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La canzone di Mattia e le stecche di Giacomo

Scritto da  Apr 01, 2019

Immagino non sia facile fare il salumiere, l’idraulico o il tornitore, proprio come non è facile essere giornalista. Quello che troppo spesso dimentichiamo, è che le nostre parole restano in qualche modo scolpite, sul marmo o sulla cacca. Oggi potrei unirmi al coro, invece preferisco farvi riflettere in prospettiva (e non solo calcistica, s’intende). Dunque, ieri personalmente ho scoperto un lato di Mattia Destro che non conoscevo. L’ho sempre apprezzato come calciatore, l’ho sempre rimproverato per un carattere troppo chiuso e per il fatto che si era “chiamato fuori” nel momento più importante della carriera. Ieri, invece, ho scoperto che è un ottimo cantante. Perché mentre tutti si interrogavano su chi fosse il destinatario del suo sfogo dopogol, io ho capito che cosa stava realmente facendo. Cantava. “Pezzo di me”. Di Levante (Featuring Max Gazzè). Brano orecchiabile. Io preferisco “Vaffanculo” di Masini, ma i gusti son gusti e Mattia ha diritto a coltivare i suoi.

Così, mentre molti –i salumieri, gli idraulici, i tornitori e parecchi miei colleghi – si sforzavano di attribuire a tutti i costi una dedica (la più gettonata? Pippo Inzaghi, ça va sans dire), a me è venuto in mente un episodio di una quarantina d’anni fa. Quarantun anni e mezzo, per la precisione. Era novembre. Era il 1977. Il Bologna navigava in cattive acque, i tifosi contestavano pesantemente e i quotidiani locali cavalcavano l’onda. In un suo acuto editoriale in prima pagina sul Carlino, Bruno Traversari (che non conoscevo, che non ho conosciuto e di questo ringrazio Dio), chiosava così: “Come dice il proverbio, la biscia si sta rivoltando al ciarlatano. Una svolta inevitabile, dal momento che le promesse non sono state mantenute… Una chiara presa in giro che la massa dei sostenitori rossoblù non può accettare”.

Il Traversari, novello Savonarola, per rincarare la dose chiama in causa nientepopodimeche Giacomino Bulgarelli: “Un colloquio con lui è come una radiografia che rivela gli organi interni  della società, spiegando il meccanismo che impone le scelte decisionali, molte delle quali si sono dimostrate di una incredibile nocività per l’efficienza e il prestigio del calcio bolognese”. La parola passa alla bandiera rossoblù: “Luciano Conti è un presidente autoritario e accentratore che ama circondarsi di personaggi ossequienti che gli danno sempre ragione. Nella società impera il clientelismo. Gli interessi del Bologna non coincidono con quelli di Luciano Conti e dei suoi collaboratori”. Se vi è venuto in mente il nome di qualche contemporaneo, continuate a leggere… “Nella storia del calcio bolognese non è mai accaduto che un presidente abbia venduto i giocatori migliori adducendo le necessità di bilancio e che, dopo sei anni di gestione, il bilancio sia messo peggio di prima”.

Traversari, immagino con un rigagnolo di bava alla bocca, incalza: “Ma chi conduce la campagna acquisti e vendite?”. Bulgarelli risponde: “Non lo si è mai capito bene. Si gioca a scaricabarile. Il direttore sportivo Carlo Montanari afferma di essersi attenuto alle indicazioni dell’allenatore, Pesaola invece sostiene che hanno ceduto dei giocatori senza il suo benestare”. L’articolo è troppo lungo (continua a pagina 2…) per riproporvelo interamente, quindi mi limiterò a trascrivere l’imperiosa chiosa del Traversari: “Una volta fatta PIAZZA PULITA dell’attuale gestione, il Bologna forse non tornerà a essere quello che è stato, ma potrà restituire agli sportivi rossoblù il piacere di veder giocare al calcio come si deve, senza rodersi il fegato come gli succede da troppo tempo”.

Quella volta, 1977-78, il Bologna si salvò all’ultima giornata vincendo a Roma con la Lazio dopo che il turno precedente Carlo Montanari, il reprobo di cui sopra, aveva “ammorbidito” (con i soldi  del reprobo Conti) alcuni calciatori del Milan, agevolando la vittoria esterna della Lazio stessa. L’anno dopo, 1978-79, la salvezza – sempre all’ultimo tuffo – arrivò grazie all’entusiasmante (?!?) pareggio 2-2 con l’imbattuto Perugia e l’inspiegabile (io la spiegazione ce l’ho…) sconfitta casalinga del Vicenza contro la già retrocessa Atalanta, dopodiché Conti – costretto a vivere sotto scorta – cedette il Bologna.

Ecco, adesso che avete letto, vi aggiungo alcune informazioni. Giacomino Bulgarelli ha sempre voluto sinceramente bene al Bologna, ma in quel periodo aveva rotto con Conti perché voleva fare il presidente con i suoi soldi, e questo a Conti non stava bene (non sarebbe andato a genio neanche a me, se è per questo). Bulgarelli e mio padre sono stati sempre legati da solida amicizia, basti pensare che il babbo fu uno degli ultimi a salutare Giacomo (direi a Villa Nigrisoli, se ricordo bene). Il Bologna, “una volta fatta PIAZZA PULITA”, per dirla col Traversari, conobbe per la prima volta l’onta della retrocessione in Serie B, e poi in C, e poi conobbe Brizzi, Recchia, i Casilliani e compagnia cantante.

Morale della favola: godetevi le qualità canore di Mattia e fate la prova costume perché – alla faccia dell’ultima spiaggia – fra un po’ si torna al mare davvero. Soprattutto, prima di emettere sentenze siate sicuri di conoscere davvero tutta la storia, e non solo quella che vi racconta il Traversari di turno. Così almeno eviterete che fra una quarantina d’anni uno dei figli di Saputo, o di Bigon, o di Fenucci o di Di Vaio si prendano la briga che si è preso stamattina il figlio di Montanari. Perché le parole restano scolpite. A volte sul marmo, troppo spesso sulla cacca…

Marco Montanari

Nel suo curriculum, alla rinfusa, Guerin Sportivo, Treccani, Gruppo Poligrafici Editoriale, La Gazzetta dello Sport, Panini, SportMediaset, Corriere della Sera e alcuni house organ di società calcistiche.
Oggi vorrebbe essere il… Palacio del fantastico gruppo dei 1000 Cuori Rossoblu.