Forcing - Sabrina Orlandi: "Al Bologna manca la qualità. Saputo ha un'idea di presidenza diversa dalla nostra"

Scritto da  Mar 08, 2019

 

 

Essere giornalisti, al giorno d’oggi, è un’arma – si può dire – a un unico taglio: sei al centro dell’attenzione, e ogni cosa fai può essere usata contro di te. Impossibile che esistano persone infallibili, ma (per fortuna) qualche eccezione da cui trarre ispirazione si trova, anche senza allontanarci dalle Due Torri: se andiamo a googlare “Sabrina Orlandi” o scaviamo nel profilo facebook dell’avvocato Gian Francesco Cardi (pronto, ogni domenica, a immortalarla prima del programma “Solo calcio”), noteremo come i complimenti dei followers rivolti alla conduttrice su È TV anche del programma "Il pallone nel 7" – sia per la bravura che per l’oggettiva bellezza – si sprechino. Proviamo a dirle che “è una delle giornaliste più adorate dai tifosi bolognesi”, lei ci risponde – sorridendo – che non lo può confermare. Le avevamo promesso dieci minuti di chiacchierata, più che altro per non disturbarla, ma è stata così spedita e aperta alle domande che ci siamo dilungati poco meno di mezz’ora: fossero questi i problemi…

Allora, inizierei col chiederti come sta la Sabrina versione giornalista che tifosa del Bologna.
“Come sto io fisicamente, dici? Io di salute tutto bene, grazie, è un buon periodo. Si invecchia, ma si cerca di farlo bene (ride, ndr). No, perché sono qui da tanti anni, quindi non posso mentire sull’età. Ovvio che questa è un’annata particolare per il Bologna, quindi lo stato d’animo non è dei migliori perché raccontare di una squadra che vince, che diverte ed esalta i propri tifosi è una cosa; attraversare, tutte le settimane, situazioni negative, sconfitte, contestazioni non è piacevole. Il clima della squadra influisce, ovviamente, sul clima delle trasmissioni, degli ospiti, e quindi è normale che risentiamo anche a livello professionale di questo momento un po’ negativo”

Certo, però dopo l’arrivo di Mihajlovic il Bologna ha conquistato 4 punti in 4 gare, l’ambiente sembrava un po’ in ripresa e poi ci sono stati i 3000 tifosi in trasferta a Udine. Pensavi che l’ultima gara avrebbe potuto risollevare la tua situazione di tifosa?
“No, vabbè, quella più importante è quella della squadra della nostra. Io ero convinta che il Bologna ce la facesse a Udine. Non so perché, mi sembrava avesse dato ampie garanzie.  È vero che è più facile giocare bene con la Roma e con la Juve perché sai che giochi con la testa libera, che ogni risultato va bene comunque e le grandi squadre, essendo appunto squadre forti, ti lasciano giocare perché ci sono più spazi. Quindi, mi aspettavo una partita più difficile dal punto di vista della prestazione, intendo, rispetto a quelle viste con la Juve e con la Roma, però aveva giocato bene anche col Genoa – facendo più fatica – e con l’Inter. Ero convinta ci sarebbe stato il segno “+”: con le due forti solo la prestazione, con l’Udinese punti, tant’è che, addirittura, in una chiacchierata della settimana precedente con i nostro ospiti in studio sui pronostici, chi diceva ‘A me va bene un pareggio’, lo guardavo come un marziano. Ma come? Il Bologna deve iniziare a vincere, se non lo fa con le dirette concorrenti… Quindi ero convinta che il Bologna andasse a Udine per vincere, anche se non in modo facile: tutto ci saremmo aspettati – parlo al plurale perché tanto vale per tutti – tranne che vedere la squadra perdere contro quell’Udinese lì. E invece, purtroppo, l’ha persa proprio – come posso dire – non per una sfortuna o un episodio solo: l’ha proprio persa! Perché è vero che l’episodio in sé c’è stato, ed è quello di Poli, ma tutto sommato il Bologna l’aveva rimediato, col gol di Palacio, in chiusura di primo tempo. Quindi, l’aveva superato – diciamo – il classico momento in cui un episodio ti ha condizionato la partita, e invece proprio nel secondo tempo è calato. L’Udinese, alla fine, ha legittimato la vittoria: non è stato solo il rigore come episodio isolato, c’era la sensazione che segnasse più facilmente l’Udinese che il Bologna. Vuol dire che era calato molto”

Infatti sono d’accordissimo con te sul fatto che abbiamo visto un Bologna dalla doppia faccia. Io, dal punto di vista tattico, volevo soffermarmi su una cosa: l’assenza di Pulgar ha pesato molto. Mihajlovic aveva detto che chi avrebbe giocato tra Dzemaili e Nagy, non lo avrebbe fatto rimpiangere. Secondo me, è invece successo così. Secondo te?
“Non lo so. Ti dirò la verità: a me, Dzemaili non è dispiaciuto. È un giocatore diverso da Pulgar, più ordinato. Non mi sembra che i 60-70 minuti che ha giocato Dzemaili abbiano fatto rimpiangere Pulgar. Mi è sembrato che la sua assenza sia pesata di più nel numero di cambi: alla fine, il Bologna non ne aveva a sufficienza per mantenere il centrocampo su un certo livello, chiudendo la partita nella fase più delicata. Gli ultimi 15’ sono quelli in cui decidi le sorti della partita: chiuderle con un giocatore che quest’anno non ha mai giocato un’intera partita come Donsah e Nagy, che è fuori dalle rotazioni, è stato un azzardo. Alla fine, si è visto che il centrocampo è venuto a mancare. Probabilmente, l’assenza di Pulgar è pesata nel numero di rotazioni a disposizione perché avresti avuto, ovviamente, un cambio in più. Però, a me, lo Dzemaili di Udine non è dispiaciuto, rispetto a delle prestazioni che ricordiamo impresentabili. In quei 60-70 minuti, pur con caratteristiche diverse perché ha più ordine e meno interdizione rispetto a Pulgar, ha dato anche la palla a Orsolini nell’azione del gol a Palacio. Quindi, non mi è sembrato che fosse stato quello uno dei motivi per cui il Bologna ha perso, quanto più il fatto di non aver avuto cambi all’altezza per chiudere la partita con un centrocampo all’altezza di quello che c’era stato fino a prima dei cambi”

Secondo me, una rondine non fa primavera, nel senso che con l’Udinese può essere stata una tantum. Con il Cagliari si tornerà a offrire una prestazione simile a quelle offerte nelle prime quattro partite?
“Guarda, io non lo so perché parlo con esperti di calcio, che lo gioca, lo pratica, lo mastica, sia allenatori che giocatori, nello specifico Bazzani, che è stato ospite a ‘Il pallone nel 7’. Lui diceva che in questa fase del campionato – io mi fido ciecamente di chi le ha vissute in prima persona queste situazioni – più che l’estetica, conta la sostanza: che il Bologna giochi bene, che abbia queste belle manovre fluide, per carità, fa piacere a tutti e, magari, ce lo aspettavano in anni in cui il Bologna era sereno come l’anno scorso, l’anno prima, quando non soffriva per la salvezza: tu, allora, chiedi di vedere anche del bel calcio e divertirti nel vedere la squadra che gioca. Quest’anno ha dodici partite alla fine del campionato, con il terz’ultimo posto, e quello che conta adesso è vincere. Ed è quello che ha detto anche Mihajlovic: ‘Domenica conta vincere’, anche con un autogol, anche giocando da schifo, non superando la metacampo e al primo rimpallo che finisce in porta. Poi, certo, se tu fai una bella partita e giochi bene hai più possibilità di fare gol ed essere pericoloso rispetto a chi gioca male, ma ora la priorità non è quella: l’importante è vedere un Bologna cattivo, arrabbiato, che si butti in porta con la palla. Ti faccio l’esempio del gol sbagliato da Mbaye con la Juve: per carità, c’era il difensore che ha alzato la gamba e non era facile, ma magari se c’è un giocatore che ha quella rabbia entra in porta col pallone, ci rotola dentro perché ora non hai più altre chances. Adesso veramente ogni pallone è quello decisivo e, quindi, più il bel Bologna visto con la Roma e con la Juve, preferisco vedere un Bologna cattivo, arrabbiato, sul pezzo e che non molli neanche un centimetro”

Le statistiche di Bologna e Cagliari fanno – permettimi l’espressione – un po’ piangere: i sardi hanno perso le ultime 5 partite fuori casa, segnando sette gol; il Bologna, in casa, ne ha vinte solamente due e marcando otto gol. Continuando il discorso di prima, che previsione fai sul match?
“Di sicuro non possono perdere tutte e due. Nel senso che il Bologna in casa le ha perse quasi tutte, il Cagliari le ultime cinque, quindi è una di quelle volte in cui entrambe non possono perdere (ride, ndr). Evero che le statistiche fanno testo perché, dopo due terzi di campionato, iniziano veramente a fotografare qual è l’andamento realistico. Quindi, se il Cagliari ha questi numeri fuori casa dimostra evidentemente di avere più difficoltà a raggiungere il risultato quando gioca in trasferta: a questo aggiungiamo che arriva da una bella vittoria appagante con l’Inter, speriamo che questo fatto – a livello psicologico – possa influire maggiormente sul problema trasferta, arrivando un po’ più sereno perché comunque la vittoria gli ha reso una classifica migliore. In più, sappiamo che quando batti una big hai anche una soddisfazione maggiore, no? Quindi speriamo che il Cagliari mantenga questi suoi problemi in trasferta e che il Bologna inizi invece a sbloccarsi in casa, perché ha vinto – appunto – solamente le due partite famose, con Roma e Udinese, dopodiché non ha mai più vinto. Ecco, è ovvio che ora debba cambiare il rullino di marcia: capisco che per una squadra che ha vinto 3 partite su 26 giocate vincerne ora tre o quattro nelle rimanenti dodici… Però è anche vero che nell’ultima fase di campionato – andando oltre il Cagliari – si spera di incontrare squadre appagate come lo era il Bologna negli anni passati: quante volte il Bologna, l’anno scorso e l’anno prima, arrivato in una buona situazione di classifica, mollava e nel girone di ritorno ne perdeva molte di più? Ecco, speriamo che il Bologna incontri molte squadre che abbiano quell’atteggiamento lì. Altrimenti, una squadra che ha vinto tre partite su ventisei, ne riesca a vincere quattro nelle ultime dodici, sembrerebbe difficile, se non appunto attaccandoci a queste cose”

Infatti, le medie di 0,8 punti in casa e di 0,4 fuori sono da paura, seppur influenzate fortemente da Inzaghi. Ricollegandomi al fatto del cambiamento del rullino di marcia, se ci spostiamo dal campo sugli spalti della Curva, ci troviamo in mezzo ai tifosi “padri” dei comunicati del 26 febbraio e del famoso biglietto aereo a Saputo. Cosa ne pensi?
“Non conoscendo le dinamiche della Curva, non entro nel merito specifico. In generale, però, quando le cose vanno male, le contestazioni sono normali e legittime”

Modificheresti, ora come ora, il motto di inizio stagione di Saputo, “Fire&Desire”?
(ride, ndr) “Diciamo che quest’anno non è stato propriamente incarnato lo spirito dello slogan di inizio stagione. Anche se, tutto sommato, penso che a questa squadra non si possa rimproverare l’ardore: è proprio una questione di qualità. Quest’anno, la squadra, non era di buon livello, e quindi credo sia stato uno slogan che non ha avuto riscontri, ma si era già capito dalla campagna acquisti estiva: dal fatto che avessero usato Inzaghi come uomo-abbonamenti vuol dire che non hai un giocatore così rappresentativo – o un gruppo di giocatori così rappresentativo – da richiamare il tifoso all’abbonamento. Quindi hanno usato soprattutto l’allenatore, ma l’allenatore era lì più per il suo passato calcistico che per quello da allenatore. Inzaghi era conosciuto da tutti per ‘Inzaghi il bomber’, da allenatore seve ancora dimostrare tanto perché comunque veniva da una promozione dalla Serie C alla B, ancora poco perché sia uno che ti dà garanzie. Già in estate c’erano le aspettative per andare incontro a una stagione molto complicata, quindi – ahinoi – lo slogan è l’ultimo dei problemi perché non si è visto ciò che si sperava. Ma ripeto, più che il ‘Fire&Desire’, è mancato proprio il tasso qualitativo di questa squadra, e non è colpa dei giocatori, ma di com’è stata costruita”

Dici che, quindi, è stato azzardato. Avessero aspettato, avrebbero potuto mettere Santander.
“Non c’era un giocatore di grido, era una squadra mediocre. C’è, tu avevi il tuo uomo-squadra , che rappresentava qualità e fantasia, in Simone Verdi, ma l’hai venduto e non è stato sostituito con nessuno di quel livello lì. Ma nemmeno lontanamente.  È vero che lo stesso Verdi, quand’era arrivato, non era di quel livello, però diciamo che chi è arrivato non è di quel livello e nemmeno lo può diventare. E l’anno scorso, partite molto simili a quelle che abbiamo visto quest’anno, sono state risolte magari da una punizione di Verdi. Quindi, tante volte, i suoi gol – anche se isolati – nascondevano altri problemi. Dato via lui, sono emersi tutti i problemi”

Assolutamente: se ne vendi uno forte, ne devi riprendere uno forte. Altrimenti, ti succede una stagione così.
“Sì, soprattutto perché l’anno scorso hai fatto 39 punti, non 52, dove – se scali – ne fai magari 45. Se tu ne fai 39 e sbagli, facendone 34, vai in Serie B. Ed è quello che sta succedendo. Quel tipo di azzardo lo puoi fare se sei una squadra da media-alta classifica, non così. Soprattutto se presenti la stagione dicendo ‘Siamo qui per migliorare quello che abbiamo fatto l’anno scorso’, ma non si vedeva nessun miglioramento, nemmeno sulla carta. In campo si è addirittura verificato l’esatto contrario: un notevole peggioramento”

Secondo te, la vicinanza di Saputo avrebbe cambiato qualcosa? O cambierebbe qualcosa?
“Allora, io penso che Saputo non sarà mai un presidente come ce lo immaginiamo noi in Italia. Non lo è e non lo diventerà mai perché lui è americano, con un’idea di presidenza completamente diversa di quella che siamo abituati a conoscere noi in Italia. Quindi, i casi sono due: ci va bene o non ci va bene, ma che lui cambi è praticamente impossibile. Potrà venire anche una volta in più a vedere il Bologna, ma non cambia l’essenza: lui non è un presidente come siamo abituati a conoscere in Italia. E’ un’altra concezione. Poi uno può dire ‘Mi va bene’, ‘Non mi va bene’, ‘Mi dispiace’, ‘Mi fa piacere’ perché – per carità – le reazioni sono personali, però dubito che Saputo – anche venendo una volta in più – avrebbe cambiato le cose. Soprattutto perché non può stare qua sei mesi, andare tutti i giorni a Casteldebole, decidere i giocatori,… Non ha quell’impronta lì perché è proprio il suo modo di intendere lo sport. E’ diverso dal tipo di Cazzola, che viveva mattina, pomeriggio e sera il campo, come Gazzoni, che pur non essendo sempre lì, lo era comunque perché era un uomo di Bologna che viveva Bologna. Però è anche vero che l’ultimo presidente prima di Saputo, al grido ‘Bologna ai bolognesi’, nel giro di tre anni hanno iniziato a urlare ‘Venga chiunque, purché non sia di Bologna’. Difatti è arrivato quello che non è di Bologna, ma nemmeno italiano, che ha un differente modo di concepire lo sport”

Difatti, il Bologna è un impegno, non l’impegno.
“Ma assolutamente. Assolutamente. E’ uno dei suoi tanti impegni. Lui non nasce tifoso del Bologna – e lo sapevamo anche quando l’aveva comprato, mica lo impariamo oggi -, non nasce a Bologna, si avvicina al Bologna che gli era stato proposto come business da Tacopina e da altri soci, che sono spariti. E’ rimasto lui, che si è preso l’impegno e l’ha portato avanti, ma non è che ha comprato il Bologna perché da bambino aveva la maglia di Bulgarelli appesa al muro. E non lo diventerà all’improvviso. Poi certo che è la sua squadra di proprietà, e quindi la tifa, ma è diverso da chi nasce con questo tifo nel cuore: è un altro modo proprio di concepire, secondo me, lo sport. A modo suo, lui elargisce soldi e sceglie gli uomini; a lui i rimproveri di aver sbagliato, magari, le scelte dei suoi dirigenti, dei suoi uomini o di aver avallato delle scelte perché lui non le fa in prima persona, se non quelle degli uomini che ha messo lì. Di certo, non gli si può dire dei contratti dei giocatori sbagliati”

Ultima modifica il Venerdì, 08 Marzo 2019 17:03
Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.