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Gary Medel: hardcore come Kamil Glik

Scritto da  Ott 02, 2019

Ogni squadra che si rispetti annovera, tra le proprie fila, un giocatore di contenimento. Uno di quelli non eccelsi tecnicamente, ma devastanti sul piano fisico. Il classico mediano o difensore centrale il cui nome, seppur fatto tacitamente, incute timore alle difese avversarie. Un esempio tra tanti? Gennaro Gattuso. Dinamicità incredibile mostrata in campo; pura cazzimma per dirla alla napoletana. La testata a Joe Jordan agli ottavi di Champions League annata 2010\2011 ve la ricordate? Ecco, riassume perfettamente ciò che intendo.

Vi sarà sufficiente digitare il nome del centrocampista calabrese sui principali motori di ricerca per visualizzare le raccolte principali dei suoi interventi più duri. Tackles spesso ai limiti del legale, eppure utili a contrastare le ripartente offensive. O a far sì che gli avversari ci riflettessero bene prima di sfidare l’impulsività meridionale tipica di Ringhio. Dopotutto una partita di calcio è una battaglia giocata in maniera strategica: non vai a provocare direttamente l’artiglieria pesante, il rischio è subire ingenti perdite.

E se ne potrebbero citare tanti altri simili a Gattuso. Jaap Stam, Edgar Davids, Nigel De Jong, Pepe, Marco Materazzi -il Times ha stilato una lista  dei primi 50 in tutta la storia del pallone- Kamil Glik o Gary Medel.  

A proposito di Glik, difensore del Monaco nonché primo capitano straniero granata, il cantante Willie Peyote ne ha elogiato le doti atletiche in una fantastica traccia - intitolata con il nome stesso del polacco - a chiusura de Non è il mio genere, il genere umano, il suo primo album in studio sotto stretta collaborazione con un’etichetta discografica.

 

 

Analizziamo ora alcune barre della canzone:

 

I tuoi eroi fanno cilecca sul più bello

Fighetti strapagati come Matri e Borriello

Esproprio proletario ti entro in casa col crick

Fanculo i radical chic restiamo hardcore come Kamil Glik

 

Per continuare poi, nella seconda strofa, la crociata contro il calcio moderno di oggi in mano a fashion blogger più che sportivi:

 

Sembri quei calciatori ricchi e belli

Che se toccano la palla poi si aggiustano i capelli

Sei carino, sei sensibile e si sente

Ma saresti più credibile togliessi l’assorbente

 

Al centro della critica, ovviamente, il calcio di oggi. In particolare, lo stile di gioco più in voga attualmente. Kamil Glik personifica una sorte di ode al calcio genuino dei campi di provincia, o proprio dei giocatori che oramai hanno appeso gli scarpini al chiodo. Sembra quasi che l’innalzamento qualitativo del livello calcistico odierno sia direttamente proporzionale ad un persistente atteggiamento di “sportivamente corretto” da parte degli addetti ai lavori. Insomma, io preferisco di gran lunga gli interventi scomposti dei vari Gattuso e De Jong alle pulite entrate che si vedono oggigiorno in televisione.  

E qual è il problema principale? Il cosiddetto rischio di estinzione. Ovvero, nel peggiore dei casi, nei prossimi anni, di assistere a match privi di contatto fisico. Fortunatamente vi sono ancora taluni profili che mantengono alta l’artigianalità calcistica propria delle origini, come Gary Medel. Inutile sottolineare come il cileno si stia rendendo fondamentale nel percorso di crescita della squadra rossoblù (anche in termini di esperienza infusa ai colleghi più giovani, dato da non trascurare). A supporto di ciò basti ripensare alla partita di contro il Genoa. 

Il Pitbull è elemento imprescindibile nell’attuale rosa rossoblù, tanto è vero che Mihajlovic gli sta continuamente riservando il posto da titolare.

 

Al diavolo i mediani odierni, viva la semplicità di Gary Medel. Perché ho parlato di semplicità? Perché lo stile di gioco professato in questo caso può rappresentate un’ottima metafora dell’atteggiamento che dovremmo tenere nella vita quotidiana. Prendere posizione, sempre. Non conformarsi ai benpensanti e, sopratutto, non lasciarsi risucchiare dal vortice dell’omologazione. Dopotutto il calcio, oltre che divertimento, è anche politica.

Gramsci diceva: “Odia gli indifferenti”. Willie Peyote più o meno la stessa cosa. Ma ce la propone così: 

 

E sta tranquillo qua chi non si è mai schierato

Pugno chiuso e braccio alzato contro il vostro braccio armato

  

Sta a noi decidere se stare o meno dalla parte dei Gary Medel. 

Marco Carlotti

Parlo di calcio con la consapevolezza che esso é, come diceva Pier Paolo Pasolini, un «sistema di segni»: ovvero una lingua, sia pure non verbale