Resto del Carlino - La lunga rincorsa di Pulgar

Scritto da  Apr 10, 2019

Quale altra metafora, se non quella del rigore, per descrivere il momento di Erick Pulgar? Cinque penalty trasformati in 29 giorni, roba da far impallidire il più implacabile dei rigoristi, con una regola diventata legge: quando il cileno colpisce dal dischetto, come successo in fila contro Cagliari, Torino, Sassuolo e Chievo, il Bologna vince.

I tempi del Pulgar irrequieto, distratto, delle espulsioni gratuite e del dito mostrato al proprio pubblico, sembrano lontani anni luce: proprio un anno fa, a gennaio, Erick iniziava il 2018 strappando il pallone a Simone Verdi, facendosi poi ipnotizzare dagli undici metri da Sirigu; simbolo di un anno cominciato male e finito peggio. Perchè nè con l'ultimo Donadoni, nè con Inzaghi (che pure si era imposto per evitare la cessione) il cileno è mai riuscito a trovare la sua reale dimensione, cosa invece fatta al volo con l'arrivo di Sinisa.

Con il nuovo anno, il 2019, partito stavolta alla grandissima: merito anche di Mihajlovic, che ha saputo valorizzare un giocatore giovane, in cerca del proprio equilibrio. Che l'estate prossima, sarà al quarto anno sotto le Due Torri: con un rendimento nel complesso altalenante, ma che ultimamente sta tornando in positivo. Preso da Corvino nell'estate del 2015 (pagandolo 2,5 milioni all'Universidad Catolica), il giocatore ha faticato prima di trovare le misure al campionato italiano, salvo poi farsi apprezzare da tifosi e addetti ai lavori.

Nell'ultimo periodo, dopo il buio del girone d'andata, Erick è tornato sugli scudi, segnalandosi anche come bomber...da fermo. Dopo il rinnovo del contratto a gennaio, fino al 2022, il prezzo del suo cartellino è ora tornato ad oscillare tra i 10 e i 15 milioni: una cifra certo importante, col giocatore tornato improvvisamente fondamentale nell'economia del club rossoblù, con la centesima presenza alle porte, domenica in quel del "Franchi" ed una classifica cannonieri interna che, a questo punto, lo vede tra i candidati per la vittoria finale. Morale della favola: Erick il Ribelle è tornato. E non si vuol fermare.

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Aprile 2019 08:54
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.