Forever Rossoblù

Scritto da  Set 11, 2019

Daniele Gastaldello ha fatto 36 anni lo scorso luglio, ma ha ancora la voglia e l'energia di un ragazzino: quello che lo porterà a guidare il suo Brescia anche in questa nuova avventura, quella della serie A, ritrovata dopo diversi anni. La nuova puntata di Forever Rossoblù riparte da qua: dal grande ex della partita del Rigamonti.

Amarcord Colpo del primissimo Saputo, quindi di Pantaleo Corvino, il centrale nativo del Padovano arrivò a Bologna nel gennaio 2015, con la squadra rossoblù in cadetteria: questo dopo un'onestissima carriera divisa tra Padova, Juventus (brevissima parentesi), Crotone, Siena e, soprattutto, Sampdoria. Perchè è proprio in blucerchiato che Daniele esplose, diventando nel giro di poco uno dei pilastri della difesa. Con Mazzari conquista l'accesso in Uefa, con Del Neri addirittura la Champions, esordendo quell'anno anche in Nazionale. Ma dal paradiso all'inferno è un attimo: l'anno dopo, a culmine di una stagione disastrosa, ecco la retrocessione. In cadetteria, dopo l'addio di Palombo, diventa capitano, guidando il blucerchiato alla riscossa. Ritorno immediato in A, con il consolidamento come simbolo del club. L'addio è nel 2015, con Sinisa in panchina: quando Daniele accetta la sfida del Bologna, scendendo di categoria.

Rossoblù Anche qui il Gasta si conferma mago delle promozioni: centro al primo colpo, dopo una playoff da thriller. Con Diego Lopez e Delio Rossi è titolarissimo, e a dirla tutta anche col primo Donadoni: segna pure col Carpi, nella vittoria che rilancia i felsinei dopo il brutto inizio. Poi, dopo due anni e mezzo, qualcosa si rompe: è l'estate 2017. Gastaldello lascia nuovamente la serie A per tornare in B, stavolta al Brescia. L'addio non è senza polemiche: qualche tempo dopo tornerà sulla partenza a suo dire forzata, che mai avrebbe voluto. Fatto sta che ricomincia dalla maglia biancazzurra, dove diventa subito capitano e leader difensivo. Il presidente è Cellino, ma l'annata non è delle migliori: le Rondinelle cambiano ben quattro mister, e la salvezza arriva solo all'ultima giornata. E siamo all'estate scorsa: con l'arrivo di Suazo come mister, ma solo per tre giornate. Ecco poi Eugenio Corini, bresciano doc, che fa eccezione alla regola del "nessuno profeta in patria": a sorpresa, a fine stagione, il Brescia vince il campionato, tornando in A dopo otto anni.

Oggi Contro il Cagliari è entrato nella ripresa, a difendere il sorprendente esordio: 0-1 grazie al rigore di Donnarumma, mica male per festeggiare il ritorno. A San Siro contro il Milan, invece, si è limitato a guidare i suoi dalla panchina, con risultato una sconfitta onorevole. Se domenica ci sarà? Difficile, anche se fino all'ultimo c'è da scommetterci che si giocherà una maglia con Chancellor, forse stanco dopo gli impegni col Venezuela. In ogni caso, a Brescia, Daniele avrà molto da lavorare: per condurre i giovani compagni, con focus su uno in particolare, non proprio più giovanissimo, che si chiama Mario Balotelli (che per la cronaca, tornerà in campo dal weekend prossimo). Domenica, invece, dovrà concentrarsi sull'attacco rossoblù, in particolar modo sulle vecchie conoscenze Palacio e Destro: se giocherà col dente avvelenato? Daniele è un professionista serio, col curriculum a parlar per lui. E c'è da scommetterci che darà tutto in campo, se chiamato, ma non senza un pizzico di nostalgia.

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Settembre 2019 16:33
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.