Forcing - Perinetti: "Ho grande rispetto per la tifoseria e l'ambiente di Bologna" Corriere Giallorosso

Forcing - Perinetti: "Ho grande rispetto per la tifoseria e l'ambiente di Bologna"

Scritto da  Feb 08, 2019

Dopo una prima parte di campionato turbolenta, tra l’esplosione di Piatek e l’arrivo di Juric sulla panchina rossoblù, il Genoa ha attraversato un gennaio altrettanto caldo: sebbene l’addio del gioiellino polacco sia stato molto chiacchierato, la società di Preziosi ha saputo districarsi molto bene tra le sabbie mobili, cancellando – per il momento – l’incertezza dei tifosi, grazie soprattutto all’arrivo di Sanabria.
In tutto questo, uno dei meriti principali va sicuramente a Giorgio Perinetti, dirigente generale con – alle spalle – un curriculum di tutto rispetto: dalla Roma dei Conti e Ancelotti al Genoa dei Piatek e Kouame. Una vita a studiare i giovani, con qualche conoscenza pure a Bologna.

Sig. Perinetti, passate le peripezie di mercato, ho letto la sua intervista – riguardo a Piatek – su Radio Rossonera. Dopo aver parlato e riparlato esclusivamente del talento polacco, le chiedo: quali sono le differenze o uguaglianze che ha ritrovato in Sanabria?
“Piatek è un giocatore molto fisico, che attacca molto bene la profondità. E’ un calciatore che ha una determinazione impressionante, in area di rigore, siccome trova subito la porta: è un finalizzatore.
Sanabria è un giocatore diverso, si vede perché è cresciuto da una scuola come il Barcellona, è tecnico, ha inventiva: si fonda maggiormente su queste caratteristiche, piuttosto che su quelle fisico-atletiche, ecco”

Se passiamo da Piatek a Sanabria passiamo anche da anno 1995 a 1996. Come potrà trovarsi con Kouame? Cioè, l’avete preso appositamente per farlo giocare al suo fianco?
“No, il discorso è che cerchiamo prospetti giovani che possano avere margini di miglioramento, completamento. Sanabria ha delle grosse qualità, ha già un’esperienza in Italia da molto giovane, ora ritorna con un bagaglio maggiore, quindi può dare molto. Kouame è un giocatore che si sposa con qualsiasi altro compagno del reparto, perché è un giocatore estremamente duttile, disponibile, laborioso: la punta che sta vicino a lui sarà sempre avvantaggiato, anche perché ha uno stacco di testa formidabile e fornisce degli assist”

Lei è nel grande calcio dagli anni ’70, dai tempi della Roma. Qual è il segreto per essere un bravo dirigente?
“Io mi rifaccio sempre a una frase di Helenio Herrera, allenatore della mitica Inter, con la quale diceva che il dirigente deve prevedere. Oggi siamo in un calcio molto dinamico, molto veloce, dove riesci a intuire le qualità di un Piatek e poi lo perdi dopo sei mesi, siccome ha ambizioni diverse. Quindi, il dirigente deve sapere che ha in mano un gioiellino e deve sapere come sostituirlo”

Nel corso della sua carriera ha incontrato anche Destro, quand’era al Siena. Che giocatore è Mattia? Quali sono le difficoltà che ha affrontato, e sta affrontando, a Bologna?
“L’avevo visto, da ragazzo, nelle giovanili dell’Inter, e poi ho avuto l’occasione di portarlo al Siena. Era giovane, aveva voglia ed è un giocatore che con Sannino ha fatto molto bene: un allenatore un po’ ruvido, ma competente nel tirare fuori sia le carenze tecniche – poche perché era bravissimo – e sia caratteriali. Ha fatto un grande campionato, tanti gol e conquistato la Nazionale di Prandelli. Sicuramente è un giocatore di talento che era partito bene nella Roma, poi nel Milan non ha sfruttato l’occasione con Inzaghi e a Bologna si è un po’ perso. I problemi di Destro sono caratteriali, poi ora c’è l’incontro con Mihajlovic – anche lui determinato – che può aiutarlo a ritrovarsi”

Quindi, fosse qui a Bologna, avrebbe tenuto Mattia a gennaio.
“Mah, noi abbiamo anche provato a chiederlo in estate. Abbiamo parlato di uno scambio Lapadula-Destro, che poi non si è concretizzato. E’ sempre un giocatore che incontra il mio gradimento, ma ripeto che è uno che deve lavorare di più, deve volersi più bene, impegnarsi: ci vuole un allenatore di grande temperamento per fargli tirare fuori il meglio”

Chi si è impegnato sicuramente, invece, è stato Inzaghi. Lei l’ha avuto a Venezia, che allenatore è?
“Un allenatore meticoloso, puntiglioso, straordinariamente innamorato della sua professione e del calcio in generale. Ha le sue idee, magari a Bologna non è stato fortunato a fare quello che voleva. Questo, però, non significa che non sia un allenatore valido che possa far bene. A Venezia ha fatto molto più che bene”

L’ha sentito in questi giorni, o comunque in questi mesi?
“L’ho sentito per un saluto. Chiaramente era dispiaciuto, ma – insomma – ha tempo per rifarsi”

In tutti questi anni, qual è stato il ‘colpo’ più bello?
“Mah, guardi, quando mi fanno questa domanda rispondo sempre ‘il prossimo’. Questo è lo spirito con cui mi sono affacciato a questa professione e col quale ho sempre lavorato. Spero sempre di fare qualcosa d’importante, non guardando il passato o il presente. Certo, se penso che ho acquistato Cannavaro a 15 milioni ed è diventato Pallone D’Oro, beh, è una buona soddisfazione”

L’ambiente a Genova, rispetto a quand’è arrivato, è cambiato? Come si respira la passione in città?
“Genova è una piazza molto calda, ha una tifoseria appassionata, è esigente per l’impegno che devono dare i calciatori. Naturalmente soffre quando perde i propri beniamini, quando i propri giocatori vanno via: vorrebbe tenerli di più, è comprensibile, ma – come abbiamo detto prima – le regole del calciomercato non lo consente sempre. Tuttavia, è una tifoseria che rappresenta un Club storico, magico sotto certi aspetti, perché è un po’ il motore della nostra attività. Giocare a Marassi sotto la scritta del pubblico di Genova è un’emozione per tutti”

E il pubblico sembra aver capito anche quello che, a noi esterni dalla città, ha lasciato un po’ così: il cambio di allenatore da Ballardini a Juric, poi arrivando a Prandelli.
“Queste sono situazioni che si creano. Nessuno vorrebbe cambiare mai, nelle situazioni si cerca sempre il meglio e poi a volte si sbaglia”

Spostandoci verso Bologna, come giudica l’operato della dirigenza, considerando ciò che ha passato in questi mesi?
“Mah, sai, è sempre difficile dare giudizi da esterno. Bologna è una città di grande tradizione. Io da bambino avevo visto lo spareggio Bologna-Inter, con la vittoria dello Scudetto. Ero un bambino che era andato a vedere la partita da solo, perché il calcio all’epoca era questo. Poi sono diventato amico di tanti giocatori del Bologna, ho conosciuto Bernardini, sono diventato amico di Bulgarelli. Ho grande rispetto per quella tifoseria e quell’ambiente: città fantastica. Domenica è una partita difficilissima, complicatissima, dopo la vittoria a Milano. Ci stiamo preparando per fare il meglio possibile, chiaramente”

Mi ha anticipato l’ultima domanda, che le rigiro: che emozione sarà affrontare il Bologna in una partita non decisiva, ma nella quale i tre punti farebbero comodo, diciamo così?
“Noi, dopo tanti anni, le emozioni riusciamo a contenerle. Certamente c’è la consapevolezza che dovremo prepararci per una partita molto molto difficile. Stiamo preparando la squadra per l’atmosfera, per l’ambiente che troveremo, la caratura degli avversari: cercheremo di fare bene perché per noi è fondamentale”.

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.