Forever Rossoblù

Scritto da  Ott 10, 2018

Da Mirante a Verdi, passando per Diawara e Giaccherini, c'è un intero undici titolare di ex del Bologna in giro per l'Italia (e non solo), per lo più in massima serie, ma con comparse anche oltre i confini nazionali, specie in Premier, dove giocano ben due ex rossoblù. Quale il modulo da adottare con questo esercito di emigrati? Il 4-3-3 di una vecchia conoscenza della panchina, ovviamente: il cui nome, per motivi di suspance, sarà svelato solo alla fine (anche se i più svelti avranno già capito). 

Partiamo dunque il nostro viaggio, come logica impone, dai portieri, dove troviamo un Alfred Gomis, titolare alla Spal di Semplici, trafitto due volte da uno scatenato Icardi nella sconfitta casalinga dei ferraresi con l'Inter. Come secondo un già citato Antonio Mirante, ancora a secco di presenze nella Roma, dove fa da spalla all'inamovibile Olsen, e come terzo Gianluca Curci, oggi portiere titolare dell'Eskilstuna, squadra svedese di serie B, con cui è al terzo posto in classifica dopo il pareggio a reti bianche in quel di Borlange.

Passando alla difesa, come centrali, troviamo una coppia di esperienza, e cioè Claudio Terzi e Daniele Gastaldello, oggi in cadetteria rispettivamente allo Spezia e al Brescia, squadre delle quali sono capitani ed elementi imprescindibili. Il weekend passato è stato positivo per entrambi: vittoria in trasferta a Livorno per i liguri ( 1-3) e casalinga col Padova per le Rondinelle (4-1). Sulle fasce Emil Krafth, titolare nella vittoria dell'Amiens sul Digione (campionato francese) e, per motivi di emergenza, un Domenico Maietta riadattato a terzino, sconfitto sabato col suo Empoli in casa dalla Roma. Ancora panca per Adam Masina, terzino del Watford (surclassato in casa dal Bournemouth per 0-4) ed Alex Ferrari, a secco di presenze nella Samp di Giampaolo, comunque vittoriosa, domenica, in quel di Bergamo.

Capitolo centrocampo: un tempo per Amadou Diawara nella vittoria casalinga del Napoli sul Sassuolo, poi il giallo preso dopo un brutto fallo costringe Ancelotti alla sostituzione. In mezzo, a fargli compagnia, Kerim Laribi, titolare nella sconfitta casalinga dell'Hellas Verona contro il Lecce (0-2) e Nenad Krsticic, titolare nella vittoria esterna in campionato della Stella Rossa, dopo la scoppola presa in Champions dal Psg. Faccia a faccia poi tra Federico Casarini, centrocampista dell'Ascoli e Luca Rizzo, centrocampista del Foggia, nella partita dello "Zaccheria" vinta 3-2 dai padroni di casa: panchina per il primo ed ingresso nei minuti finali per il secondo, a suggellare una vittoria a dir poco fondamentale per i rossoneri.

In attacco buon weekend solo per Simone Verdi, titolarissimo assieme a Diawara contro il Sassuolo e sostituito al 24esimo della ripresa da Callejon dopo un'ottima partita; sull'altra sponda presente Federico Di Francesco, travolto come i suoi compagni dall'onda azzurra. Da rivedere Manolo Gabbiadini, attaccante del Southampton, sconfitto nel derby italiano d'Oltremanica dal suo ex mister Maurizio Sarri e pure Emanuele Giaccherini, ancora a -1 col suo Chievo e fuori per infortunio nella sconfitta col Milan.

E l'allenatore? Ancora a piede libero, ma forse per poco: trattasi ovviamente di Roberto Donadoni, in odor di nazionale giapponese, sulle orme del Zac. Se fantasia o realtà? Nel giro di poche settimane, probabilmente, lo sapremo. Perché poi, alla dirigenza rossoblù, non è che dispiacerebbe pagare uno stipendio in meno: ed ecco spiegata, dunque, l'improvvisa simpatia provata da un giorno all'altro, dalle alte sfere di Casteldebole, per il Sol Levante e dintorni.

Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.