Forever Rossoblù

Scritto da  Ott 09, 2019

Un altro ex tecnico del Bologna trova panchina: dopo Roberto Donadoni volato in direzione Cina, e Filippo Inzaghi ripartito da Benevento, anche Stefano Pioli trova nuova sistemazione. Nuova per modo dire. Milano: questa stavolta, sponda rossonera.

Dov'eravamo rimasti? Il rapporto tra il Pioli allenatore e Bologna è di lunga data e parte da fine anni Novanta, quando Stefano cominciò ad allenare proprio i giovani di Casteldebole. Con gli Allievi vinse lo scudetto 2001, poi una lunga trafila (con picchi a Verona sponda Chievo e Sassuolo) prima di allenare la Prima Squadra, dieci anni dopo. Prende in mano il Bologna post-Bisoli, portandolo dagli ultimi posti alla storica nona posizione, segnando il record di punti nel campionato a venti squadre. L'illusione subentra però presto, perchè ogni estate la squadra viene regolarmente indebolita: il salto di qualità non c'è e a gennaio 2014, dopo una sconfitta a Catania, arriva l'esonero. Per la cronaca, è l'anno dell'ultima retrocessione: le strade di Pioli e del Bologna si separano.

Ultimi anni Stefano riparte da Roma, parte biancoceleste: bene il primo anno, con qualificazione in Champions, male il secondo, con esonero dopo una brutta sconfitta nel derby. Il periodo a casa però dura sei mesi: è novembre, l'Inter di De Boer va malissimo. Esonero e ricerca di un nome affidabile, che faccia risalire la squadra: la stessa situazione di oggi, a pensarci. Per Pioli è una salto di qualità, il primo assaggio (dopo la Lazio) di big. Ma per l'Inter è l'ennesima annata storta, e dopo un avvio seppur convincente anche Stefano salta: a maggio, ma anche qui il periodo di disoccupazione dura pochissimo. Lo chiama la Fiorentina, per il post Paulo Sousa. Chiude ottavo il primo anno, tutto sommato non male. Ma come a Roma, ecco la maledizione del secondo: ancora la primavera decisiva, con una squadra in caduta libera. Il Frosinone sbanca il Franchi, per Pioli c'è l'esonero.

Presente Durante l'estate lo cercano in tanti, la Samp in particolare, salvo poi virare su Di Francesco. Morale della favola: per la prima volta dal 2016 il tecnico parmigiano si fà una lunga vacanza estiva. Ma bastano i primi accenni di autunno per riportare il suo nome sui giornali: le due genovesi vanno male e lo corteggiano. Sembra ad un passo dalla Samp, pentita forse di non averlo scelto d'estate, ma è più lesto il Milan, disfatosi di Giampaolo dopo un solo mese. A Stefano il Traghettatore l'ennesimo compito di salvare il salvabile, con una squadra figlia dell'austerity e della grande confusione che a Milanello regna ormai sovrana. Esordio sulla carta facile col Lecce, poi trasferta a Roma. Bologna? L'8 dicembre, al Dall'Ara. Un appuntamento che per molti, tecnico compreso, vorrà dire un tuffo nel passato. E uno sguardo nell'armadio dei ricordi.

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Ottobre 2019 16:43
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.