Resto del Carlino - Da sergente a psicologo: ecco il nuovo Sinisa

Scritto da  Apr 03, 2019

Dieci anni fa lo avevamo conosciuto come una specie di sergente Hartman della panchina, duro e implacabile, capace di spezzare lavagnette nello spogliatoio e minacciare (talvolta anche fisicamente) i propri giocatori in caso di basso rendimento; oggi, quel militaresco tecnico scioltosi alla lunga come neve al sole, è tornato a Bologna in un'altra veste, quella di fine psicologo, a dimostrazione di come il tempo possa farti maturare, come ammesso anche dallo stesso Sinisa nella conferenza stampa di presentazione (che adesso, prima di parlare, conta fino a dieci).

Scherzi a parte, dove sta il segreto della rinascita del Bologna targato Mihajlovic, artefice di 13 punti in 8 gare e di ben tre vittorie di fila (roba che non succedeva da tempi immemori)? In alcune semplici mosse, calcolate con scientifica e precisa cura: in primis, il lavaggio del cervello ai giocatori, su un piano prima mentale, poi fisico, con allenamenti più intensi e concentrati, poi lo stravolgimento di gerarchie tattiche: dal modulo (4-2-3-1), ai giocatori, con la rivalutazione di Mbaye, Dijks, Destro e Orsolini, ma a pensarci anche dello stesso Pulgar, che nei mesi inzaghiani non era mai riuscito a convincere.

Ventata d'aria fresca che si è avvertita poi anche sul piano comunicativo: addio alla pretattica, allenamenti aperti a tifosi e stampa, conferenze stampa leggere, con sempre una battuta a smorzare i toni e gestione delle crisi impeccabili. Un esempio: il post-Udine. Potenzialmente, una tragedia. Ma Sinisa, nella sua nuova veste freudiana, ha ascoltato uno ad uno i suoi giocatori, per comprenderne paura e necessità. Squadra e dirigenti fuori a cena, per cementificare il gruppo, più la visione collettiva di film motivazionali.

Insomma, roba da guru aziendale new age, applicate però al pallone: coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il Sinisa 2.0 è anche questo, padre e padrone, non restìo a lanciare i giovani e dare una chance praticamente a tutti (solo Paz e Calabresi nella sua gestione non sono ancora entrati in campo). Infine, l'ultima svolta tattica: Palacio come falso nueve, mossa capace di sbloccare l'attacco rossoblù e di portare a casa le vittorie fondamentali contro Cagliari, Torino e Sassuolo, oltre che far respirare aria di salvezza dopo 16 partite. Certo, non è ancora finita: ma Sinisa Mihajlovic sembra aver trovato l'antidoto giusto, finalmente, per rialzare questa squadra.

Ultima modifica il Mercoledì, 03 Aprile 2019 07:58
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.