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Senza vincoli contrattuali: Simone Bastoni

Scritto da  Francesco Bernardi Nov 27, 2021

 

Nel calcio delle cinque sostituzioni non si gioca più in undici. Può smembrare una banalità, la naturale conseguenza della possibilità concessa dal regolamento di sostituire metà dei giocatori di movimento. Ma l’aggiunta di due cambi ha mutato anche l’intenzione con cui le sostituzioni vengono eseguite. Anzi, è più corretto dire che l’evoluzione della figura di chi entra dalla panchina fosse già in corso, e che la pandemia abbia soltanto accelerato e certificato ciò che già stava accadendo sotto alla quota dei radar. Prima esisteva soltanto per chi lo volesse vedere, ora è scolpito sulle tavole della legge del pallone.

Un allenatore adesso può schierare due squadre e di conseguenza creare due partita. La prima nasce al calcio d’inizio e dura circa settanta minuti, l’altra irrompe quando cambiano metà degli attori in campo. Le due gare, poi, hanno pesi completamente diversi: un gol segnato a dieci minuti dalla fine ha un valore immensamente maggiore di uno nel primo quarto d’ora. Nella seconda quindi si decide il risultato di entrambe.

Sarebbe pertanto un errore colossale considerare una ruota di scorta chi entra apposta per giocare la partita decisiva. Nasce così l’esigenza di coprire ogni ruolo con più giocatori rilevanti, ognuno in grado potenzialmente di aggiungere la propria differenza anche soltanto in una manciata di minuti. Perché non esistono piccole parti, solo piccoli attori.

Il momento positivo che sta attraversando il Bologna, nonostante la sconfitta di domenica che ancora brucia, affonda le proprie radici nelle prestazioni dei due laterali a tutta fascia.

È naturale che, giocando con la difesa a tre, i quinti risultino uno sbocco fondamentale per lo sviluppo della manovra. Hanno in appalto tutta la fascia, da una bandierina all’altra, e sono gli unici in grado di garantire ampiezza ad un sistema che tende naturalmente ad ingolfarsi al centro. Tutte le squadre che giocano a cinque costruiscono i propri successi sul sudore e, nel calcio moderno, sulla qualità degli esterni. Non è più sufficiente correre su e giù, e all’occorrenza mollare qualche calcio. L’importanza e la delicatezza del ruolo richiedono a chi lo interpreta di essere decisivo nella trequarti avversaria. Le dimostrazioni si sprecano. Ogni squadra di Antonio Conte si è basata sull’apporto dei quinti, così come l’Atalanta di Gian Piero Gasperini o il Chelsea campione d’Europa.

Lorenzo De Silvestri ed Aaron Hickey sono le ali che hanno permesso al 3-4-2-1 di Sinisa Mihajlovic di spiccare il volo nel 3-0 alla Lazio, e che ora lo mantengono in quota. Alle prestazioni seguono i dati; inconfutabili. 13 presenze per entrambi, 3 gol e un assist per De Silvestri, 2 reti per Hickey. I due esterni sono direttamente coinvolti nel 31,6% delle marcature messe a segno dal Bologna in questo campionato. Un gol su tre passa da loro.

I numeri dei due rossoblù appiano ancora più impressionanti se confrontati a quelli dei migliori interpreti del ruolo al mondo. Achraf Hakimi, nella scorsa stagione all’Inter, è stato coinvolto nel 19,1% delle reti segnate dalla squadra; nello stesso campionato Robin Gosens ha partecipato al 18,9% dei gol dell’Atalanta.

Il peso determinante dei due laterali rossoblù all’interno del fatturato offensivo e dello sviluppo del gioco costringe, però, Mihajlovic a custodire tutte le uova in due soli panieri. Non figurano infatti all’interno della rosa sostituiti adeguati, in grado di non far pesare l’eventuale assenza di uno dei due.

Il mister ha tentato di sopperire al forfait di De Silvestri contro il Venezia con l’adattamento di Riccardo Orsolini ad esterno a tutta fascia. Riccardo è stato una delle poche note intonate di un pomeriggio assordante, ma lo stesso Sinisa ha ammesso nel post partita come si tratti di una soluzione non sempre percorribile. Orso non può per caratteristiche garantire la copertura su tutta la latitudine della fascia, oltre ad essere portato a rientrare sempre dentro al campo per via della predilezione per il piede mancino. In questo modo va ad intasare ancora di più l’area centrale del campo, quando invece, spesso e volentieri, dal quinto occorrerebbe ampiezza. Andreas Skov Olsen garantisce una maggiore copertura, e, nonostante incontri la stessa difficoltà nel giocare a piede invertito, ad oggi sarebbe, fra i due, il preferito dall’allenatore per sostituire De Silvestri. Peccato che sia alle prese con un problema alla caviglia.

Sulla sinistra le cose vanno ancora peggio. Quando arriva il momento di dare un momento di riposo ad Hickey, Mihajlovic si volta verso la panchina già sapendo di non trovare quello di cui avrebbe bisogno. Sinisa ha sostituito il terzino scozzese in nove occasioni su tredici, ma soltanto quattro volte ha inserito al suo posto quello che dovrebbe esserne l’alternativa naturale. Mitchell Dijks ha collezionato in questo campionato soltanto ottanta minuti, spalmati su quattro spezzoni di partita, entrando dalla panchina. L’olandese sta incontrando non poche difficoltà nell’adattarsi alla difesa a cinque, lui che era il terzino sinistro titolare nel 4-2-3-1 della scorsa stagione.

Se, come pare sempre più probabile, l’allenatore intenda proseguire sulla strada del 3-4-2-1, si presenta la necessità di integrare la rosa con un esterno sinistro in grado dioffrire un’alternativa ad Hickey.

Domani pomeriggio il Bologna è atteso all'Alberto Picco, dove affronterà lo Spezia nell’incontro valido per la quattordicesima giornata del girone di andata. Gli aquilotti sono reduci dalla severa sconfitta di Bergamo per 5-2.

Sabato scorso Thiago Motta si è presentato al Gewiss Stadium schierando la propria squadra quasi a specchio con gli avversari, proponendo un’inattesa difesa a tre. Se per la gara contro i rossoblù il tecnico italo-brasiliano può avere il dubbio a proposito del modulo (confermare la linea a tre che ha alzato bandiera bianca all’Atleti Azzurri o fare ritorno al porto sicuro della difesa a quattro?), certamente avrà le idee chiare su chi schierare sulla fascia sinistra. Simone Bastoni, nato a La Spezia il 5 novembre 1996, è l’unico proprietario della corsia mancina, a prescindere dal sistema di gioco. Difesa a quattro o a cinque, per lui non fa poi tanta differenza: consuma la linea di gesso e non manca mai di dare il proprio contributo all’azione offensiva. Alla forza fisica ed alla velocità abbina un piede sinistro ben educato, con cui disegna invitanti arcobaleni nel cielo dell’area di rigore. Queste caratteristiche lo identificano come il profilo perfetto per arricchire il roster di esterni mancini a disposizione di Sinisa Mihajlovic.

Nonostante sia stato impiegato principalmente come terzino in una difesa a quattro, Bastoni verrebbe esaltato dal 3-4-2-1 che tiene banco sulla cattedra di Casteldebole.

Come esterno a tutta fascia risulterebbe infatti alleggerito di una vasta schiera di oneri difensivi, e potrebbe dedicarsi alla fase offensiva senza troppe preoccupazioni. Ne gioverebbero tutti. Lui per primo, che avrebbe modo di intensificare le incursioni nella trequarti avversaria e vedrebbe aumentare le proprie possibilità di arrivare alla conclusione. In questa stagione ha già trovato due volte la via della rete: alla prima giornata contro il Cagliari ha insaccato da pochi passi un cross di Amian; alla quarta, al Penzo di Venezia, ha tolto le ragnatele dall’incrocio dei pali con un sinistro chirurgico. Due esecuzioni che racchiudono un ventaglio di opzioni offensive: dal tiro da fuori, alla capacità di inserirsi in area di rigore con tempi da mezz’ala.

Alle due marcature, Simone Bastoni, ha aggiunto anche un paio di assistenze vincenti; l’ultima proprio nella sciagurata trasferta di Bergamo. L’assist è probabilmente il fondamentale migliore del repertorio, ed è la dote più preziosa che porterebbe con sé nel suo trasferimento a Bologna. Se è vero infatti che Hickey non ha mancato di dare il proprio contributo in termini di reti segnate, non è stato in grado finora di essere ugualmente efficace nel confezionare occasioni per gli attaccanti. E il cross, come l’ultimo passaggio, non può mancare nella faretra di un esterno moderno.

Con due gol e due assist, il laterale spezzino, ha partecipato al 27% delle reti complessive della propria squadra. È palese come davanti a tanto peso offensivo, la tradizionale definizione di terzino risulti maledettamente riduttiva. Come sarebbe riduttivo, nel calcio del terzo millennio, giocare soltanto in undici; soprattutto se si avessero a disposizione due esterni come Hickey e Bastoni.