Il Punto sul Bologna - Effetti "Spinazzola"

Scritto da  Gen 22, 2019

Difficile pensare che Saputo se la fosse immaginata così. I fasti, la gloria, l’orgoglio. Avremmo dovuto essere quelli col sorriso sempre in faccia e invece ci troviamo a dover sperare che un terzino qualunque (per quanto bravo) si faccia forza e venga a soffrire a Bologna per questa seconda metà di campionato. Attenzione: non a venire a stabilirsi a Bologna ma frequentare la città quasi da turista. Il tempo di provare a salvare la squadra e tornarsene subito via.
Ma Spinazzola nicchia. Non è convinto che possa essere proficuo per la sua carriera. Verrebbe da rimanere stupiti: come? Non ha visto gli spettacolari scenari di Casteldebole? Ma forse il ragazzo non si fa suggestionare dall’involucro o dalla “palestra” dove si lavora. E dunque non è convinto. E sembra anche simpaticamente fottersene della solidità finanziaria dei rossoblù. Praticamente, le uniche cose che ci possono rendere concorrenziali con gli altri, non sono appetibili per tutti.
Perché forse, qualcuno, ha confuso le questioni. Il “progetto” prevedeva, oltre a una lenta ma costante crescita, un punto di partenza basico da cui attivarsi: la permanenza in serie A. Qualcuno si è convinto che quel punto basico fosse stato raggiunto. Sarà l’intonaco fresco di Casteldebole, sarà il profumo dei conti in regola...
Sta di fatto che, al momento attuale, la serie A si sta allontanando. Mentre si ragiona sul restyling del Dall’Ara, la serie A ci sta dicendo che fare quattordici punti in venti partite non è adeguato per mantenere la serie stessa. Che 10 sconfitte, 8 pareggi e 2 vittorie ti fanno essere una di quelle che un tempo sarebbero state definite “squadre materasso”. E che sapere che un ragazzo qualunque preferisce tutta la vita essere l’ultima scelta alla Juventus anziché la prima al Bologna, fa male si tifosi. Soprattutto se è un ragazzo che viene da un infortunio e che, come dice il suo allenatore Allegri, “avrebbe bisogno di giocare” per dare credito alla propria carriera.
Ma Spinazzola resiste. Difficile dargli torto. Perché quello che sta succedendo ora (Sansone, Soriano, Caceres, Farias, Spinazzola... etc. etc.) è l’azione di chi ha sbagliato. È l’azione di chi dichiara il fallimento di un “piano d’azione”. Perché questi sono gli acquisti che si può permettere chi ha i soldi per farlo e che dovrebbe aver compreso che spenderne meno non garantisce affatto la permanenza in serie A. L’azienda non può aspettarsi che i ricavi maggiori arrivino dal mercato. Perché non sempre scovi un Diawara o un Verdi. Funziona così in economia, in estrema sintesi: finché non consolidi le entrate, devi continuare a investire. Poi un periodo di assestamento per l’equilibrio finanziario. E, alla fine e dopo tempo, arrivano i primi utili. Nel mezzo, tutta una serie di azioni di “commercializzazione” del prodotto e di investimenti sullo stesso. Nel caso di un’azienda “calcistica”, gli investimenti riguardano inevitabilmente anche il settore agonistico-sportivo. L’Atalanta è l’esempio classico di questo modello virtuoso. Investimenti accurati di anno in anno, conferme per consolidare, cessioni con grandi ricavi e costante crescita in classifica. E se dovesse arrivare in Champions League, aumenterebbe l’appeal con nuovi tifosi e, dunque, con nuovi clienti. È sempre stato così: il numero dei tifosi è proporzionato alle vittorie che consegui. Perché il cliente va nel supermercato dove ci sono le cose migliori e non nella botteguccia scalcinata. Dunque, l’aspetto sportivo-agonistico fa parte dell’economia di questa particolare azienda. Non si tratta di rivoluzionare una dirigenza (scelta, tra l’altro, da chi mette i soldi). Si tratta di assumere una nuova consapevolezza dei voleri di questo specifico settore del mercato economico di una società sportiva: non si può trascendere dalla questione agonistico-sportiva. Volenti o nolenti, è il core-business di un’azienda sportiva. Ripartire da qui, potrebbe dare la prima forma a quella solidità di classifica da cui si doveva partire. E che non avrebbe permesso a un cinno (bravo) qualunque, nicchiare sulla scelta “Bologna”.

Massimo Sampaolesi

Fa parte del Direttivo di 1000 Cuori Rossoblu. Si occupa di Comunicazione e ama il Bologna come se stesso. Passioni: la filosofia e la Virtus.