Alberto Zaccheroni sulla panchina del Giappone Alberto Zaccheroni sulla panchina del Giappone

Meteore Rossoblù - La ricostruzione - 26 Apr

Scritto da  Apr 26, 2018

 

Bisognava ricominciare, c’era una squadra da ricostruire e l’uomo indicato per la ricostruzione era lui...

Quando, il 28 giugno 1993, Gazzoni uscì dal tribunale dopo aver acquistato all’asta il Bologna si trovava con una squadra spolpata in tutto e per tutto dalle gestioni precedenti e decise di affidarsi alle persone giuste per ricostruire e raggiungere l’obiettivo primario, la Serie A. Ingaggiò Eraldo Pecci come direttore sportivo e, la sua prima mossa, fu quella di affidare la panchina ad Alberto Zaccheroni, giovane tecnico romagnolo ed ex giocatore delle giovanili Rossoblù che negli ultimi anni, sulle panchine di Baracca Lugo e Venezia, aveva fatto collezione di promozioni.

Alberto Zaccheroni detto Zac, nato il primo di aprile del 1953 a Meldola, un paesino in collina nella provincia di Forlì-Cesena e figlio di Adamo ed Elva, prima ristoratori di Cesenatico poi proprietari di una pensione sempre nello stesso paese chiamata “Ambrosiana” a causa del tifo sfegatato del padre per l’Inter, nel 1967 muove i primi passi nel mondo del calcio entrando a far parte delle giovanili del Cesenatico. Terzino con una grande propensione all’attacco dopo un provino con Cesena e Bologna decide di accasarsi alla squadra Rossoblù ma l’allenatore, non gradendo le sue continue proiezioni in avanti lo mette fuori squadra e, dopo una sola stagione, torna al Cesenatico. Affronta un nuovo provino con la squadra del Cesena ma, il presidente Dino Manuzzi non volendo prendere gli “scarti” del Bologna non lo prende e Alberto è costretto a rimanere al Cesenatico. Nel marzo del 1970 si ammala gravemente ai polmoni ed è costretto a due mesi di ospedale prima e a due anni di riposo senza poter fare grossi sforzi poi. Questo periodo significa la fine della sua carriera tra i professionisti e il ragazzo, dopo essersi sposato con Fulvia nel 1976 inizia ad aiutare i genitori nella pensione di famiglia. 

È il direttore sportivo del Cesenatico Bruno Rossi che lo convince a tornare a far parte di quel mondo e lo ingaggia per allenare gli allievi dove rimane tre anni durante i quali segue il corso da allenatore a Forlì. Nel febbraio 1984 passa alla guida della prima squadra in Serie C2 e, nel campionato 1985/86 passa al Riccione dove, il primo anno, perde lo spareggio promozione contro il Pesaro e, l’anno successivo, conquista la promozione. Dopo una stagione al Boca San Lazzaro nel 1988 passa al Baracca Lugo dove, in due stagioni, vince il campionato Interregionale è quello di Serie C2 scatenando l’interesse del Venezia di Maurizio Zamparini che lo ingaggia e dove, al primo tentativo nel campionato 1990/91 conquista la promozione in serie B che ai veneti mancava da 24 anni. Durante le due successive stagioni viene prima esonerato, poi richiamato due volte, riuscendo sempre a salvare la squadra prima di passare, nell’estate del 1993 al Bologna scendendo di categoria anche perché, fino a quel momento aveva potuto allenare in serie B solo grazie a una deroga che non gli fu rinnovata e fu costretto anche ad iscriversi al corso di allenatore. Purtroppo la sua permanenza sotto le due torri non fu delle migliori e venne esonerato al posto di Edy Reja dopo poche partite. La stagione successiva, dopo il passaggio al Cosenza, inizia il suo periodo d’oro... dopo aver salvato con largo anticipo in Serie B la squadra calabrese nonostante i 9 punti di penalizzazione dati a inizio campionato a causa di mancati pagamenti, la stagione successiva passa all’Udinese approdando, per la prima volta, in Serie A. Nei suoi 3 anni in Friuli conquista un decimo posto, un quinto e, addirittura, nella stagione 1997/98 il terzo posto alle spalle di Juventus ed Inter. Il suo modulo, il 3-4-3 diventa un marchio di fabbrica e il suo tridente Poggi-Amoroso-Bierhoff tra i più temuti in serie A con il tedesco che vince il titolo di capocannoniere. 

Finito il triennio magico in bianconero viene chiamato da Berlusconi alla guida di un Milan da rifondare e, assieme al fedele Oliver Bierhoff guida i rossoneri alla conquista dello scudetto, vinto a Perugia dopo una grande rimonta ai danni della Lazio con sette vittorie a fila nelle ultime sette giornate di campionato che gli permettono di eliminare il gap di 7 punti in classifica e di superarla. La seconda stagione non è delle migliori, perde subito la Supercoppa Italiana contro il Parma e a fine campionato arriva terzo in classifica, mentre il campionato successivo, il 2000/01 finisce anzitempo a Marzo, dopo esser stato esonerato in seguito all’eliminazione in Champions League subita da parte del Deportivo La Coruna. Durante le sue stagioni sotto la madonnina ha molti screzi col presidente Berlusconi che vuole sempre dire la sua sulla squadra e si dice imponga al tecnico di giocare con Boban trequartista e che, durante l’ultimo campionato, lo paragona addirittura ad un tessitore che ha una buona tela ma non la sa tessere. Rimasto senza panchina dopo l’esperienza milanese subentra a Dino Zoff alla guida della Lazio dopo poche giornate del campionato 2001/02 conquistando la qualificazione alla Coppa UEFA dopo la vittoria del famigerato 5 maggio contro l’Inter. A fine stagione non viene confermato e viene sostituito da Roberto Mancini sulla panchina bianco celeste e, il 22 ottobre 2002 subentra a Hector Cuper alla guida dell’Inter guidandola alla qualificazione per la Champions League e rassegnando le dimissioni un mese dopo la fine del campionato. Rimane fermo per due stagioni e, il 7 settembre 2006, due giorni prima dell’inizio del campionato, viene ingaggiato dal Torino di Urbano Cairo diventando l’allenatore della stagione del centenario della squadra granata.

Arriva addirittura all’ottavo posto prima della pausa natalizia ma, dopo pessime prestazioni nelle prime partite del 2007 il 26 febbraio viene esonerato e sostituito da Gianni De Biasi.

Rimane fermo altre due stagioni e, il 29 gennaio 2010, sostituisce Ciro Ferrara sulla panchina della Juventus con il chiaro intento di guidare la squadra alla qualificazione in Champions League ma, a fine stagione, i bianconeri non andranno oltre il settimo posto in classifica e il contratto non gli viene rinnovato.

Tre mesi dopo la fine del campionato viene ingaggiato dalla nazionale giapponese per il ruolo di CT e la guida a vincere la Coppa D’Asia 2011 in Qatar battendo l’Australia in finale. Dopo questo successo, il 18 ottobre 2011 viene ricevuto dall’imperatore nipponico Akihito che gli dimostra stima e riconoscimento per gli ottimi risultati, un onore che non riescono ad avere in molti. La prima sconfitta sulla panchina della nazionale del Sol Levante arriva nel novembre del 2011, dopo 19 incontri, quando perde la sfida con la Corea Del Nord. A giugno 2013 guida la nazionale ad essere la prima qualificata per il mondiale di Brasile 2014 e, il 28 giugno dello stesso anno vince la Coppa dell’Asia orientale battendo la Corea del Sud in finale e facendo conquistare il trofeo alla sua nazionale per la prima volta nella sua storia. Durante il mondiale brasiliano si scopre il curioso particolare che, non sapendo il giapponese Zaccheroni e non capendo l’italiano i giocatori,  durante le giornate in cui l’interprete non può recarsi al campo di allenamento l’allenatore comunica a gesti coi propri giocatori. Il mondiale si rivela un fallimento e Zaccheroni decide di dimettersi dopo 4 anni, paventando anche un suo ritiro in conferenza stampa ma, il 19 gennaio 2016 torna a sedersi su una panchina, quella del Beijing Guoan in Cina, venendo esonerato appena 4 mesi dopo, il 18 maggio, a seguito della sconfitta casalinga contro lo Hebei e dopo aver collezionato appena 9 punti in 9 partite.

Il primo settembre 2016 viene ingaggiato dalla Rai per il commento tecnico alle partite della Nazionale Italiana al fianco di Alberto Rimedio lasciando il posto a inizio ottobre del 2017 perché, il 16 ottobre viene messo sotto contratto dalla nazionale degli Emirati Arabi. Il 5 gennaio perde ai rigori la finale della Coppa delle Nazioni del Golfo contro l’Oman.

 

Chiamato da Pecci per esser l’uomo della rifondazione Rossoblù non riuscì purtroppo nell’impresa, ma quel passo falso rimarrà soltanto un piccolo neo nella carriera di un allenatore vincente in Italia e nel mondo e che, sul finire degli anni 90 ha lasciato un segno col suo modulo e con la sua Udinese che tutti spaventava!!!

Matte Sandy Santoli

Continua a giurare di aver visto un colpo di tacco di Lanna in maglia rossoblu, dal gol di Bresciani contro il Chievo in poi ha visto, ricorda ed è pronto a raccontare quasi tutte le partite del Bologna, ma non chiedetegli un commento tecnico, perchè come è risaputo lui di tattiche e schemi e non capisce proprio niente