Il Resto del Carlino - Così Schouten cambia il Bologna

Scritto da  Set 06, 2019

Riecco Jerdy: uno dei tanti nuovi volti della mediana rossoblù, rivoluzionata dall'ultima estate.

Il brutto infortunio di Castelrotto è alle spalle: l'olandese è tornato in gruppo e vuole bruciare le tappe. Se potrà essere l'arma in più del centrocampo? La risposta è assolutamente positiva: perchè Bologna freme di scoprire il il tulipano (il terzo della rosa dopo Dijks e Denswil), oggetto ancora misterioso per la preparazione a metà.

Si ispira a Fabregas, ma è cresciuto nel mito di Van Persie; nato trequartista nelle file dell'Ado Den Haag, poi riciclatosi basso di costruzione all'Excelsior di Rotterdam, sbocciato a tal punto da convincere Ajax e Feyenoord, cioè le big olandesi (stimolate proprio da Robin), a puntarlo in sede di mercato. Ma ecco il Bologna, il più lesto di tutti: 2,5 milioni ed Jerdy si tinge di rossoblù.

Peccato per l'appunto per l'infortunio dell'ultima estate, ma ora il peggio è alle spalle: la sosta sarà utile al ragazzo per rifinire la condizione e portarsi al pari dei compagni. Se la giocherà con Dzemaili e Poli per un posto accanto a Medel, titolare intoccabile in quanto più difensivo. Jerdy è invece un centrocampista con licenza di offendere, che potrebbe sposarsi bene col cileno. Oggi, tornerà ad allenarsi coi compagni: e non solo, prenderà pure lezioni di italiano insieme a Tomiyasu, Denswil e Skov Olsen. I compagni con cui, non a caso, ha legato di più (parlando un ottimo inglese).

Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.