Il Match Analysis di Lorenzo Sirri: Roma - Bologna (11 Aprile 2021)

Scritto da  Lorenzo Sirri Apr 16, 2021

ROMA. Ci siamo lasciati con una sconfitta seppur onorevole per 1-0 contro la prima della classe e ci ritroviamo dopo una settimana al punto di partenza: la trentesima giornata del campionato di Serie A vede la formazione Felsinea sfidare in terra capitolina una AS Roma stanca per la trasferta di Amsterdam in Europa League e particolarmente rimaneggiata a causa di numerosi infortuni e in ottica Europa.

La trama non cambia in quanto il Bologna fa la partita, probabilmente ancora di più rispetto alla partita contro la squadra capolista del campionato, ma il risultato finale rimane quello della settimana precedente: sconfitta per uno a zero e zero punti portati a casa in ottica salvezza.

Partiamo come da consueto dal momento chiave dell’incontro, il gol subito da Borja Mayoral: il tipo di pressing a uomo portato dal Bologna quando la squadra avversaria costruisce dal basso nella propria metacampo è molto rischioso in quanto il cosiddetto “riferimento” avversario facilità e velocizza le scelte cognitive del giocatore in fase di non possesso, ma ha dei grandissimi rischi e punti di debolezza.

Quando una squadra organizza la fase difensiva puramente a zona vuol dire che i suoi giocatori prendono come principali riferimenti la palla, la porta e i compagni di squadra per potersi aiutare a vicenda in un gioco corale predisposto a difendere lo spazio, mentre quando una squadra organizza la fase difensiva puramente a uomo ogni giocatore ha come riferimento il singolo avversario: lo scopo è quello di spezzare la coralità della fase difensiva e la conseguente costante necessità di ragionare con la testa per potersi adattare alla singola situazione di gioco nel tempo minore possibile. Dare un singolo riferimento avversario al giocatore velocizza di molto la scelta tattica della corsa da effettuare aumentando l’intensità di pressione sull’avversario.  Naturalmente spezzare la coralità dell’organizzazione difensiva marcando a uomo puro (non a uomo nella zona) porta anche dei rischi, il più grande dei quali è quello di sbagliare anche solo un 1vs1 che sia esso in duello o in marcatura, in quanto non essendo presenti coperture dei compagni, o meglio non essendo esse istantanee, si concede all’avversario la superiorità numerica. Se inoltre questo errore viene fatto dall’ultimo uomo, in questo caso Danilo, che legge male la traiettoria della palla alta e prova un anticipo al posto di optare per una più tranquilla fuga a protezione della porta di Skorupski, ecco che si apre la prateria per l’attaccante spagnolo della Roma.

Una disattenzione piccola all’interno di una partita nel complesso molto positiva, che associata alla miriade di errori banali davanti alla porta dell’ex Mirante ci fa tornare da Roma con zero punti.

Nell’articolo di oggi si confronterà la partita contro la Roma con quella vista una settimana fa contro l’ Inter e analizzata da 1000 Cuori Rossoblù nei due link mostrati in seguito.

Bologna - Inter: La Fase di Possesso

Bologna - Inter: La Fase di Non Possesso

Riprendendo brevemente quello detto nell’analisi della partita di settimana scorsa contro l’Inter :

-          Costruzione mobile, generalmente 3+2, con la possibilità di bloccare o meno i terzini e con la coppia di mediani liberi di aprirsi lateralmente per aiutare la costruzione anche nell’ampiezza del campo;

-          Attacco principalmente dei contenitori dell’Ampiezza e della rifinitura: Soriano e Sansone molto bravi a riempire la zona di rifinitura e contemporaneamente a lavorare con la catena laterale, Dijks e Skov Olsen riferimenti laterali tutto campo;

-          Pressing a uomo nella metacampo avversaria, pressione a vallo del centrocampo con la formazione di un pentagono stretto funzionale all’indirizzamento del gioco verso la parte esterna del campo, e formazione a due linee compatte da 4 in caso di difesa della propria area di rigore;

-          Gran densità di uomini per la difesa in ampiezza: la linea si spezza completamente in quanto terzino ed esterno alto escono sull’avversario, mentre il mediano recupera la posizione in linea e i restanti tre difensori presidiano l’interno dell’area di rigore staccandosi molto dalla zona-palla.

Il Bologna effettua una costruzione del gioco dal basso mobile a 3+2 giocatori, in modo analogo alla partita con l’Inter: la prima linea da 3 è formata da Soumaoro, Danilo e De Silvestri, supportati dalla copia di mediani Svamberg e Schouten, liberi anche di muoversi in ampiezza.

Dijks in fase di costruzione rimane molto alto predisposto a riempire il contenitore dell’ampiezza sinistra del campo, contrapposto a Skov Olsen sul fianco destro. Sono invece Barrow e Soriano a riempire la zona di rifinitura, anche se è Palacio il più fluido nei movimenti tra le linee.

L’impostazione tattica è la stessa della partita contro l’Inter, ma cambiando alcuni interpreti in campo (uno su tutti Barrow al posto di Sansone) e soprattutto cambiando anche le caratteristiche dell’avversario il modello di gioco proposto non combacia al 100%. 

La presenza di De Silvestri al posto di Tomiyasu influisce poco nell’andamento della partita, mentre l’altro cambio in zona di rifinitura (Barrow per Sansone) si sente maggiormente. Nella partita contro l’Inter avevamo notato una ricerca di attaccare l’avversario principalmente attraverso l’ampiezza sinistra del campo, e per farlo erano necessari i movimenti senza palla di Sansone, fondamentali per ricreare superiorità numerica in zona palla e su cui Barrow è molto carente.

Non si nota infatti da parte di Barrow nemmeno uno dei numerosi tagli verso l’esterno del campo effettuati da Sansone nella partita contro l’Inter per dettare il passaggio in parallella: spesso è costretto Palacio ad uscire dall’area di rigore per effettuare tali corse e aprire tali linee di passaggio, svuotando però quasi completamente l’area di rigore avversaria.

Il giovane attaccante Rossoblù non è quel tipo di giocatore in grado di poter istante dopo istante fare la corsa funzionale al gioco della squadra, ma preferisce aspettare la palla nei piedi avendo le qualità tecniche per poter creare la giocata: le potenzialità sono incredibili, ma deve abbandonare l’istintività della sua confort zone.

Il contenitore dell’ampiezza viene riempito sempre dai due “falsi quinti” invasori laterali: Dijks per il fianco sinistro e Skov Olsen per il fianco destro.