci … più che uno devo dirne tanti. Quando ero ad Avellino Dirceu e Ramon Diaz … per non parlare dei tanti amici. Quello che ho allenato senza dubbio Pirlo: il migliore per ogni allenatore. Non aveva niente da imparare, se non mettere su quella cattiveria, l’atteggiamento giusto in gara che gli mancava. Non aveva bisogno di apprendere tantissimo, tutta farina del suo sacco.”

 

Cosa ne pensi della situazione Verdi, chi credi abbia perso di più tra il giocatore e il Napoli?

“Credo che Verdi abbia messo sul piatto un po’ di cose, dal Bologna, la riconoscenza, la tanto sbandierata situazione sentimentale, e in più ha lasciato aperta la porta di giugno. Quindi credo che abbia fatto la cosa che lo fa uscire bene e gli lascia aperta la possibilità per il futuro. Scelta positiva, anche se rinunciare d’acchito a un palcoscenico così non è facile. Le prospettive le ha, ora ha a disposizione 5/6 mesi nei quali deve caricarsi la squadra sulle spalle per vedere se a giugno, oltre al Napoli, ci sarà qualcun altro. Una scelta di cuore ma anche di intelligenza, una buona scelta. Il Napoli forse qualcosa ha perso, con Lui andava sul sicuro: Sarri lo conosceva. Ora però Verdi rimane al Bologna, gioca, mentre a Napoli avrebbe fatto sicuramente da tappabuchi. Oppure in prospettiva poteva essere titolare, ma non ora. Difficile entrare subito in un meccanismo come quello del Napoli, così fatto di automatismi.”

Come vedi la partita di domenica? Il Bologna ha qualche chanche o difficilmente riuscirà a fermare un Napoli così affamato?

“Il Napoli è una squadra che macina gioco continuamente, ha trovato equilibri importanti tra fase difensiva e offensiva (cosa che in passato non aveva) e ora gestisce meglio le partite. Il Bologna è una compagine che quando è in partita, con un centrocampo così solido (ora rafforzato anche da Dzemaili), la difesa soffre di meno e riesce a ripartire con velocità coi suoi uomini migliori. È una squadra che può creare dei problemi: se il Napoli riesce a sbloccare la gara, facile che ti blocchi. Se la partita si indirizza verso i binari della sofferenza e della compattezza il Bologna può anche portarla in porto.”

 

Del ritorno di Dzemaili cosa ne pensi? Non c'è il rischio di bruciare qualche giovane?

“Questa è stata una scelta sua, ha voluto rientrare in Italia e Saputo lo ha accontentato. Forse qualche giovane giocherà di meno ma Dzemaili è un valore aggiunto. la squadra ha sempre alternato prove discrete a prove meno belle e Dzemaili può garantire un po’ più di continuità di rendimento e maturità; per una squadra che cerca di occupare una posizione di classifica migliore degli anni passati, il numero 7 è un valore aggiunto.”

I due giocatori da tenere d'occhio domenica?

“Il Napoli è collettivo, non c’è un giocatore. Per dire qualcosa di diverso citiamo Koulibaly, per la bravura sui calci piazzati. Nel Bologna diciamo Dzemaili, l’ex, potrebbe fare una buona gara.”

 

Pronostico a freddo?

 

“1X, ci può stare il pari ma anche l’1.”

Giacomo Guizzardi

Nato e cresciuto in periferia, inizia a collaborare con 1000 Cuori Rossoblu nel novembre del 2015. Al momento gestisce tutto ciò che riguarda la Primavera del Bologna, tra approfondimenti, cronache dei match e calciomercato.
Calciatore fallito, aspirante giornalista.