Il Resto del Carlino - La A costa caro

Scritto da  Ott 23, 2019

21,7 milioni di perdita: questo il conto salatissimo dell'esercizio 2018-2019, chiuso con una perdita netta, ma prevista.

Un deciso peggioramente rispetto ai soli 4,9 persi l'annata precedente (risultato più virtuoso del lustro Saputo). Dopo aver rischiato la B l'anno scorso, per buona parte della stagione, il club ha infine tirato le somme finanziarie. E la buona notizia è comunque la crescita dei ricavi operativi, che ammontano a 70 milioni contro i 63 dell'esercizio precedente. E all'interno dei ricavi risultano in aumento sia quelli commerciali pari a 12,1 milioni, che i proventi da cessione dei diritti televisivi pari a 44,1.

Quali sono dunque le note dolenti? La diminuzione delle plusvalenze da cessione di calciatori, passate da 27,5 a 15,2 (dentro ai 27 c'era Verdi al Napoli) e il "sensibile aumento del costo di lavoro per effetto della sostituzione dello staff tecnico e delle operazioni effettuate nel mercato di gennaio".

Sì, c'è anche da tener conto il doppio stipendio pagato a Sinisa e Inzaghi, da genaio a giugno. Ma non solo: anche i riscatti di Orsolini, Soriano e Sansone. "Mentre il margine operativo lordo" dice la nota "ammonta a 3,7 milioni, rispetto ai 16,7 dell'esercizio precedente, il margine operativo netto, dopo aver registrato ammortamenti per 24,3 milioni, è negativo per 19,9"

Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.