Canta che ti passa: La testa vuota CalcioMercato.com

Canta che ti passa: La testa vuota

Scritto da  Feb 28, 2019

Se “tre indizi fanno una prova” e “non c’è due senza tre, e il quarto vien da sé” fossero due comandamenti scritti sul dorso delle tavole che Mosè ha ricevuto sul Monte Sinai, allora i tifosi del Bologna potrebbero stare tranquilli. Invece no: questi due proverbi fanno parte delle famose “leggi non scritte” – quelle, diciamo, date per antonomasia, che sono così e basta – ma che hanno la stessa importanza e valenza di quelle incise.
Non serve snocciolare statistiche per capire che i rossoblù di Sinisa hanno una marcia maggiore, rispetto a quelli di Inzaghi: più spigliati, più aggressivi, più diretti alla conclusione in porta, più ordinati. Eppure, la rosa del Bologna di Superpippo è uguale-spiccicata-papale papale a quello di Mihajlovic, eccezion fatta per Edera e Lyanco (se vogliamo, anche Sansone e Soriano, visto che avevano giocato solamente tre partite).
Voi direte “Hai detto poco, visto che – come sono arrivati sotto le Due Torri – si sono subito imposti da titolari”. Sì, ma visto che si va in campo in dieci (spostiamo momentaneamente dal radar Skorupski), quattro giocatori non possono coprire la superficie di altri sei, sebbene i nuovi innesti non siano mai scesi in campo assieme.
Qual è, allora, la differenza principale rispetto a prima? Tutti direbbero che Sinisa abbia aggiunto qualcosa, io invece sostengo che quel qualcosa sia stato tolto: i giocatori hanno la testa vuota.

A volte penso che ripartirei da zero,
da quando avevo qualche amico in più e qualche soldo in meno.
Giornate passate in mezzo ai casini,…

Espressione facilmente districabile, nel senso che ci può essere un’accezione sia positiva che negativa: qui, ovviamente, ci riferiamo alla prima opzione, semplicemente per il fatto che – a poco più di metà percorso – la dirigenza si sia “svegliata”, sostituendo Inzaghi e ripartendo da zero con l’allenatore serbo. Come a dire “Ok, azzeriamo tutto e seguite solo ciò che dico”. Ci si mette poco a fidarsi di Sinisa, anche perché noi lo immaginiamo come un sergente di ferro, a maggior ragione se segue la filosofia del vecchio volpone di Trapattoni: “I giocatori sono liberi di fare quello che dico io”.
In crescita spaventosa, per esempio, ci sono Dijks (che, a questo punto, ci chiediamo come incredibilmente fosse stato accantonato da Pippo, ma probabilmente per una questione modulistica), Poli (brillante su CR7 e più “sostanzioso” rispetto alla vecchia gestione) e Mbaye (impadronitosi della fascia, a discapito dell’ex infortunato Mattiello).

Dopo le giornate passate in mezzo ai casini con l’amico Inzaghi, Mihajlovic è entrato nella testa dei ragazzi, come se avesse scacciato in loro la paura e avesse imposto l’obbligo di giocare senza pensieri, che tanto contro Inter, Roma e Juve non c’era nulla da perdere. Facile trovare le motivazioni con le “grandi”, ma è per questo motivo che il settore ospiti del “Friuli” (“Dacia Arena” lo dice solo chi è nato dal 2016 in poi) è già esaurito. Un po’ come ha fatto Gattuso: entrambi i tecnici, in campo, si sono sempre distinti per la loro aggressività, ma – prendendo in esame solamente il rossonero, per ovvi motivi di tempistica – in pochissimi avrebbero immaginato un’ascesa così rapida dopo quel gol di Brignoli.
Ringhio e Sinisa, a differenza di Inzaghi che “scendeva dal pullman con le cuffiette alle orecchie” (Pellegatti dixit) sono cresciuti, si sono staccati dal ruolo del calciatore e sono diventati allenatori: sanno che, nella rosa, ci sono molteplici personalità e ognuno dev’essere trattato a proprio modo. Eccezion fatta per la pulizia della gabbia di criceti, quelli che girano la ruota.

Contro l’Udinese, le motivazioni ci saranno, ma i tifosi felsinei – a ora – possono stare tranquilli: le leggi dicono che il tempo passato non tornerà e, a differenza di Emis Killa e Max Pezzali, brindiamo perché siamo felici di andare avanti, sempre però con la testa vuota.

Brindo al tempo che non tornerà,
l'innocenza perduta dell'età.
Brindo a chi era allora e ora non c'è,
Brindo e guardo al futuro, brindo a me.



(La testa vuota – Emis Killa&Max Pezzali)

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.