Serie A, ancora difficile prevedere la data di ripresa Serie A, ancora difficile prevedere la data di ripresa fonte immagine: Daniele Buffa/Image Sport

Ripresa Serie A, istruzioni per l'uso: caos protocolli. Pozzo: "Ripresa il 13 giugno? Un insulto all'intelligenza".

Scritto da  Mag 18, 2020

Sembrava tutto fatto appena 96 ore fa, quando l’ok del CTS alla FIGC, aveva dato speranza a quei milioni di tifosi che vorrebbero rivedere i loro beniamini in campo. Invece una settimana dopo l’ok dei Ministri Spadafora e Speranza agli allenamenti collettivi, nello stesso giorno in cui questi ultimi sarebbero dovuti ricominciare, Serie A, FIGC e Governo si sono rintanati dietro una nuova trattativa.

RITIRI- Uno dei punti critici, evidenziati dalle squadre di Serie A e di cuinella giornata di venerdì si è fatto portavoce l’Amministrato Delegato dell’Inter Giuseppe Marotta, è il ritiro pre-ripresa. Al via degli allenamenti collettivi le 20 squadre di Serie A avrebbero dovuto rispettare un ritiro di 14 giorni, con l’intento di limitare al minimo lo scatenarsi di focolai provenienti dalla squadra.
Uno dei problemi maggiori per l’Inter e diverse altre società sarebbe quello di trovarsi nell’impossibilità logistica di organizzare un ritiro blindato con le 55 persone del “gruppo-squadra”, ovvero il nucleo di persone essenziale allo svolgimento dell’attività agonistica.

QUARANTENA- Non solo i ritiri. Un altro punto, sul quale la Lega di Serie A non giunge a compromessi, è la quarantena obbligatoria di 14 giorni per tutta la squadra quando un componente della stessa risultasse positivo ad un tampone. Una condizione impensabile per un finale di stagione che vedrà le squadre impegnato con 12 (in alcuni casi 13) partite, da metà luglio a inizio agosto. La quarantena di 14 giorni costringerebbe le squadre a saltare diverse partite, rendendo ogni sforzo per la ripartenza inutile. Una eventuale nuova fermata sarebbe d’imbarazzo sia per le istituzioni, sia per gli stessi giocatori non disposti a giocare a singhiozzo, come sottolineato anche dall’AssoCalciatori.
La soluzione gradita dalla Lega sarebbe quella che vige in Bundesliga (ripartita già in questo weekend), dove i calciatori positivi al Covid saranno isolati, mentre il resto della squadra continuerà la sua attività.

PARADOSSI- Ci sono però diversi momenti paradossali nella gestione della situazione del campionato di Serie A. La Lega Serie A nella giornata di giovedì, quasi in contemporanea, con l’accordo sul protocollo sottoscritto dal presidente FIGC e dal Ministro dello Sport, votava per la ripresa all’unanimità per ricominciare il campionato il 13 giugno prossimo, data in linea con la ripresa degli allenamenti nella data, ipotetica, di oggi 18 maggio. Le rimostranze della Serie A sono tuttavia arrivate solo 24 ore dopo.
Nelle ultime settimane e ore, inoltre, si sono susseguiti cambi posizione e dichiarazioni non in lena col voto espresso dalla stessa Assemblea di Lega. Da Cellino, col suo dietrofront e la nuova dichiarata volontà di giocare ancora, allo stop (almeno a parole) del patron dell’Udinese Giampaolo Pozzo che, nella giornata di oggi ai microfoni di RadioRai, ha definito la ripresa il prossimo 13 giugno: “Un insulto all’intelligenza”.

LA POSIZIONE DEL BOLOGNA- In questo clima di indecisione anche il Bologna si è adeguato al dietrofront annullando la prenotazione dell’Hotel Savoia, che aveva garantito l’utilizzo esclusivo della struttura per 15 giorni. Una soluzione che la società rossoblù aveva trovato con efficienza e rapidità e la cui macchina organizzatrice si era già messa in moto dalle scorse settimane. Il programma rossoblù avrebbe previsto il ritiro già dalla sera del 17 maggio, ma il passo indietro della Serie A, ha fatto saltare tutto, compresa ovviamente la prenotazione presso la struttura alberghiera bolognese.
Ora il Bologna aspetta l’evoluzione delle trattative sul protocollo.

L’ECCEZIONE- Esiste però chi ha deciso diversamente. Mentre diverse squadre hanno deciso di rimanere in standby, continuando gli allenamenti individuali o organizzando degli allenamenti a ranghi ridotti, c’è invece un’eccezione: il Parma. La società emiliana ha deciso comunque di andare in ritiro. I gialloblù hanno seguito comunque le direttive del nuovo protocollo rifiutato dalla Lega nella giornata di venerdì e ha portato la rosa in ritiro a partire dalla giornata di oggi. Il DS Faggiano, intervenuto alla trasmissione radiofonica Tutti Convocati su Radio24, ha tenuto a precisare che il ritiro del Parma non è stato né un segnale alle altre società, né una dimostrazione. I gialloblù hanno semplicemente portato a compimento il piano organizzato secondo il protocollo poi non ratificato.

 

Stefano Francesco Utzeri

Studio Giornalismo all'Università di Parma inseguendo il mio sogno: raccontare lo sport e i suoi protagonisti. Nativo digitale sedotto dai Beatles e Marty McFly.