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Jonathan Cristaldo (a destra) esulta con Alessandro Diamanti e Diego Laxalt Jonathan Cristaldo (a destra) esulta con Alessandro Diamanti e Diego Laxalt

Meteore Rossoblù - Cristaldo, albiceleste tutto fumo e niente churrasco

Scritto da  Apr 30, 2020

“Si en Bolonia quieren goles…” (Se a Bologna vogliono gol…).

Così si chiude un articolo del periodico argentino Diario Olè sul passaggio di uno dei più interessanti talenti del paese tra le fila dei rossoblù. Una conclusione, quella del giornalista, che lascia ben sperare il popolo bolognese, con quei puntini di sospensione come a dire “se avevate bisogno di un goleador, ora lo avete trovato”.

Corre l’anno 2013, estate al tramonto e calciomercato appena concluso: il Bologna annuncia l’ingaggio di Jonathan Ezequiel Cristaldo, promettente attaccante del Metalist. Un colpo che arriva nelle fasi finali della finestra di mercato, e che porta all’ombra del Dall’Ara un prospetto albiceleste conosciuto in tutta la nazione e presentato in pompa magna anche dalla stampa locale. Con la classica “bomba” dell’ultimo minuto, dunque, i felsinei sorprendono tutti puntando sulla freschezza del giovane rampante sudamericano, reduce da diverse esperienze positive nel Vecchio Continente.

Una seconda punta pura dal fisico di sicuro non imponente (175 cm per 70 kg), ma che grazie alla propria rapidità rappresenta il partner perfetto da affiancare al centravanti titolare dei rossoblù Rolando Bianchi. Come per ogni giocatore-scommessa proveniente dal continente latino, la figura di Cristaldo comincia a suscitare la curiosità di tifosi e addetti ai lavori, impazienti di scoprire i veri “numeri” del diamante grezzo argentino.

La storia di Cristaldo comincia a Ingeniero Budge, sobborgo della periferia di Buenos Aires, il 5 marzo 1989. E proprio là, dove il fútbol è parte integrante della cultura, il ragazzo inizia a respirare l’aria dei grandi palcoscenici. Soprannominato goliardicamente sin da bambino “Eh Churry” per via della sua passione per il churrasco – una grigliata di carni tipica dell’Argentina – Cristaldo muove i suoi primi passi sul campo del blasonato Velez Sársfield. Una prima tappa importantissima per la sua carriera, che gli permette di crescere in un vivaio di assoluto livello, con lo sguardo sempre teso all’approdo in Primera Divisiòn. Traguardo raggiunto senza troppi patemi dal giovane Cristaldo, che dimostra notevoli qualità con la palla tra i piedi oltre ad un discreto senso del gol: nel 2008 infatti, a 18 anni appena compiuti, ecco l’esordio con la maglia del Fortìn. Una volta entrato nei meccanismi di gioco dei biancazzurri, El Churry non si toglie più la maglia da titolare, portando la squadra dell’allenatore Gareca alla conquista del campionato nel 2009 a suon di gol e assist.

Due anni più tardi suonano le prime sirene europee per il talento albiceleste: a chiamarlo è il Metalist, compagine della prima divisione ucraina. Pronti, via e Cristaldo salpa per una nuova avventura nella culla del grande calcio, partendo dalla fredda steppa dell’est Europa. Lo sbalzo climatico e la nuova realtà non assopiscono tuttavia la vena realizzativa del giovane, capace di segnare nel 2011 ben 7 reti in 10 presenze, trascinando il Metalist in Europa League.

Dopo una stagione 2012/2013 dai risvolti altalenanti, ma che gli consentono di collezionare due presenze nelle qualificazioni alla successiva Champions League, Cristaldo decide di chiudere la parentesi ucraina della sua carriera ripartendo dal bel paese. L’Italia è dunque la sua destinazione, e Bologna la sua nuova casa.

Arrivata a settembre l’ufficialità della trattativa che lo porta in rossoblù, in città crescono le aspettative per l’oggetto misterioso argentino: a fare gola sono sì gli ottimi risultati ottenuti in patria, ma soprattutto le prestazioni di alto livello mantenute nel calcio occidentale. Se altri presunti campioni sudamericani infatti, scontrandosi per la prima volta con il gioco europeo avevano fallito miseramente (alcuni dei quali proprio a Bologna), in questo caso l’adattamento sembrava non aver influito sull’incisività del giocatore. E allora nelle chiacchiere tra tifosi già si assapora il tandem perfetto con bomber Bianchi. Una coppia che, se ben assortita, può togliere grandi soddisfazioni al Bologna di Pioli.

E infatti bastano solo dieci giorni dopo il debutto sul prato del Dall’Ara per assistere al primo gioiello di Cristaldo: una rete importantissima che permette ai felsinei di strappare un pareggio casalingo contro il Milan.

Bum, questa volta a venir fuori dal cilindro è un bel coniglio bianco, nelle vesti di un talentino col fiuto del gol. Ma quello che sembrava essere un prologo da favola, si trasforma invece nel peggiore degli incubi. È da questo momento che comincia l’involuzione calcistica del Churry, che non si dimostra mai all’altezza della serie A. “Inconcludente” potrebbe forse essere l’aggettivo giusto per descrivere Cristaldo, inutilmente schierato a ripetizione al fianco di Rolando Bianchi, a sua volta autore di una pessima stagione. A dire il vero, tutto il Bologna quell’anno dimostra una visibile inadeguatezza al massimo campionato, che lo porteranno alla retrocessione nonostante il cambio in panchina con Ballardini.

Morale della favola: bisognerà aspettare il 9 febbraio 2014 per vedere nuovamente il nome dell’argentino sul tabellino dei marcatori, peraltro in una roboante doppietta che consegna ai rossoblù la vittoria in casa del Torino. Ma la fiammata del Churry è destinata a rimanere un fuocofatuo, lasciando posto ad un altro lungo periodo di digiuno interrotto solo con il golletto del pareggio in casa contro l’Inter.

Saranno quattro le reti messe a referto per Cristaldo alla fine del torneo, in 28 presenze: non esattamente quello che ci si aspettava dal prospetto del Velez, soprattutto in virtù della spinta mediatica che ne aveva accompagnato l’approdo in Italia.

Naufragato immediatamente nella sua stagione d’esordio italiana, il sudamericano nell’estate 2014 non viene riscattato dal Bologna, accasandosi al Palmeiras, in Brasile. Qui totalizza una quarantina di presenze e 9 gol fino al 2016, per poi cambiare casacca altre quattro volte passando tra le fila di Cruz Azul e Monterrey (Messico), nuovamente Velez e infine Racing Club, squadra di Buenos Aires. El Churry giramondo milita ancora oggi nella formazione biancoceleste, anche se i suoi numeri non sono mai tornati quelli del giovane talento partito alla conquista del fútbol europeo.

Nonostante la debacle rossoblù però, il suo è comunque un nome destinato a rimanere impresso nella mente di ogni tifoso bolognese, anche e soprattutto per la simpatia del suo nomignolo.

“Churry a la Bolognesa” avevano ironicamente intitolato i giornali argentini la notizia del suo passaggio al Bologna.

Se è per questo avevano anche detto “se a Bologna vogliono gol…”, ma forse avevamo interpretato male.

Ultima modifica il Giovedì, 30 Aprile 2020 14:05
Edoardo Draghetti

Ventiquattrenne aspirante giornalista cresciuto a tortellini e Bfc. Amante del calcio che osserva ma non pratica. 
Gioco a baseball da una vita: ho visto un sacco di diamanti, purtroppo solo di terra rossa