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Canta che ti passa: The sound of...Arrigo - 13 Giu

Scritto da  Giu 13, 2018

Ieri è stato il primo giorno d.V. (dopo Verdi). Tutti hanno espresso i loro pensieri sul trasferimento, anche se la foto che lo ritrae al fianco di De Laurentiis fa solo aumentare la frustrazione in ogni cuore rossoblù. Quindi, che si fa ora? Si va avanti, e per farlo serve anche guardarsi indietro.

Sabato sera mi sono recato in piazza S. Stefano per assistere all’evento La Repubblica delle idee, promosso dal quotidiano. In particolare, mi sono imbattuto all’improvvisato salotto allestito al fine di presentare Per chi tifiamo? (riferito, chiaramente, al calcio), nel quale tra gli ospiti c’era Arrigo Sacchi. In un’ora di chiacchiere, il concetto su cui il nativo di Fusignano ha martellato di più è stato “La squadra è un insieme di individui; se alleni il singolo, non ottieni nulla”. Così facendo, è salito sul tetto del mondo partendo dalla Prima Categoria.
Blocco subito i pensieri maligni: nessuno vuole paragonare quel Milan al Bologna odierno, però mi sono soffermato su questo concetto che, credo, sia universale.

“Fools - said I - you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you,
take my arms that I might reach you”

In parole povere (e italiane): il silenzio cresce come un cancro, quindi seguitemi. Così ha fatto Sacchi nel corso della sua carriera, lavorando sui concetti più banali che si possano pensare (umiltà e disponibilità, ad esempio), interpellando tutti i giocatori. Così dovrebbe (anzi, dovrà) fare il Bologna. Verdi, in queste due annate (ma nell’ultima, soprattutto), è stato il condottiero rossoblù; colui al quale, anche nelle giornate in cui gli aleggiava la nuvola di Fantozzi, i compagni facevano affidamento per tirare fuori il coniglio dal cilindro. Simone, spesso, ci è riuscito, conquistandosi la simpatia (anche) dei partenopei.
E’ proprio qui, allora, la questione: la società non butterà la lenza nel laghetto dei fenomeni, sperando che qualcuno abbocchi (il mercato, però, è come la mamma degli stolti…) e, presumibilmente, arriveranno giocatori “normali”. Insomma, quelli che non tolgono le castagne dal fuoco.
Molti tifosi, nel corso dell’anno, si sono lamentati del gioco di Donadoni… E se fosse stata “colpa” di Verdi? Il nuovo allenatore dovrà per forza far giocare la squadra “come un gruppo”, amalgamando bene le caratteristiche di ognuno. Certo, la qualità della rosa è quel che è e avere un giocatore che fa la differenza non fa mai male, ma ormai il numero 9 sulla casacca rossoblù è vacante e, a meno di nuovi Verdi, bisognerà pensare a un metodo alternativo.

I rumors dicono Pippo? Ben venga, allora! Se si va a leggere la rosa del Venezia, si scoprirà che “Audero? Ah sì, il terzo portiere della Juve al quale aveva segnato Taider”, “Geijo? Mmmh, 36 anni e ha fatto qualche presenza all’Udinese”. Poi? Basta. Inzaghi è riuscito, sin da subito, a dare un’identità agli arancioneroverdi, sfiorando una promozione in Serie A che avrebbe avuto del clamoroso soprattutto per i giocatori in lista.
Calma, però: dopo le parole e il sopralluogo dell’ex allenatore lagunare, queste constatazioni trovano spazio solamente nell’iperuranio, ma in lui si rispecchia perfettamente l’idea di Sacchi: prima il gruppo e, in mancanza di fenomeni, il compito si agevola.

[Arrigo’s] words like silent raindrops fell
and echoed the will of silence

Imparare dal passato per guardare al futuro… Sperando che “le parole (non) riecheggino nei pozzi del silenzio”.

 

(The sound of silence - Simon&Garfunkel)

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.