Forever Rossoblù

Scritto da  Dic 18, 2019

E' nato a Taranto ventisette anni fa, lo chiamano il Messi del Salento, di nome fa Filippo, di cognome Falco, una breve apparizione in rossoblù nel 2015. Poi, dopo un lungo giro, il ritorno in quel Salento che gli ha fatto da culla, casa e trampolino di lancio. Morale della favola: domenica, al Via del Mare, la truppa rossoblù dovrà fare attenzione al magico sinistro di un ex agguerrito e pronto a trascinare i suoi alla vittoria.

TALENTO Tarantino, ma cresciuto nel Bari e poi sbocciato nel Lecce: storie all'ordine del giorno in Puglia, dove il calcio viene prima di tutto. Considerato una delle più grande promesse del calcio regionale dopo Fabrizio Miccoli (non a caso altro suo idolo), Filippo si fa notare nel Pavia di Benito Carbone in Lega Pro, dove realizza 8 reti in 30 presenze. "E' un ragazzo ancora capace di divertirsi col pallone tra i piedi "dice di lui il tecnico "dote sempre più rara nel calcio". L'anno successiva la squadra giallorossa lo fa dunque rientrare alla casa madre, dove nel 2012-2013, sempre nel terzo campionato italiano, si fa notare in positivo. L'estate successiva c'è la chiamata della Reggina, che lo fa esordire in B; a gennaio va poi alla Juve Stabia, dove realizza la prima rete in cadetteria. L'anno dell'esplosione è il successivo: al Trapani diventa un giocatore chiave, andando in doppia cifra in termini di assist. A fine stagione, Pantaleo Corvino gli fa una proposta che non può rifiutare.

BOLOGNA E l'estate 2015, il Bologna targato Saputo è appena tornato in serie A, nella sfarzosa campagna acquisti c'è anche spazio per un giovane  sconosciuto al grande pubblico. Filippo Falco fa il suo esordio in serie A contro il Sassuolo, alla prima casalinga: Delio Rossi lo mette dal primo minuto, di fianco a Brienza dietro a Destro, ma il risultato non è positivo. 0-1 per i neroverdi, per il Messi del Salento prima ed ultima volta come titolare nella squadra felsinea. Gioca qualche altro scampolo di partite nel mese successivo, poi con l'arrivo di Donadoni si abbona alla panchina. Lo si rivede giusto una mezzora contro Empoli e Chievo, e nulla più. A gennaio l'addio è inevitabile: passa in Romagna, al Cesena, dove dà il suo contributo con 4 reti in 12 presenze. L'anno dopo è infine a Benevento, dove è protagonista nella promozione sannita; l'annata 2017-2018, divisa tra Pescara e Perugia, è invece altalenante per via degli infortuni. Ma il riscatto è dietro l'angolo.

PRESENTE Per la rivincita Filippo torna a casa: ad attenderlo c'è il Lecce, appena tornato in B dopo cinque anni. Risultato: 7 reti e 10 assist in 31 partite, salentini secondi e promossi in serie A. "La qualità di Pippo è devastante " ha spiegato Liverani in estate "Con la giusta mentalità può arrivare ad un livello che non  possiamo nemmeno immaginare". Con il Sassuolo la gioia della prima rete: punizione magistrale con Consigli che guarda senza nemmeno provarci e Via del Mare entusiasta. Per il giocatore sembra l'inizio di un sogno, ma l'infortunio successivo al legamento collaterale mediale è l'ennesima tegola: proprio sul più bello, rimane fuori contro Lazio, Cagliari e Fiorentina. Torna col Genoa, e la sua presenza si farà sentire: 0-2 per i liguri, ma nella ripresa sale in cattedra Filippo. Gol magico col sinistro ed assist per il pareggio. 2-2. A Brescia gioca solo metà tempo, ma adesso al via del Mare è plebiscito: Falco dev'esserci sempre. Domenica un tuffo nel suo passato, contro un Bologna che forse la scaricò troppo presto. Anche se, dall'altra parte, c'è un giocatore oramai maturo, che si sta prendendo ampiamente le sue rivincite.

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Dicembre 2019 16:56
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.