Bologna-Real: cronaca di una serata leggendaria

Scritto da  Ott 09, 2019

Tanti nomi del passato più o meno recente, con ospite graditissima la selezione delle leyendas del Real Madrid: e quale miglior regalo, per le 110 candeline, se non un'amichevole nel segno dei due fratelli Bernabeu? Da una parte Santiago leggenda dei blancos (prima come giocatore poi come presidente) dall'altra Antonio, studente al Collegio di Spagna e tra i fondatori del Bologna nel 1909. Da qui l'idea romantica e un po' folle della partita tra gli squadroni che hanno fatto tremare il mondo, in maniera più o meno attuale. Ecco dunque la cronaca di una serata a suo modo leggendaria, crocevia di tanti campioni. E campionissimi.

Inizio Come una riunione tra vecchi compagni di scuola, solo che sul campo: presentati ad uno ad uno da Giorgio Comaschi e Gloria Gardini, in lunga sfilata cominciata verso le 19 ed accompagnata dal progressivo riempirsi degli spalti. E c'è da scommetterci, anche da qualche lacrimuccia. Perchè i cognomi elencati al microfono, in una sorta di rito laico del pallone, hanno coperto un arco temporale di mezzo e più secolo, dai campioni dello Scudetto (da Rino Rado a Romano Fogli) a quelli di epoche più recenti. E se nomi come Pradella o Di Già forse non hanno detto nulla ai più giovani, ecco che col duo Baggio-Signori l'abbraccio si è fatto collettivo, intergenerazionale. E poi Andersson, Kolyvanov, con i vecchi ed indimenticabili cori rispolverati per l'occasione, con un pensiero ovviamente anche all'altro svedese, il mitico Klas Ingesson, purtroppo scomparso pochi anni fa. Poi ecco poco alla volta scendere in campo gli undici titolari: difesa tutta emiliano-romagnola, con Pagliuca in porta e linea a quattro Tarozzi-Torrisi-Gamberini-Paramatti, la diga Perez-Mudingay in mezzo, Nervo e Locatelli sulla fasce, con attacco Kenneth-Di Vaio. In panchina? Il duo Colomba-Ulivieri. "E per ragioni d'anzianità dovrebbe essere lui "ha scherzato Franco"ma farà il direttore tecnico, starò io in panchina: sperando di non farmi esonerare...". Chiosa di Renzaccio "Questo stadio è vita. Bisogna guardare al futuro senza scordarsi il passato". E poi la domanda polemica, forse scherzosa (ma non si sa fino a che punto) di Detari "Ma non potevo giocare anch'io?"

Primo Tempo Alle 20 e 45 esatte ecco le squadre in campo, nella bella cornice di uno stadio tappezzato da sciarpe e bandiere. Da segnalare per la cronaca l'esecuzione intera dell'inno, solitamente la domenica interrotto sul più bello. Fischietto a Rizzoli, uno di casa. Poco prima del calcio d'inizio, sorpresa dal maxi schermo: la voce è familiare, il viso pure. E' Sinisa Mihajlovic. Parte un lungo scroscìo di applausi: Sinisa ringrazia tutta la città, oltre che gli amici Seedorf e Karambeu. Un momento capace di sciogliere anche l'animo più freddo. Poi si gioca: Di Vaio è scatenato, vuole il goal a tutti i costi. Per almeno tre volte ci va vicino, ma la palla non entra e dall'altra parte si risponde per le rime. Al decimo inizia la giostra dei cambi: giù Paramatti, dentro Bombardini (terzino come ai tempi di Arrigoni). C'è anche Garics per Nervo. Sulla sponda avversaria cominciano a farsi vedere i campioni in maglia bianca: da Seedorf a Roberto Carlos, che sugli sviluppi di un corner ci prova. Il fisico forse non è più quello di una volta, ma il piede sì. E' il momento poi di un cambio tutto anni Novanta: Kolyvanov per Andersson. Poi al ventesimo passa il Real: calcio di rigore, Amavisca realizza. Entra il Conte Max, che ha pure un'occasionissima. Nel frattempo entra pure Brighi, a far coppia con un Perez scatenato come ai bei tempi ("ma perchè non gioca più?" si chiede un tifoso).

Ripresa Entra Antonio Buscè, un nome che riporta alla stagione 2009-2010, quella proprio con Franco Colomba in panchina. Entrano anche Castellini per Torrisi e Portanova per Gamberini. Bomba si sposta nelle sua posizione naturale, sulla trequarti, e per poco non fa male alla difesa madridista. Ma poco dopo ecco il raddoppio dei "galattici", firmato Edwin Congo. Esce Perez (accompagnato da una standing ovation assoluta) per Nicola Mingazzini. Mudingay lascia il posto ad Amoroso, Marazzina ad Adailton: si ricrea così la mitica coppia Ada-Di Vaio. E i risultati non tarderanno ad arrivare: assist del brasiliano, goal di Marco. 1-2. C'è anche Daino per Garics, poi tutti in piedi per il tributo a Roberto Carlos. Stessa cosa poco dopo per Seedorf. Pagliuca lascia il posto a Coppola, entra pure Stringara. Ma è ancora il Real passare: goal di Munitis, 1-3. Della Rocca per Bombardini, Cipriani per Di Vaio, ma la melodia è sempre la stessa: 1-4, ancora Congo. Che certamente, questa sera, ha segnato più goal che in tutta la sua carriera madridista. Dalla curva parte un ironico "Colomba salta la panchina". Si ride, si scherza, si ammirano a tratti lampi del calcio che fu. Cippo si guadagna un rigore: sul dischetto Stringara. Flores (nel frattempo subentrato a Bizzarri) spiazzato. 2-4. Il resto è una lunga passerella verso la fine, sulle note di un'altra leggenda, Lucio Dalla. La perfetta chiusura di una serata già entrata nella storia.

Foto: Resto del Carlino

Ultima modifica il Giovedì, 10 Ottobre 2019 00:17
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.