Forever Rossoblù

Scritto da  Giu 26, 2019

Nell'estate del 2016, quando Simone Verdi sbarca a Casteldebole, Amadou Diawara ha già iniziato il suo braccio di ferro con la società, che alla fine gliela darà vinta. Cessione negli ultimi giorni di agosto, al Napoli di De Laurentis, e tanti saluti. Due anni dopo lo segue anche Simone: che fa finta di rimanere, in inverno, salvo poi cambiare idea, in estate. E siamo ai giorni nostri: con la permanenza sotto il Vesuvio, per i due ex rossoblù, già agli sgoccioli. Con il tecnico Ancelotti insoddisfatto, e pronto a dare il placet per entrambe le cessioni. Della serie: breve...e nemmeno intenso.

LA FUGA Quando il Bologna gioca la sua prima partita ufficiale, in quell'agosto del 2016 (in Coppa Italia, contro il Trapani), i cori sono tutti per lui: ma non di sostegno. I posteri lo chiameranno caso Diawara: una lunghissima ed estenuante telenovela dall'aggiornamento quasi giornaliero. Breve riassunto: il giocatore vuola la cessione, non si è presentato al ritiro, e nessuno sa dov'è. Partono le più disparate ipotesi: è a casa dai genitori, anzi no. E' già a Napoli a firmare per l'azzurro. Fatto sta che il pubblico rossoblù perde presto la pazienza, e manda un messaggio non troppo implicito al giocatore. Che il 26 agosto passa ufficialmente al Napoli: per 15 milioni. Chi ha fatto l'affare? Non il Bologna, che quell'estate non troverà un sostituto all'altezza. E nemmeno, a dirla tutta, il Napoli stesso: dato che nè Sarri prima, nè Ancelotti poi, saranno conquistati dal ragazzo. Bloccato per giunta da un brutto infortunio, nel marzo scorso, con stagione finita anzitempo. Forse la sua ultima, in maglia partenopea.

LA FINTA Neanche il tempo di riprendersi dallo scotto Diawara, che nel gennaio 2018 il Napoli bussa di nuovo alla porta del Bologna: stavolta, per Simone Verdi. Leader rossoblù esploso praticamente dal nulla, che fa però il grande rifiuto. Niente Napoli: non vuole abbandonare i compagni a metà campionato. Squilli di trombe e tromboni. Caroselli per la città. Ma sei mesi dopo, l'affare si concretizza: 25 milioni, mica spiccioli. Anche Simone sbarca alla corte di Ancelotti: ma senza brillare. Perchè il bilancio complessivo, del suo primo (e probabilmente unico) anno in azzurro, è fatto più di ombre che di luci: 24 presenze complessive tra campionato e coppe, condite da 4 reti. Una stagione costellata da infortuni, anche sfortunata, con Verdi che prova a riadattarsi esterno di centrocampo, ma con scarsi risultati.

PROSPETTIVE I due giocatori hanno comunque mercato, anche per via della giovane età: Diawara potrebbe finire alla Roma nell'ambito dell'affare Manolas, mentre su Verdi ci sono gli occhi di Torino e, soprattutto, Sampdoria (con gradimento del tecnico Di Francesco), anche se è noto che fare affari con De Laurentis è sempre complicato. Di certo, comunque, c'è che l'avventura della coppia in maglia azzurra pare già ai titoli di coda. Molto rumore per nulla, direbbe Wiliam Shakespear; poi si sa, che le vie del calcio sono infinite: e certo non stupirebbe, un indomani, ritrovare la coppia nuovamente in maglia rossoblù. Perchè basta poi poco, per cancellare gli screzi del passato. Un niente. Che cosa nello specifico? Giocar bene. E far goal. Il metodo magico, del pallone, per creare amnesie collettive.

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Giugno 2019 17:29
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.