Canta che ti passa: Cos'hai nella testa?

Scritto da  Mar 21, 2019

 

Giovedì scorso eravamo rimasti al discorso del corpo che stava cambiando, no? Più precisamente, l’ultima frase “ma se un corpo – durante la sua esistenza – continua il suo processo di trasformazione…” lasciava intendere che dalla gara col Torino a quella Napoli (l’ultima della stagione) la forma fisica e del Bologna dovrà ergersi ancora per dimostrare un vero e totale cambiamento.
Ci siamo concentrati sulle ascese dei singoli come Dijks, Dzemaili e Lyanco, e siccome “il calcio è strano, Beppe”, sabato sera abbiamo avuto altre dimostrazioni di quanto la testa possa fare la differenza, sia alla lunga che nella piccola distanza.

Le liste sono brutte perché non rendono giustizia allo scritto (piacevole o meno che sia), ma in questo caso – visto che anche la rosa è un elenco – bisogna fare un’eccezione.
Il primo nominato è Andrea Poli. Il numero 16 è stato un punto fermo nella gestione Inzaghi, lasciando da parte le quattro partite saltate per il problema al polpaccio, e sembrava che il filotto sarebbe dovuto continuare anche con Mihajlovic. A Udine, però, è successo che Andrea ha fatto quella sciocchezza al momento del rigore, mentre Dzemaili è stato – a sorpresa – uno dei meno peggio. In quel momento, al tecnico sarà saltato in testa uno dei più classici tarli in mente: “Vuoi vedere che…”. Non sappiamo se Poli sia stato ‘messo in punizione’ o abbassato di posizione per (giusti) meriti di Blerim, ma fatto sta che contro il Cagliari il centrocampista veneto non ha giocato e a Torino è partito dalla panchina. Uno come lui, incazzoso e leader a vedersi dagli spalti, è facile pensarlo tanto focoso in queste situazioni, nel modo che non sai se può entrare con la testa giusta. Ma siccome noi sappiamo che “Il calcio è strano, Beppe”, Poli entra, segna e cancella il rigore di Udine. Sì, ci ha messo la testa, in tutti i sensi.

Il secondo nominato è Erick Pulgar, regista “ordinatino, senza fisico possente ma con una buona tecnica”, come ci aveva detto Eraldo Pecci, settimana scorsa. Per smentirlo, però, il numero 5 ci ha messo appena sei minuti dal fischio iniziale, quando ha deviato in maniera decisiva il tiro smorzato di Ansaldi.
Facendo un po’ di conti, il Torino non subiva gol in casa dal rigore di Ronaldo del 15 dicembre ed era in serie positiva dal 19 gennaio: va bene che per la legge dei grandi numeri avrebbero dovuto perdere, prima o poi, ma un autogol così è facile che ti butti giù. Erick, invece, si è presentato sul dischetto con la testa giusta (memore, magari, del rigore sbagliato l’anno scorso) e al 34’ ha portato in vantaggio i rossoblù. Dalle stalle alle stelle in meno di mezz’ora: Pulgar risponde così alle accuse di chi lo considera “lento nella manovra”.

Il terzo nominato è Rodrigo Palacio, quello che tira la carretta da esattamente un girone a questa parte, dato che – dopo l’infortunio muscolare che l’ha tenuto fuori causa per sette partite – è tornato proprio contro il Torino, totalizzando in quel match “solo” 80 minuti. Conosciamo Mazzarri, l’allenatore famoso per le scuse quando perde, ma questa volta ai microfoni ha detto una cosa vera e che tutti i tifosi felsinei pensano da due anni a questa parte: “Palacio sembrava Maradona”. La carta d’identità, per l’argentino, è solamente buona per pulirsi il...sudore: anche per lui la differenza la fa la testa. Il siparietto tra lui e Mihajlovic parla da solo: se El Trenza abbassa i calzettoni quando è stanco e il tecnico gli dice di tirarli su siccome ha bisogno di lui, l’attaccante non discute e bilancia l’acido lattico con le rotelle del cervello. Dire che preferiamo la treccia al capello riccio è esagerato, però siamo sempre su un discorso di testa.

È brutto ridurre a tre fattori la crescita dell’intera squadra, a maggior ragione se la canzone di Cesare Cremonini è spiegata così dallo stesso cantautore: “L'improvvisazione è tutto per me. Necessità di esperienza, di tecnica, di esempi e di talento, ma viene il giorno in cui ci si deve buttare per scoprire davvero quanto valiamo. "Cos'hai nella testa?" è una domanda e non un rimprovero. La logica lascia spazio al bisogno di disordine, nuovamente, per tornare creativi per non assomigliare sempre e solo a noi stessi”.
Insomma, anche dal disordine (e quindi dal capovolgimento di fronte) di alcuni giocatori si può estrarre del buono: alla fine, basta vagare con la testa.

Tu,
cos'hai c'è sempre qualcosa che passa o che resta.
Tremila pensieri,
però in quella testa
qualcosa di buono ce l'hai.


Cos'hai nella testa? (Cesare Cremonini)

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.