RdC - Donadoni: "Capochino e mi rimetto al lavoro". Ma su Destro..... - 12 feb

Scritto da  Feb 12, 2018

Quel corridoio verso la sala stampa lo ha percorso migliaia di volte, perché San Siro era la sua casa. Ma ieri il passo di mister Donadoni era più lento del solito, appesantito dal fardello di una sconfitta (la settima nelle ultime nove partite diranno le statistiche) che, in una qualche maniera, mette il re a nudo. Se poi la sconfitta viene contro la sua eterna rivale (l'Inter, l'altra parte di Milano) il peso raddoppia e la situazione, se possibile, si complica. E tutto questo Donadoni non lo manda a dire:" Mi sento in discussione? Fate Voi, io devo abbassare ancora di più il capo e mettermi a lavorare, tutto il resto è superfluo: è un discorso più Vostro che mio". No, non è solo nostro, ma è complessivo, Mister, vale una stagione in termini anche di autostima e orgoglio. Come quello che deve avere ingoiato Mattia Destro, quando all'81 gli è stato preferito Avenatti (che comunque non si è disimpegnato male, ndr), che è al suo primo minutaggio in serie A rispetto all'attuale bomber principe dei rossoblù (se si esclude il convalescente Verdi). Ma Roberto non ci sta, non la vede esattamente così e risponde a tono:"Le scelte non vanno fatte solo in base ai goal che un giocatore segna, ma anche valutando la grinta, la determinazione e la lettura della partita. Non mi diverto a lasciare fuori qualcuno o far giocare qualcun altro". Chiosa apprezzando l'impegno che l'uruguagio ci ha messo nel finale di partita e appoggia una carezza su Rodrigo Palacio, esempioi ("se tutti in campo facessero come lui, noi allenatori saremmo fortunati: è un esempio da seguire") e "creatore" del gol del pareggio, per via di una pressione sugli avversari, che purtroppo "non abbiamo sempre, ma solo a sprazzi". Donadoni si allontana da quel corridoio che ha percorso migliaia di volte, con poche certezze: domenica si affronta il Sassuolo senza terzini titolari e Palacio. Domenica sarà la prima di tre partite (Sassuolo, Genoa e Spal) che diranno la verità sul nostro cammino e su quello del nostro allenatore: forza Roberto mancano 15 partite a fine campionato e si può ancora fare una figura dignitosa, magari arrivando nella parte sinistra della classifica. Ma occorre un cambio di passo e di motivazione, per evitare che la lunga lista delle sconfitte si allunghi a dismisura. Per lasciarsi, perché questo crediamo sarà il finale al termine della stagione, col sorriso.

(Fonte Massimo Vitali - RdC - Photo Alessandro Sgarzi)

Torben Grael

Amante delle profondità umane e ricercatore delle motivazioni che muovono l'universo mondo, ama lo sport di squadra e ogni sua evoluzione possibile, la musica AOR e tutto quanto si chiama "PROSPETTIVA"