Forever Rossoblù: Speciale Bologna - Cagliari

Scritto da  Roberta Lai Mar 22, 2020

In questo periodo caratterizzato da un enorme buio massmediatico da cui ancora non si intravede la luce, anche il mondo del calcio è costretto a fermarsi. I ricordi, però, non si possono spegnere, non possono essere offuscati ed è per questo motivo che oggi, nella domenica in cui si sarebbe dovuta giocare Bologna- Cagliari, tentiamo di far rivivere il cuore e lo spirito di voi tifosi, ricordando coloro che nel corso degli anni hanno indossato la maglia delle due rossoblù, difendendone sempre i colori.

Il primo di una lunga lista, seppure per una sola gara è, nientemeno che il formidabile mediano della Nazionale Alfredo Pitto. Pitto, grandissimo footbaleur, fece grande il primo Bologna e insieme ad Angelo Schiavio, il portiere Gianni e Monzeglio contesero lo scudetto al Torino formato dal trio Baloncieri, Libonati e Rossetti. Nella primavera del 1928 si trovava a Cagliari e disputò una gara amichevole con la casacca rossoblù degli isolani in qualità di centromediano. In seguito, vista la sua somiglianza con Toto Costa, figlio del Presidente Carlo Costa Marras, cominciò ad essere chiamato “Pitto” dai suoi tifosi.

Impossibile dimenticare lui, il grande Luis Oliveira. Approda a Cagliari nel 1992 per 6 miliardi di lire. La dirigenza sarda si innamora subito di lui dopo averlo visto giocare solo in videocassetta.

Con l’attaccante brasiliano naturalizzato belga la squadra cagliaritana ha vissuto grandi glorie come l’arrivo nelle semifinali di Coppa UEFA 1993-1994 ma anche momenti più amari come la retrocessione in serie B nel 1999. In quell’anno Oliveira compie un record negativo: nella sfida contro la Reggina viene espulso dopo soli 50 secondi. Per 16 anni, questa è stata l’espulsione più veloce nella storia della Serie A. Al termine del campionato ’99-2000 si trasferisce a Bologna dove resta per una sola stagione, collezionando 17 presenze e una sola rete. Amato dai tifosi per la grande grinta che ha sempre portato sul campo che per le sue doti fisiche,

Ivo Pulga nasce calcisticamente nel Carpi dove milita per tre stagioni per poi passare al Bologna dove però non ha mai occasione di giocare. Quasi per un gioco del destino, durante una tournée del Cagliari Calcio in Emilia Romagna, viene notato da Gigi Riva, Rombo di Tuono che lo porta in Sardegna dove rimane per ben sei anni, totalizzando 174 presenze e mettendo 6 palle in rete, una di queste contro l’Ischia nella stagione ‘88-89 che sancisce la matematica promozione dei sardi in serie B. Ivo Pulga per il Cagliari, però, non è stato solo un grande giocatore ma anche un valido allenatore capace in molti casi di risollevare la squadra dai pericoli della retrocessione.

Forse non tutti ricordano Francesco Rizzo, fortissimo centrocampista del Cagliari degli anni che precedettero lo scudetto del 1969-70. Rizzo giunse fino alla nazionale durante il periodo del mondiale in Inghilterra del 1966. Vinse lo scudetto con la Fiorentina di Pesaola e passò a giocare con i petroniani nell’estate del 1970 con il tecnico “Mondino” Fabbri. Dopo la partenza col botto: rete nel 3 a 0 casalingo contro la Lanerossi Vicenza, la stagione poi trascorse in maniera anonima.

Pochi lampi, come la rete della vittoria alla Fiorentina o la rete della vittoria per 1 a 0 nel match di coppa Italo-Inglese contro il Manchester City. Nella stagione successiva replicò con una rete alle due di Riva nel 2 a 1 della vittoria del Cagliari sul Bologna. La sua permanenza nella squadra emiliana si conclude dopo una cinquantina di incontri e appena 4 reti.

 

Tra i portieri ci piace ricordare Roberto Sorrentino, padre di Stefano, altro portiere giunto a giocare nella massima serie e ritiratosi poco tempo fa. Roberto Sorrentino arriva a Cagliari nel 1984-85 alla corte del tecnico Renzo Ulivieri, che in seguito guiderà anche il Bologna. Sorrentino vivrà a Cagliari alcuni degli anni più burrascosi della storia del club isolano. Tre campionati in Serie B, salvezze sofferte e l’incubo del fallimento, scongiurato grazie all’intervento di una cordata di imprenditori. L’estremo difensore, famoso per la sua folta chioma e i baffi, vivrà un’ultima stagione nel capoluogo sardo disputando il campionato di Serie C1, il primo con a capo il presidente Orrù e il primo anche per il portiere del futuro Mario Ielpo. A fine stagione infatti, Sorrentino, ormai spodestato dal suo ruolo, passa al Bologna guidato da Gigi Maifredi e qui farà da secondo al titolare Nello Cusin. Giocherà in una dozzina di incontri.

Un altro attaccante che ha vestito entrambe le maglie è Adriano Novellini. Dopo aver giocato con Atalanta e Juventus, passò al Bologna nel 1972-73, segnò poche reti ma tutte si rivelarono decisive in quella prima stagione. Nel 1973-74 la squadra di Pesaola vinse la Coppa Italia. Tra le glorie di Novellini in campionato ricordiamo la rete del momentaneo 1 a 0 contro il Cagliari nella vittoria dei bolognesi del 20 marzo 1974. La gara terminerà sul 3 a 1. A Novellini replica Riva per il momentaneo pareggio. Rimbano ed un rigore di Savoldi decidono la gara. Savoldi passerà nel 1974-75 proprio al Cagliari e contemporaneamente Mario Brugnera, bandiera cagliaritana, passa al Bologna. Con i sardi, Novellini giocherà ben poco, realizzando appena 2 reti. Ricordiamo la prima, che segna la prima vittoria in campionato, vittima di turno la Ternana. Adriano Novellini realizza il momentaneo 1 a 0 al 53’, Sergio “Bobo” Gori fissa sul definitivo 2 a 0 al 76’. A fine stagione Novellini passa al Palermo.

Non sarà ricordato come un grande giocatore ma una cosa è sicura: ha fatto la storia del calcio e ha lasciato per sempre le sue orme come allenatore. Con la sua aria da dissacratore e il suo viscerale anticonformismo, Manlio Scopigno ha attraversato il calcio nostrano come un alieno, cercando di scardinare tutti i punti di riferimento che chi era venuto prima di lui si era preoccupato di fissare.

È riuscito a fare la storia per aver “distrutto” il luogo comune fin troppo sedimentato sul campo: la supremazia dei grandi club. Scopigno ha fatto tutto questo a modo suo, con le sue teorie, con le sue strategie e soprattutto mai perdendo il suo spirito.

A Bologna, nella stagione 1965-1966, non ebbe tanta fortuna, anzi. Per quel suo vizio di ignorare le convenienze sociali, la diplomazia e a causa di qualche discordia con la dirigenza venne esonerato ma lui non se ne fece cruccio.

L’anno seguente, invece, inizia la sua avventura al Cagliari. Trova una squadra che appena due anni prima aveva conquistato la serie A. Scopigno non si vuole accontentare della salvezza. No, lui vuole di più, vuole arrivare in alto. A mano a mano, guadagnandosi in modo alternativo la fiducia dei suoi uomini, costruisce una super squadra e con essa compie miracoli, fino ad arrivare nell’aprile del 1970 alla fatidica conquista dello scudetto.