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Forcing - Pecci: "A Bologna c'è un clima positivo, ma siamo sempre terz'ultimi" ItaSportPress

Forcing - Pecci: "A Bologna c'è un clima positivo, ma siamo sempre terz'ultimi"

Scritto da  Mar 15, 2019

Nato a San Giovanni in Marignano, cresciuto a Bologna, maturato nel Torino e appeso le scarpe al chiodo in terra veneta, al Vicenza. Questa la brevissima carriera di Eraldo Pecci, regista che ha soggiornato anche a Napoli, Firenze e, di nuovo Bologna. In occasione del complicato match in Piemonte, lo abbiamo intercettato per una decina di minuti al fine di chiedergli sì della gara di domani, ma anche del suo libro uscito a novembre, ricollegandoci al famoso epiteto che Pesaola gli aveva rivolto, quando lo stesso Pecci disse: “Mister, lo sa che sono estroso”…

Inizierei con un ricordo del passato, siccome lei ha iniziato nel Bologna e ha finito nel Bologna, con una parentesi al Vicenza. Nel mezzo, tante soddisfazioni come la Coppa Italia e la Promozione in Serie A con i rossoblù e lo Scudetto col Torino. Qual è il ricordo più bello?
“Il ricordo più bello sono tutti belli, perché tu vai a giocare a calcio – che è una cosa che ti piace fare – e diventa un mestiere, una cosa bellissima. Tu ti alzi ogni mattina, vai a fare una cosa che ti piace: ho avuto la fortuna di giocare anche con dei grandi compagni in delle grandi città. Per cui, la cosa più bella è tutto. Poi ognuno fa del suo meglio, ma ci sono varie soddisfazioni al di là dei risultati”

Infatti lei ha scritto anche il libro, uscito pochi mesi fa, Ci piaceva giocare a pallone. Le faccio una domanda banale: cos’è cambiato in questi anni?
“Tutto: i nostri vecchi erano diversi da noi, i nostri giovani sono diversi da noi, il mondo va avanti e tutto cambia, anche le professioni. Per cui, c’è gente diversa, regolamenti diversi, modi di vivere e pensare diversi. È  cambiato tutto, ma resta sempre questa passione per questo gioco – almeno, per chi lo fa – e questa è la cosa importante: la gente si ricorda di te perché giocavi a pallone, non per cos’hai vinto e cos’hai perso”

Il suo libro è pieno zeppo di aneddoti. Così su due piedi, saprebbe dire qual è il più bello, o quello a cui è più affezionato?
“Avevo fatto anche altri libri con altri aneddoti. Ci sono dei percorsi che uno percorre, incontri varia gente e non c’è una cosa più bella dell’altra: c’è una vita che va in una direzione. Noi siamo, ti ripeto, stati fortunati a fare di una passione un mestiere. Poi capisci che se la mattina ti alzi e vai in fabbrica o vai a giocare a pallone è tutto un altro affare”

Certo. Venendo al presente, Pulgar – secondo lei – è più estroso o estronso, richiamando ciò che le disse Pesaola?
(ride, ndr) “No, Pulgar è il giocatore ordinatino che fa il suo meglio, non ha un fisico possente, ma una buona tecnica. Se riesce a occupare, con più personalità, lo spazio può diventare anche un buon giocatore”

Parlando più in generale, immagino che il Bologna la stia convincendo. Cosa deve fare Mihajlovic per tenere alta la tensione contro squadre ‘alla sua portata’?
“Adesso non c’è niente da fare perché viene da sola: sono partite determinanti che si caricano da sole. Chiaro che quando cambi l’allenatore c’è un clima particolare nell’ambiente in qualunque squadra. Ora c’è un clima positivo, dato da qualche buona partita, qualche risultato, ma siamo sempre terz’ultimi. Bisogna tenere alta la guarda perché sei terz’ultimo e ogni partita può essere importante, decisiva”

Mihajlovic ha pescato e portato dal Torino Lyanco ed Edera. Uno è titolare fisso, l’altro è una buona opzione dalla panchina. Lei li conosceva già?
“Sì, li ho visti giocare qualche volta, ma io non vedo tutte le partite 90’ del Toro o del Bologna. Mi tocca seguirle tutte, ed Edera è un giocatore che già in Primavera era interessante, però se ha fatto molta panchina deve ancora crescere, evidentemente. Lyanco l’ho visto poco, anche se di base ho notato le sue buone caratteristiche”

Entrambi sono giocatori giovani, però sappiamo che è molto difficile arrivare in Serie A dal settore giovanile. Sappiamo che lei è molto vicino a questo discorso, ma volevamo un suo parere riguardante le due squadre: il Torino, poco meno di un mese fa, ha vinto la Supercoppa Primavera, mentre il Bologna è primo in Primavera2.
“Cosa vuol dire ‘Primavera2’? Il campionato di riserva delle Primavere? Il campionato di Serie B delle Primavere?”

Sì, praticamente il campionato di Serie B della Primavera.
“Ecco, mi sembra un po’ poco. Detto questo, credo che società di un certo tipo, come il Toro – che, per tradizione, ha sempre avuto dei buoni vivai dovrebbero attingere dai settori giovanili perché il passaggio dalla Primavera alla prima squadra dovrebbe essere più frequente. Non succede spesso. Io mi ricordo che quando c’era Ventura al Toro, la squadra aveva vinto il campionato, poi l’anno dopo è arrivato secondo, però in prima squadra non giocava nessuno”

Quindi c’è paura a inserire questi giovani.
“Ma non so se è questione di paura, di calcoli economici,… Io non so cosa succede: a volte arrivano giocatori da altre parti che giocano. Non so se è perché hanno il manager buono, perché si fanno dei conteggi di un certo tipo,… questo non lo so”

Venendo al Torino, invece, si associa sempre il pensiero di Belotti. Guardando le statistiche, però, ci si accorge che i granata non prendono gol in casa dal 15 dicembre. I vari Izzo, Sirigu, Nkoulou stanno facendo un campionato pazzesco: è la difesa il loro punto di forza?
“Direi di sì. In questo momento, senz’altro. Da tempo Petrarchi acquista molti giocatori e ne azzecca molti, spesso in difesa, per cui a volte arriva il giocatore semi-sconosciuto come Nkoulou, come Djidji o lo stesso Izzo, un giocatore non così noto. Oltre alla fortuna, deve avere molta capacità di riconoscere giocatori, specialmente di difesa. Per quanto riguarda quest’ultima, è molto affidabile”

In un’intervista ha detto che gli allenatori contano poco. Dov’è, secondo lei, il “poco” di Mazzarri?
“Questo è un discorso in assoluto. Quando il giocatore è da formare, l’allenatore può influire; quando un giocatore è Ronaldo o Messi, credo che l’allenatore non c’entri un cazzo. Per spiegare: se Messi o Ronaldo giocano bene non può prendersi il merito l’allenatore, mi sembra evidente. E così, quando arrivi in prima squadra, dovresti essere – teoricamente – un giocatore fatto. Infatti, se vai a vedere un attimino e stai attento, i campionati e le coppe li vincono sempre Real Madrid, Barcellona, Manchester, Bayern, Juventus, chiunque sia l’allenatore. Evidentemente, contano un attimino di più i giocatori, mi sembra”

Certo, io le chiedevo Mazzarri, nello specifico. Dove ha influito di più?
“Ma io ti ho risposto: quando mi sembra che hai dei giocatori già fatti, beh…niente. Se fai giocare un portiere ala sinistra, sei matto. Quindi, se prendi un giocatore con delle caratteristiche, basta che li metti dove hanno quelle caratteristiche. Poi, se gioca bene o male, sono cazzi suoi. Molto semplice. Poi, quando ti vuoi inventare qualcosa, puoi fare dei danni. Gli allenatori che incidono sul calcio sono 5-6, dopo Guardiola non c’è niente di nuovo”

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.