Forever Rossoblù

Scritto da  Gen 03, 2020

Erik Pulgar torna al Dall'Ara da avversario, per un derby dell'Appennino dai molteplici significati: Sinisa Mihajlovic contro la sua ex squadra, la prima di Iachini e per l'appunto di nuovo il centrocampista cileno sotto le Due Torri. Ma senza tappeti rossi ad attenderlo.

INIZIO Quattro anni in rossoblù, dal giugno 2015, quando Pantaleo Corvino lo prelevò dall'Universidad Catolica, fino all'estate scorsa. In mezzo quattro allenatori, prima Delio Rossi, poi Donadoni, che imparò ad apprezzarlo poco alla volta, con svolta nella stagione 2016-2017.  Erik ha sempre maggior spazio, le presenze alla fine saranno 27, per lo più da titolare, con anche primo gol in serie A col Chievo. Nel frattempo fa il suo ingresso stabile anche nella nazionale maggiore del Cile: fa parte della spedizione che vince la Copa del Centenario. Gioca solo una partita, la semifinale, ma decisiva ai fini della vittoria. 

TITOLARE Ai nastri di partenza della stagione 2017-2018 la crescita del cileno è inarrestabile, con posto da titolare fisso in Prima Squadra. Durante il buon avvio è sempre in campo, anche se a volte i suoi eccessi caratteriali creano malumore. Genio e sregolatezza, Pulgar sembra non conoscere una via di mezzo: segna il gol vittoria su punizione contro il Sassuolo, con esultanza polemica verso i distinti, col risultato della città spaccata in due. Si fa poi travolgere coi compagni dal finale disastroso, che costerà la riconferma a Donadoni. A fine stagione le cose cambiano, c'è aria di rivoluzione: arriva Inzaghi, trasloco di giocatori dentro e fuori. Pulgar però rimane, Super Pippo vuole farne l'architrave della squadra. Ma la prima parte di campionato è un disastro,  e allora ecco arrivare Sinisa Mihajlovic. Nel nuovo corso Pulgar diventa uno degli artefici della rimonta straordinaria: sui calci da fermo è implacabile, che si parli di punizioni o rigori, le sue prodezze sono decisive in fila contro Cagliari, Torino e Sassuolo. Poi ecco la doppietta al Chievo e il punto esclamativo contro la Sampdoria. Ad un certo punto è persino capocannoniere della squadra. Dal peggior periodo in rossoblù al migliore, tutto in pochi mesi, col valore del cartellino raddoppiato. Sinisa vorrebbe farne uno dei suoi pilastri per il Bologna che verrà, ma le sirene del mercato chiamano. Dal Brasile, dove è impegnato per la Copa America, Pulgar lascia intendere che potrebbe andarsene. Lo cercano in tanti, in Italia e in Europa, ma alla fine sarà la nuova Fiorentina di Rocco Commisso a spuntarla. 10 milioni, ed ecco Erik prendere il treno per la Via degli Dei.

PRESENTE Alla Viola Pulgar parte fortissimo, lasciando il segno contro Napoli e Genoa, anche se poi arrivano due sconfitte. La squadra va in maniera altalenante, Pulgar segna nel 3-1 che regala il successo a San Siro col Milan, poi ecco verso novembre il periodo negativo con quattro sconfitte di fila. Pareggio con l'Inter a salvare momentaneamente la panchina di Montella, ma la batosta interna con la Roma non lascia scampo all'ex Aeroplanino. Arriva Iachini, che esordirà proprio al Dall'Ara il 6 gennaio. Da capire come sarà gestito il cileno, certo tra i pochi da salvare in questo avvio disastroso per la Viola. Difficile che perda il posto, più facile invece che non venga accolto con grandi applausi al suo ritorno a Bologna; se ne era andato, testuali parole, per inseguire grandi traguardi. Torna a Bologna invischiato nuovamente nella lotta salvezza.

Ultima modifica il Venerdì, 03 Gennaio 2020 18:07
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.