La Gazzetta dello Sport - Di Vaio e quella doppietta nel lontano febbraio del 2011 contro la Juventus TeleRomagna 24

La Gazzetta dello Sport - Di Vaio e quella doppietta nel lontano febbraio del 2011 contro la Juventus

Scritto da  Ott 17, 2019

Storico centroavanti rossoblù, maglia numero nove, fascia da capitano. Poi la trafila nell’apparato dirigenziale. Oggi un ruolo in qualità di responsabile scouting. A Bologna Marco Di Vaio è ormai divenuto un’icona cittadina. Quest’oggi, sulle pagine della Gazzetta dello Sport, è possibile leggere un’intervista rilasciata dallo stesso ai microfoni di Matteo Dalla Vite. Super Marco ha toccato vari argomenti: Sinisa (ovviamente), il passato da giocatore e quella famosa doppietta alla Juventus nel febbraio 2011.

MIHAJLOVIC Il tecnico serbo iniziò la sua carriera da allenatore proprio nel Bologna, stagione 2008-2009. Marco Di Vaio, all’epoca giocatore, ricorda quel periodo soffermandosi sulla sua figura. A sue parole, dice, non è cambiato caratterialmente. É sempre coinvolgente, propositivo, forte, uguale nel rapporto con i giocatori. Tuttavia, il Miha di dieci anni fa era più motivazionale; quello di adesso meno istintivo. Ora — aggiunge Di Vaio — ha attorno uno staff con il quale si è creata una forte sinergia. 

L’ex attaccante rossoblù definisce Sinisa come esempio di grande coraggio, nonché persona speciale e valorosa. A dimostrazione di ciò il fatto che sia sempre presente a ciascuna seduta video, in allenamento o alle riunione indette con lo staff. Per non parlare delle volte in cui si è presentato in panchina in occasione delle partite: semplicemente incredibile. Insomma, la figura di Mihajlovic funge da utile collante al gruppo.

Il Bologna è una grande famiglia, afferma l’ex numero nove. Il rapporto d’amore platonico tra Sinisa e il club è iniziato quando il Sergente Hartman (come è spesso stato soprannominato) ha deciso di rimanere sotto le Due Torri. Poi la malattia, la presenza a Verona e la squadra che si reca sotto la sua stanza al Sant’Orsola dopo la rimonta incredibile contro il Brescia. L’epilogo di tutto ciò è il messaggio trasmesso sul teleschermo in occasione di Bologna-Real Madrid Legends. Indescrivibile.

PASSATO Da giocatore Di Vaio ha segnato tanto. Ma quella doppietta all’Olimpico di Torino nel freddo febbraio del 2011 è storia. Prima rete grazie all’assist di Mutarelli, seconda su passaggio di Meggiorini. Il rimedio per battere la Juventus? Crederci, lottare e resistere. E, ovviamente, si spera nella presenza di Miha per essere mentalmente carichi. Inoltre, lo ha promesso l’ex centroavanti, consegnerà personalmente un premio a chi dovesse segnare il gol della vittoria. 

Super Marco si è espresso sulla società bianconera definendola seria, ambiziosa e — probabilmente — in pole position per vincere la Champions League. Poi, è ovvio, i dettagli faranno la differenza. Oggi c’è CR7, alla sua epoca i fuori classe erano altri. Ma era un calcio diverso.

Il curriculum da giocatore gli è comunque utile, oggi, per il ruolo che ricopre. La conoscenza dello spogliatoio, la capacità di intervenire in situazioni delicate. La difficoltà più grande, forse, è capire il livello del giocatore rapportato al campionato in cui gioca. É bello comunque, dichiara, poter personificare il pensiero di Sabatini e Bigon. L’attuale responsabile scouting felsineo si è anche espresso su Mattia Destro definendolo assai propositivo ed evidenziando il suo impegno costante: «il futuro dipende solo da lui e nessun altro».

CALCIOMERCATO E PUNTE DI DIAMANTE Dominguez a Gennaio? Sì, all’ottanta per cento. Ovviamente l’ultima parola sarà di Bigon e Mihajlovic. Una punta numero 9 non è indispensabile, aggiunge. Ce ne sono già tre lì davanti. E la squadra riesce comunque a creare occasioni che devono essere solamente concretizzate maggiormente. 

Riguardo i nuovi acquisti, Di Vaio è sereno e felice. Stanno giocando tutti bene ed esprimendo al massimo le proprie potenzialità: da Tomiyasu, a Olsen passando per Schouten. Il dirigente, tuttavia, punta su Svanberg: ha innumerevoli doti che potrebbero consentirgli di fare una grande carriera. Fisico e velocità tra tutte. Anche dal punto di vista tecnico, del resto, lo svedese non pecca.

Marco Carlotti

Parlo di calcio con la consapevolezza che esso é, come diceva Pier Paolo Pasolini, un «sistema di segni»: ovvero una lingua, sia pure non verbale