Bologna, ecco il Pisa di Moscardelli

Scritto da  Ago 13, 2019

Il 3-0 al Potenza ha messo in chiaro una cosa: il Pisa è pronto per la nuova stagione, quella del ritorno in serie B, e nell'attesa vuole continuare il sogno Coppa Italia, dove domenica prossima tenterà di fare uno sgambetto al più quotato Bologna. Le armi per colmare il gap tecnico? L'entusiasmo tipico da neopromossa e il calore dell'Arena Garibaldi, il vero dodicesimo uomo del sodalizio nerazzurro. E poi lui: quel Davide Moscardelli ormai prossimo alle 40 primavere, ma con l'energia di un ragazzino, pronto a colpire nel solco della più classica legge degli ex. Le premesse per un weekend di fuoco, di certo, non mancano.

Dov'eravamo rimasti? Già, da quant'era che il Bologna non si recava nella città della Torre Pendente? Precisamente dal gennaio del 2008, con le due squadre lanciatissime verso la serie A: all'epoca finì 0-0, risultato che certo fece più contenti i tanti bolognesi giunti in terra toscana. E proprio contro il Pisa, al ritorno, i rossoblù ottennero il pass per il ritorno in Paradiso (1-0 risicato con rigore di Marazzina). Per i nerazzurri playoff, con la corsa interrotta in semifinale: il punto più alto degli ultimi trent'anni. In panchina un certo Giampiero Ventura, in campo il suo discepolo Alessio Cerci, un tram sulla fascia. Ma ogni favola è destinata a finire: così ecco arrivare l'anno successivo retrocessione e fallimento, con caduta nei Dilettanti. Le strade dei due club prendono direzioni opposte, senza più incrociarsi per diverso tempo. Almeno fino a domenica.

Discese ardite e risalite Come altro definire l'ultimo decennio di storia pisana se non con Lucio Battisti e una delle sue canzoni più famose? Dal sogno serie A all'inferno della D, con ritorno istantaneo in C. Ma il terzo campionato italiano, si sa, è peggio delle sabbie mobili: o risali subito, o finisci per rimanere in trappola. E il Pisa ce ne ha messo, di tempo, per tornare lì dove il sogno si era interrotto: ingoiando talvolta bocconi amari, specie nella post-season. Ma nel 2015 la musica cambia: in panchina arriva Gennaro Gattuso, promozione al primo colpo. Sembra l'inizio di un nuovo corso, ma il ritorno in B è traumatico: la stagione viene segnata da guai extra-sportivi e si conclude con la retrocessione. Un anno in C per ri-prendere le misure (si alternano in tre in panchina, tra cui l'ex Michele Pazienza) e poi ecco Luca D'Angelo, reduce dalla buona esperienza alla Casertana. Con lui anche il Barba (che segnerà la bellezza di 15 reti, diventando capocannoniere della squadra), non l'unico ex Bologna della rosa: c'è infatti pure Fabrizio Brignani, oggi in forza al Cesena. La lunga maratona si conclude a giugno, con la doppia finale tra Pisa e Trieste: 2-2 all'Arena Garibaldi, 1-3 al Rocco, con almeno 5mila pisani in festa, a certificare il ritorno dei propri colori in B.

Sogno di mezz'estate Conferma in toto del blocco-promozione e aggiunta di alcuni interventi mirati: così Luca D'Angelo vuole realizzare la missione salvezza, giocando un calcio offensivo fatto da gente con più "fame che fama". Ecco dunque Aya dal Catania per la difesa, la coppia Siega-Belli già esperta di cadetteria, e un tris di prestiti dalla serie A, Asencio (via Genoa), Meroni e Pinato, via Sassuolo. Quanti di questi hanno giocato all'esordio contro il Potenza? Pochi: perchè nel 3-5-2 del mister, tolti Aya e Belli, han trovato spazio i fedelissimi, cioè Gori in porta, De Vitis-Benedetti dietro, Lisi sugli esterni, Gucher e Verna in mezzo, Minesso, e la coppia d'oro Masucci-Marconi, decisiva l'anno scorso per la promozione. E proprio dai suoi due bomber è ripartito il nuovo Pisa: uno-due micidiale e Potenza annichilito. Nel finale, prima gioia per Aya all'esordio. Pubblico su di giri e passaggio del turno in cassaforte: contro il Potenza, squadra di serie C, erano più di 4mila all'Arena. Figuratevi domenica prossima, contro una di A.

Amarcord Pisa-Bologna non è una classica vera e propria, ma una partita che nell'armadio dei ricordi rossoblù significa molto: e non solo per quella magica annata 2007-2008. Perchè tornando più indietro, si arriva alle sfide degli anni Ottanta, talvolta indelebili. Una su tutte: è il 1988, prima giornata di campionato. Il Bologna torna in massima serie dopo il periodo d'astinenza più lungo della sua storia (sei anni) apice di una lunga odissea nelle serie minori. Lorenzo e Marronaro mandano in estasi la folla oceanica giunta dalla Grassa. E magari non saranno altrettanti domenica, in termini di esodo, causa caldo e periodo vacanziero, ma c'è da scommetterci che l'afflusso sarà comunque consistente: perchè trattasi già di calcio vero. L'Asinelli e la Garisenda contro quella Pendente: il derby delle Torri è tornato.

Ultima modifica il Martedì, 13 Agosto 2019 15:19
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.