Forcing - Colomba: "La mia situazione e quella di Mihajlovic hanno delle analogie, faccio i complimenti a Sinisa"

Scritto da  Mag 24, 2019

Dall’oro&piombo che ti dà Napoli all’entusiasmo “finto” causato dall’arrivo di Porcedda, con cui con ha mai avuto feeling. In vista della sfida di domani sera, tra Bologna e Napoli, abbiamo intervistato Franco Colomba, ex di entrambe le compagini, che ci ha raccontato i suoi pensieri sul match e…sul suo passato.

Inizierei con una domanda riguardo alla permanenza del Bologna in Serie A, perché – sebbene ci siano state dinamiche diverse – la coppia Inzaghi-Mihajlovic si è salvata come quella formata da Papadopulo-Colomba dieci anni fa.
“Sì, sono passati dieci anni e diciamo che le situazioni erano analoghe: deficitaria nella prima parte di campionato e poi il cambiamento. Devo dire che ci sono delle analogie, in effetti. Anch’io, a suo tempo, avevo cercato di capire quali fossero le problematiche, che sicuramente erano di ordine tattico e psicologico, di fiducia, di convinzione. Per cui, credo che anche Mihajlovic abbia portato – ed è sotto gli occhi di tutti – più o meno le stesse cose che ho portato io, nel senso che ha capito che la squadra avesse bisogno di sentirsi più sfacciata, un po’ più coraggiosa e, nello stesso tempo, di migliorare sotto il punto di vista dell’intensità, di gioco, di aggressività. Diciamo che, ecco, sotto questo profilo che c’è stata una similitudine abbastanza importante”

Venendo a lei, quanto le è pesata la mancanza di feeling – come aveva detto in alcune interviste – con Porcedda?
“Mah, non ci fu feeling di nessun genere. A me dispiacque tantissimo perché capii che loro erano arrivati per fare ciò che interessava a loro, come poi si è verificato. Devo dire che, in quel periodo, nessuno mi prestò attenzione sotto questo profilo perché ne parlai con tanti addetti ai lavori, ma evidentemente era troppo l’entusiasmo ‘finto’ – come si è rivelato dopo – inopportuno, quantomeno, verso questa nuova società che non diedero ascolto. Il feeling non c’era, non ci poteva essere perché loro puntavano a raccattare tutto quello che c’era da raccattare e a spenderne e spanderne senza averne: questo è quello che ha portato sull’orlo del fallimento che si è verificato un anno dopo. Quindi, io ho dovuto accettare questa prevaricazione, era il sogno della mia vita, mi è stato tolto e mi è dispiaciuto molto perché si vive di soddisfazioni sportive, ma soprattutto morali, ecco. Almeno, io la penso così”

Il sogno della sua vita, che aveva vissuto l’anno precedente. Qual è il ricordo più bello che la lega a Bologna? Da allenatore, giocatore, un aneddoto che si ricorda…
(ride, ndr) “Ne ho talmente tanti che non posso descriverne uno in particolare. Io ho esordito a 19 anni con Bulgarelli, questo rapporto bello di chi smetteva e chi cominciava; ho vissuto l’anno di Radice, che è stato splendido, arrivando in Nazionale; poi ho vissuto anche momenti difficili, per l’Amor di Dio, però sempre superati e poi la soddisfazione è stata raggiungere quella salvezza, che per me… Insomma, sono di Bologna, vivo, abito, mia moglie, i miei figli, gli amici. E’ stato come un donare qualcosa alla mia città che ho ancora dentro, quindi  sono ancora molto contento di questo, perché anche se dopo non c’è stata la possibilità di continuare, quello che è stato fatto, rimane. Tant’è che siamo qua a parlarne, no?”

Certo. Invece avrebbe mai scommesso sulla permanenza del Bologna in Serie A, alla fine del girone d’andata?
“Mah, guarda, era talmente poco quello che è stato fatto precedentemente dalla squadra che non ci volevo credere. Per cui ho pensato dentro di me ‘Guarda che ci sarà qualche scossone psicologico, ci sarà qualche acquisto, ci sarà una guida più all’altezza e vedrai che si possono salvare’. Così è stato, con delle belle soddisfazioni, con qualche battuta a vuoto, ma sempre con un atteggiamento e uno spirito positivo. Quindi, vuol dire che c’è stato un cambiamento mentale, che si è visto d è stato molto molto evidente. Faccio davvero i complimenti a Sinisa, perché è stata la medicina giusta al momento giusto a questa salvezza a cui nessuno poteva pensare solamente cinque mesi fa”

Invece, passando più a sud, a Napoli, vorrei tornare al 2002, quando lei ha allenato la squadra campana, perché in rosa aveva un certo Emanuele Troise, triplo vincitore con la Primavera. L’ha per caso sentito?
“Non l’ho sentito, ma gli ho fatto arrivare i miei messaggi tramite il loro direttore. Gli ho fatto i complimenti anche durante la stagione, per la verità, non soltanto adesso che ha vinto perché ho visto spesso la squadra: mi è parsa una compagine bene organizzata, con giocatori rapidi, intelligenti,… vuol dire che l’allenatore è riuscito a sfruttarli nel modo opportuno. Era un ragazzo intelligente, posato, quando l’ho avuto io a Napoli. Ha trasportato queste sue attenzioni e queste sue capacità anche nel ruolo di allenatore, quindi i complimenti glieli farò a voce, ma li faccio anche tramite il vostro giornale”

Sicuramente glieli inoltreremo. Venendo all’anno corrente, il Napoli in panchina ha Ancelotti: si può dire che quest’anno ha fatto quel che ha potuto?
“Ancelotti ha preso una squadra che, probabilmente, tra quest’anno e il prossimo terminerà un ciclo vincente, anche se non ha vinto, perché stare dietro alla Juventus – a pochi punti – per diversi anni, arrivare secondi rispetto a una squadra che, al contrario dell’Europa, domina tutto è sempre un merito. E’ logico che la squadra si è un po’ seduta dopo che ha capito che non ce la poteva fare, psicologicamente è stato negativo, però comprensibile, perlomeno per chi fa sport. Io credo sia stata un’annata positiva ugualmente perché ha permesso ad Ancelotti di verificare la qualità del suo organico da vicino, oltre che averlo visto in televisione, di vedere/capire le motivazioni che hanno alcuni giocatori importanti, in modo tale da verificare se vogliono rimanere o andare via: al giorno d’oggi, se un giocatore vuole andare via l’allenatore può fare poco. Ci sono pressioni dei procuratori, pressioni societarie di altre squadre che un allenatore subisce molto: deve solo cercare di tenere motivati i propri giocatori, altrimenti non riesce a farli esprimere al maglio. Quindi, Ancelotti credo abbia capito tante cose da questa stagione, immagino ci sia anche un rinnovamento in altri ruoli importanti – credo – e quindi, sì, il Napoli può sempre porsi come una squadra di prestigio, però deve fare attenzione perché gli altri si miglioreranno e rinnoveranno. Il Napoli, se deve migliorare qualche cosa, avrà anche bisogno di tempo per crescere”

Vorrei spostare la questione sui tifosi: da una parte hanno maldigerito l’annata di Insigne, mentre dall’altra hanno rifiutato la maglia di Callejon dopo la partita col Frosinone. Come mai, secondo lei, che comunque ha vissuto la gente di Napoli, hanno – non dico voltato le spalle alla squadra – ma dato questi segni di mal sopportazione.
“Credo sia la sindrome scudetto, che una volta perse le speranze ha portato a guardare la squadra con un occhio diverso, sono stati più predisposti a criticare, commentare e non apprezzare questa sconfitta. Questo è abbastanza naturale, come ho detto prima è stato naturale il calo mentale della squadra una volta non avute più le stesse motivazioni di raggiungere il campionato. Quindi è talmente facile, nella piazza di Napoli, un ribaltamento psicologico in negativo, così che è talmente facile un ritorno a livello entusiasmo che conosco bene, perché ho vissuto una stagione in Serie B, dove purtroppo non c’era la possibilità di fare la squadra vincente, e allora ci siamo salvati. Io fui preso per vincere il campionato, ma senza avere la squadra, e questo è un altro grave errore: a Napoli, o hai una squadra che può competere per i massimi traguardi della categoria o altrimenti la piazza non accetta posizioni di rincalzo, non consone alla città o al prestigio della società, della squadra. Quindi, i tifosi non ti perdonano nulla sotto questo punto di vista, e anche Ancelotti se n’è accorto quest’anno, per cui dovrà stare molto attento – anche in fase di mercato – ad allestire una squadra decisamente competitiva. Io ricordo che la prima parte del campionato avevamo difficoltà problematiche grosse, poi fui allontanato per dieci partite, hanno preso Scoglio e, nel frattempo, fu fatto mercato a gennaio: ed ecco che con qualche innesto la squadra si è ripresa e poi, nella parte finale di campionato, quando tu hai in Serie B 80000 persone che fischiano l’avversario,  che ti sostengono, che ti esaltano la squadra andava da sola. Questo è Napoli, che ti offre – anche nella stessa stagione – l’oro e il piombo: bisogna accettare il piombo, sapendo che se fai bene ti arriva anche l’oro”

Difatti quell’anno ci furono addirittura tre cambi in panchina. Che partita si aspetta sabato sera?
“Mi aspetto una partita di fine stagione, vuol dire due squadre che non hanno obiettivi particolari, per cui chi giocherà meglio, vincerà. Una partita, direi, tranquilla, di quelle che saranno una festa per tutti: il Bologna verrà festeggiato dalla sua società, dalla sua tifoseria; il Napoli avrà il sostegno dei napoletani della provincia di Bologna, che ce ne sono tanti. Per cui, credo che sia una festa, ormai non c’è niente da dire. Il Napoli è al secondo posto, in Champions non so per quanti anni consecutivi, il Bologna ha raggiunto una salvezza insperata, quindi penso sarà una festa e basta”.

Sebastiano Moretto

Studente di Scienze della Comunicazione col pallino del pallone e del giornalismo. Quando la domenica vado a messa, mi dirigo verso lo stadio.