IL GRILLO PENSANTE - In cerca del "Bologna internazionale" Repubblica Bologna

IL GRILLO PENSANTE - In cerca del "Bologna internazionale"

Scritto da  Lug 26, 2020

L’approdo ufficiale dell’estate fa da sfondo, di norma ogni anno, alla vorace lettura delle notizie di calciomercato nel brulicante relax della costa romagnola riscaldata dal Libeccio; la brusca intrusione del Covid-19 ha stravolto in questa insolita estate un rito sacro per la maggior parte dei pallonari facendo traslare a Settembre la caccia alle bombe di mercato ma, alle ultime battute di Giugno, la precisa presa di posizione di Claudio Fenucci aveva permesso ai tifosi bolognesi di ritenere ugualmente interessanti i titoli di quotidiani e testate on-line. “Desidero vedere un club con una dimensione diversa, più internazionale“ aveva chiosato l’amministratore delegato rossoblu, dichiarazioni cavalcate pochi giorni dopo da un Sinisa Mihajlovic a briglie sciolte (“Mi piacerebbe lottare per arrivare in Europa ma sicuramente per farlo, oltre al cambiamento di mentalità, serve qualità“). Arduo non accondiscendere col buon Sinisa, la sua squadra è ricca di ingredienti che si valorizzeranno con la stagionatura ma non è attrezzata per battagliare fino in fondo in cerca di obiettivi ambiziosi; dopo l’incredibile maratona della scorsa stagione, culminata nel 10° posto e 44 punti accumulati, quest’anno a sole 3 partite dal termine il Bologna è stata risucchiata nel gruppone di metà classifica e, considerando gli attuali 43 punti, taglierà presumibilmente lo striscione del traguardo tra il nono e il quattordicesimo posto…non esattamente un miglioramento, anche se l’alibi di una stagione a dir poco tormentata è di ferro ed il valore della rosa è cresciuto più di quanto la classifica non racconti. La sensazione è che con 2-3 innesti di livello adeguato e certificato (le giovani scommesse sono manna dal cielo ma per compiere lo step decisivo serve anche altro) si possa finalmente entrare all’Opera e godersi lo spettacolo. Nessuno pretende di vincere a tutti i costi ma con l’incombere del sesto anno di Serie A suona doveroso provarci con convinzione, Bologna lo merita e anche il suo allenatore pressa per partecipare allo scontro meglio armato. Almeno fino a pochi giorni fa, quando con un’inaspettato cambio di direzione il coach serbo ha cambiato versione “Per l’Europa mancheranno 2-3 anni, senza contare questo che per me è stato particolare“. Silenzio, tempo tecnico per assimilare l’informazione, attimi di riflessione. “Gli stessi che sono serviti all’Atalanta con Gasperini“. In realtà il tecnico orobico centrò il 4° posto alla sua prima stagione sulla panchina bergamasca (stagione 2016-17), coincidente con il 6° campionato dei nerazzurri dal ritorno nella massima serie.

La mutazione nella comunicazione di Mihajlovic ha spiazzato e parzialmente mortificato le speranze sempre vive sotto la cenere della tifoseria rossoblu, ansiosa di tornare finalmente ad ambire a qualche gratificazione sempre troppo distante per essere afferrata; è scontato che la retromarcia sia stata innestata dopo un confronto con lo Stato Maggiore, allenatore e dirigenza parlano la stessa lingua ed è un bene, ma l’incoraggiamento a compiere quello step mancante con pochi investimenti mirati era stato accolto nel pensiero comune come la verità tanto ovvia che nessuno osava manifestare con chiarezza. Ovviamente nessuno trascura che il lock-down più o meno mondiale non abbia risparmiato le casseforti canadesi da cui giungono i sostentamenti, tutti sono stati investiti dalla crisi; se tali perdite saranno causa di preclusione al miglioramento della rosa sarà un motivo in più (non certo il principale) per maledire il Coronavirus.

Il Bologna “internazionale“ auspicato da Fenucci non può in alcun modo prescindere dalla potenza di fuoco dell’area tecnica, una società solida con infrastrutture all’avanguardia ed un’organizzazione moderna ed efficiente non saranno funzionali se i risultati sportivi resteranno modesti; i felsinei dispongono del 10° bacino di tifosi d’Italia (328.000, fonte StageUp/Ipsos), di 15.375 abbonati (nonostante navighi a metà classifica) e di un fatturato di 70 milioni € con ultimo bilancio in perdita di 21,7 milioni.

L’Atalanta è il 12° bacino di tifosi d’Italia (245.000, fonte StageUp/Ipsos), ha 16.620 abbonati (da considerare che ormai da 3-4 anni risiede stabilmente nell’élite del calcio italiano) e nel 2019 ha fatturato 188,6 milioni € con un utile di oltre 26 milioni €.

Non è comparabile il percorso da cui derivano le 2 realtà (patron Saputo ha messo mano ripetutamente al portafoglio per sanare le voragini create dalle sciagurate gestioni precedenti) ma appare lampante come l’affermarsi in ambito sportivo si rifletta come un elisir sull’intera struttura, è il motore della macchina societaria a cui il Bologna avrebbe necessità, per correre come sta facendo l’Atalanta, di aggiungere qualche cavallo. Possibilmente di razza.